Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
L’abolizione dei voucher ridurrà il precariato o è una mossa politica?
Il governo Gentiloni, con una decisione di grande debolezza, abrogherà del tutto, stamattina alle 11, la normativa relativa ai voucher, cioè gli articoli 48, 49 e 50 della legge nota come Jobs Act. Gentiloni agirà per decreto anche se non si capiscono le ragioni di necessità e urgenza che giustificano un decreto. Non c’è dubbio tuttavia che il presidente Mattarella firmerà senza indugio. Gli articoli 48, 49, 50 del Jobs Act erano quelli che la Cgil voleva abolire col referendum già fissato per il 28 maggio, e che a questo punto non si svolgerà più.
• Questa è la ragione del decreto.
Proprio così. La maggioranza renziana, dopo la botta del 4 dicembre, è così malcerta delle proprie forze e del proprio consenso che davanti alla sfida del sindacato è scappata a gambe levate. Risultava insopportabile e forse politicamente impossibile da gestire un’altra, eventuale, valanga di sì all’abrogazione, che certificasse la valanga di no del 4 dicembre, quella che ha seppellito governo e segreteria. Quello che fa cadere le braccia non è il fatto che i voucher potessero magari essere uno strumento utile - questione nella quale non abbiamo intenzione di addentrarci - ma che l’uomo il quale aveva preteso, ai suoi esordi, di cambiare l’Italia e forse persino l’Europa, non sia adesso capace di difendere nemmeno un principio piccolo, quello secondo cui il buono-lavoro poteva far emergere e aveva effettivamente fatto emergere una quota, anche se insignificante, di lavoro nero. Senza discutere, s’è accettata la tesi sindacale, del tutto strumentale, che i voucher incentivassero il lavoro precario, tesi propagandata, anche qui, per ragioni solo politiche, o addirittura pre-politiche, vale a dire l’avversità personale per Matteo Renzi.
• Ma i referendum non erano due?
Sì, ma il secondo referendum riguarda una questione talmente minore che è pressoché certo il non raggiungimento del quorum. Si tratta di abrogare una certa normativa che rendeva difficile, se non impossibile, per il lavoratore il recupero delle spettanze da parte di una società morosa che avesse vinto un appalto. Ora però quelli della Cgil sono stati messi dalla fragilità renziana di fronte a una sfida interessante: se rappresentano davvero l’opinione che nel Paese è maggioranza, portino ai seggi, il prossimo 28 maggio, quei milioni di italiani che servono per superare il quorum del 50% + 1.
• A giugno non si voterà per le amministrative? Non si potrebbero mettere insieme i due appuntamenti?
È quello che chiederà il sindacato, replicando dibattiti che si sono già svolti in passato e accuse al governo di spendere soldi per una doppia consultazione (non del tutto insensate).
• Com’è la storia dei voucher, in due parole?
I voucher furono introdotti dal governo di Silvio Berlusconi nel 2003 (ministro Sacconi, gran fautore anche oggi del sistema). Si potevano adoperare solo per le ripetizioni o altre attività domestiche. Non vi fece ricorso praticamente nessuno. Prodi li estese anche ai lavori agricoli. Qui la cosa cominciò a farsi interessante: nel 2008, anno del passaggio dal secondo Prodi al terzo Berlusconi, i tagliandi comprati dal tabaccaio risultarono mezzo milione. Monti e la Fornero estesero la possibilità di ricorrere al buono-lavoro praticamente a tutti. Renzi col Jobs Act ne aumentò le potenzialità: fino a quel momento nessuno poteva riscuotere voucher per un importo superiore ai cinquemila euro l’anno. Il premier fiorentino portò questa somma a settemila euro. Nel 2016 si sono comprati oltre 145 milioni di voucher, secondo i dati della Uil, contro il mezzo milione del 2008, mentre l’aumento rispetto al 2015 è stato del 26,3%. Qui sono cominciati gli allarmi: c’è sotto il trucco, qualcuno se ne approfitta, eccetera. In effetti, come sempre, di trucchi ne sono stati fatti parecchi. Per esempio, io ti chiamo a lavorare nella mia officina. Ti pago in nero, ma ti consegno un voucher che copre un’ora. Se arriva un’ispezione, dirai che sei lì per lavorare un’ora coperto dal buono-lavoro. L’ispettore magari capisce pure che lo stanno fregando, ma non può farci niente.
• Reazioni?
Patrizia Maestri, relatrice del provvedimento in Commissione parlamentare, ha detto che loro sarebbero stati favorevoli a mantenere i voucher per le famiglie. Ma il governo ha deciso altrimenti. Tutte le rappresentanze padronali - Confindustria, Confesercenti, Coldiretti - sparano a zero sulla marcia indietro. Massimo Vivoli, della Confesercenti, ha detto: «L’abrogazione dei voucher è un errore. Anche senza i buoni-lavoro, i mini-jobs continueranno ad esistere: servirà dunque un altro strumento per regolamentare tutte quelle prestazioni occasionali che nelle imprese non possono essere inquadrate in rapporti di lavoro tradizionale, soprattutto in quei settori - come il turismo, il marketing, il commercio e l’organizzazione eventi - che si trovano spesso a dover fronteggiare aumenti imprevedibili ma momentanei dell’attività».
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