Libero, 17 marzo 2017
A capo della Sacra Rota c’è un anti Papa
La Sacra Rota è diventata il luogo di un ammutinamento contro papa Bergoglio in nome del bergoglismo. Questo non si era ancora visto in Vaticano. C’è un precedente nella rivolta di Kronstadt, dove i marinai che avevano fatto la rivoluzione con Lenin, poi si ribellarono in nome della rivoluzione tradita. Ma lì era al potere il comunismo bolscevico, e pare esserci ancora una certa differenza con la Chiesa cattolica apostolica romana. Là, nella baia della Neva, davanti a Pietroburgo, i ribelli furono passati per le armi: non sarà questo il caso, il Papa non manderà un commando di guardie svizzere, prevarrà la misericordia, ma intanto tocca vedere anche
la Sacra Rota trasformata in una
specie di ridotta
della Valtellina
degli ultrà di Bergoglio, capeggiati dall’arcivescovo Pio Vito Pinto. È lui che presiede come Decano uno dei Tribunali più famosi del mondo: quello che stabilisce la nullità del matrimonio sacramentale, che in Italia, sulla base del Concordato, è “delibato”, e vale come divorzio.
Siamo un po’ involontaria causa di questo golpetto vaticano, e ci dispiace molto. Ma cosa fatta capo ha. Lo scorso 30 dicembre, Libero rivelò l’esistenza di uno strano editto affisso sulla bacheca del Tribunale rotale, in piazza della Cancelleria a Roma. Firmato dal Decano monsignor Pinto stabiliva questo: «La nomina degli Avvocati è riservata al Decano; il Decano può confermare, eventualmente, come patrono d’ufficio, l’avvocato che la parte ebbe nei gradi inferiori». Insomma: trattasi dell’abrogazione del diritto ad avere un avvocato di fiducia. Fa tutto il Decano, che continua pure ad essere giudice delle cause di cui sceglie gli avvocati.
Per un anno e più quel foglio è stato fissato con le puntine a monito del potere assoluto del Decano in nome del Sommo Pontefice. Era la traduzione in pratica secondo Pinto del “rescritto” di Francesco, quello che la stampa aveva definito «divorzio cattolico», perché rende svelta e gratuita la decisione sulla validità del vincolo nuziale. A riprova che tutto questo piaceva al Papa, si citava la conferma nell’incarico a Pinto, benché avesse raggiunto l’età della pensione. Come dire: ben fatto.
Ben fatto, mica tanto. Persino a Guantanamo i prigionieri in tuta arancio dell’Isis e di Al Qaeda hanno diritto al difensore di fiducia, perché agli sposi cristiani no? Dappertutto meno che in Vaticano?
Abbiamo sollevato il caso, e chiesto al Papa di rimediare, e allo Stato italiano di ribellarsi a questa violazione del Concordato del 1984, che infatti consente alla nostra Repubblica di respingere sentenze irrispettose delle regole del diritto. Qualcosa che ha anche un aspetto teologico molto delicato. È lecito entrare a gamba tesa nei dibattimenti sulla validità di un sacramento? Si può ritenere autentica una decisione maturata senza la presenza di avvocati di fiducia? Ma questo era un inciso. Ci sono di mezzo principi di diritto, violare i quali spinge il Vaticano ai margini della civiltà giuridica.
Questo abbiamo scritto. Naturalmente nessun vaticanista né informatore vaticano ha sollevato la questione, che pure interessa a parecchia gente, e ha persino un peso di politica internazionale: paura di suscitare uno sguardo severo del Papa, forse. O magari di vedersi negare un’intervista, che Francesco dà a tutti, purché sia come la teologia da lui amata: in ginocchio.
Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, legge Libero. E comincia a preparare una interpellanza al governo, per sapere se non ritenga di rinunciare a “delibare” queste sentenze emesse in assenza di diritto di difesa, che hanno anche conseguenze pesanti economiche e sociali per le parti deboli.
Finché a fine febbraio, l’interpellanza viene depositata. Scrive Brunetta: «Tale lesione del diritto di difesa, essendo normativamente prevista, a giudizio dell’interpellante impedisce radicalmente il riconoscimento delle sentenze ecclesiastiche per loro contrarietà all’articolo 8, n. 2, lettera b) del Concordato (cfr. legge 121 del 1985), all’articolo 24 della Costituzione e all’articolo 6 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo». Beviamo come oro colato queste affermazioni di Brunetta, tanto più che il governo gli darà ragione. Il fatto che non era previsto, è che gli ha dato ragione pure il Papa. Ma non doveva essere risaputo. Le acque erano già state mosse da Libero, e la questione era stata esaminata in altissimis, dove di tutto ciò pare non si conoscesse nulla. Si era creata a insaputa del Vicario di Cristo in terra, un’isola dove regnava come in Apocalipse Now un piccolo colonnello Walter Kurtz, alias Pio Pinto, più bergogliano di Bergoglio.
La risposta alla Camera era prevista per il 10 marzo. Rischio di incidente diplomatico. Ed ecco che il giorno prima, il vaticanista più informato e autorevole, Andrea Tornielli, autore di due libri intervista con Francesco, fa sapere che la dittatura di Pinto era ufficialmente abusiva. Il segretario di Stato Pietro Parolin, con una lettera datata 18 febbraio, informa il Decano della Rota che «il Santo Padre ha espresso la volontà che sia rispettato il diritto di ogni fedele di scegliere liberamente il proprio avvocato», imponendo a Pinto di «consentire alle parti che lo desiderano di scegliersi un patrono di fiducia».
Non basta. Il cardinal Coccopalmerio, ministro vaticano per l’autentica interpretazione dei testi legislativi, i primi giorni di marzo dà ragione a un avvocato rotale che chiedeva di respingere l’editto di Pinto; il cardinal Mamberti, Prefetto della Segnatura Apostolica, intanto restituisce il difensore di fiducia ad altri poveri fedeli vessati da Pinto.
Risultato? Monsignor Pinto non molla. Si dice abbia scritto al Papa dall’America Latina, dove sta tenendo conferenze, per spiegargli che sbaglia a bocciare le sue direttive, che sono esse sì evangeliche. È il suo l’autentico pensiero bergogliano, non quello di Bergoglio stesso. Ma queste sono voci. La cosa sicura è che la cancelleria della Sacra Rota non ha ancora ricevuto l’ordine di accettare il mandato di difensori di fiducia. E ieri, un mese dopo l’ordine di Francesco, l’editto scomunicato dal Pontefice è ancora affisso e vigente. Naturalmente non ne parla nessuno. Ne parliamo noi, e diciamo volentieri: viva il Papa.