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 2017  marzo 17 Venerdì calendario

La squadra di Grillo Di Maio, premier un filorusso agli Esteri

ROMA Programma e squadra di governo. Non si parla d’altro, in queste settimane, nelle riunioni riservate dei vertici grillini. Le apparizioni dei parlamentari in tv si sono moltiplicate perché usate come test, secondo la migliore scuola Casaleggio. Mentre il candidato premier in pectore Luigi Di Maio tesse la sua tela sul territorio, dove alcuni eletti in scadenza sceglieranno di non ricandidarsi nei comuni e nelle regioni per far parte delle sue file in Parlamento.
La squadra – se la sfida on line sarà vinta, come ormai credono in molti, dal vicepresidente della Camera (l’unico concorrente è per ora Roberto Fico, con salde truppe parlamentari, ma una minore spinta mediatica)- è già stata abbozzata. E vede come vice di Di Maio il sodale Alessandro Di Battista (potrebbe andare agli Interni), mentre per gli Esteri si prepara da mesi – dal viaggio di luglio in Medio Oriente – il filorusso Manlio Di Stefano. Poi Danilo Toninelli alle Riforme, Giulia Grillo alla Salute (a Paola Taverna andrebbe un premio di consolazione da sottosegretaria), Alfonso Bonafede alla Giustizia (sottosegretaria Giulia Sarti), mentre Riccardo Fraccaro guiderebbe un ministero dedicato all’innovazione (partecipa da tempo a Forum internazionali sulla democrazia diretta). Per l’Economia e per il Lavoro si pensa più a nomi tecnici (già fatti quelli di Luigi Zingales, Alberto Bagnai, Nino Galloni, Leonardo Becchetti). Le altre pedine restano molto più incerte, con la possibilità di far rientrare in gioco Roberta Lombardi (che negli ultimi incontri ha parlato con Davide Casaleggio di sicurezza e si sta occupando delle varie crisi lavorative in giro per il Paese).
In Parlamento entrerebbero alcuni consiglieri regionali che si sono fatti valere, come Stefano Buffagni in Lombardia: fedelissimo di Gianroberto Casaleggio, con cui aveva un rapporto diretto, commercialista, esperto di imprese. E arriveranno quasi sicuramente il sindaco di Mira Alvise Maniero – che ha deciso di non ricandidarsi nel comune vicino a Venezia – e il primo consigliere triestino (che ha saltato l’ultimo giro e può quindi fare un secondo mandato in Parlamento) Stefano Patuelli.
Quanto al programma, da votare in rete, la parte sull’immigrazione è stata affidata all’eurodeputata Laura Ferrara (per rendere meno incisivo il ruolo dei parlamentari che avevano sconfessato la linea del blog). Sulla giustizia si punterà sulla proposta dell’agente provocatore contro la corruzione e sulla sospensione della prescrizione dopo il primo grado. Pool sharing e trasporto su ferro (tav esclusa) per l’ambiente; referendum consultivo sull’euro; reddito di cittadinanza; una Rai senza nomine politiche ispirata alla proposta di legge di Roberto Fico. I vari gruppi di lavoro stanno sentendo molti esperti (Domenico De Masi sul lavoro, Ivan Cavicchi per la Sanità, Lorenza Carlassare sulle riforme, Salvatore Settis e Luca Mercalli su ambiente e territorio).
La grana del blog senza padri, però, ha creato scompiglio nei gruppi della comunicazione. Perché se nessuno si assume la responsabilità dei post anonimi e collettivi (la maggior parte sul sito Parlamentari5stelle, affiliato a beppegrillo.it), sono i semplici impiegati dell’ufficio stampa a rischiare le denunce per diffamazione minacciate da Matteo Renzi. «D’ora in poi faremo firmare i post agli eletti, che hanno altre tutele», è stato proposto ieri. Ma non vale per il passato. «C’è già un caso racconta un deputato – la Casaleggio ha dato il nome di un impiegato dell’ufficio stampa ai pm, che l’hanno perseguito. Con questo sistema paga l’ultimo della catena. Grillo non ci ha pensato?».