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 2017  marzo 17 Venerdì calendario

Patrizia, ct dopo 700 reti. «Mi chiamano Mister»

Non esiste neanche un nome per il suo ruolo, come d’altra parte per molti altri negati anche nel lessico alle donne. Commissaria tecnica? La ct? Nel pallone, poi, la declinazione al femminile suona esperanto. Però dici Patrizia Panico e tutti sanno: la calciatrice più vincente che c’è. Anzi la ex, perché la capitana della nazionale e di mezzo campionato a 42 anni ha appeso gli scarpini al chiodo alla fine della scorsa stagione e ha cominciato a guardare il campo dall’altra parte. Dalla panchina e dal lato degli uomini, prima come vice di ct Daniele Zoratto nell’under 16, prima signora a entrare in uno staff tecnico azzurro, e dalla settimana prossima addirittura come titolare, il che la rende un’assoluta pioniera. Nessuna prima di lei nella storia ha ricoperto l’incarico in una nazionale maschile. Lo farà ad interim, per sole due gare, le amichevoli contro la Germania al Bentegodi di Verona (mercoledì 22 marzo) e due giorni dopo al comunale di Caldiero Terme, sempre a Verona. Una sorta di supplenza del Mister che in quei giorni sarà al seguito dell’Under 19 impegnata nella fase Elite dell’Europeo, però di fatto la sua è una nomina piena. «Non sono sorpresa dal clamore che ha suscitato la notizia. Preferirei che ce ne fosse di meno, di risonanza, significherebbe che siamo nella normalità. Ma per arrivare alla consuetudine bisogna passare per cose straordinarie».
Quindi anche attraverso donne come lei. Lo ha capito il rinnovato presidente della Figc Carlo Tavecchio, che le ha consegnato la missione del rilancio del calcio femminile in Italia. Del lancio, a dirla tutta, visto che nel nostro Paese versa in condizioni più o meno disperate. Patrizia da lì viene, e ha molte storie da spartire. «Sono uno spot, e mi ci trovo bene nel ruolo. Mi piace abbattere i muri». Più di 700 gol in carriera, le maglie di Lazio, Torino, Modena, Milan, Bardolino, Verona, Fiorentina e Torres; capocannoniere per dodici volte, 10 Scudetti, 5 Coppe Italia e 8 Supercoppe italiane. Il record di presenze e marcature in azzurro (110 reti in 207 partite, più di Elisabetta Vignotto a quota 102 e di Carolina Morace con 105). Un esame alla laurea in scienze della comunicazione (quello di spagnolo), studia giapponese, ama windsurf e fotografia. «Vengo da Tor Bella Monaca a Roma, è una vita che sfido i pregiudizi. I ragazzi del 2001? Mi hanno accolta stupiti quando hanno saputo dei miei trofei. Sono più limpidi e con meno barriere mentali degli adulti. Mi trattano come un Mister e così mi chiamano, a me non importa il titolo ma che ci sia rispetto. Il fatto che sia donna non li turba, capiscono le competenze e giudicano il lavoro. Vedono il mio attaccamento alla maglia. Sono la prova che si possono formare calciatori e uomini che non distinguono in base al genere e al sesso, ma guardano alla qualità umane e professionali. Servono modelli di riferimento nuovi, a partire dalle scuole. La differenza la fai quando c’è accettazione. Il processo è appena iniziato e lungo». E la cittì è appena scesa in campo.