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 2016  dicembre 27 Martedì calendario

In Italia

Il Presidente della Repubblica è Sergio Mattarella
Il Presidente del Senato è Pietro Grasso
Il Presidente della Camera è Laura Boldrini
Il Presidente del Consiglio è Paolo Gentiloni
Il Ministro dell’ Interno è Marco Minniti
Il Ministro degli Affari Esteri è Angelino Alfano
Il Ministro della Giustizia è Andrea Orlando
Il Ministro dell’ Economia e delle Finanze è Pier Carlo Padoan
Il Ministro di Istruzione, università e ricerca è Valeria Fedeli
Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali è Giuliano Poletti
Il Ministro della Difesa è Roberta Pinotti
Il Ministro dello Sviluppo economico è Carlo Calenda
Il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali è Maurizio Martina
Il Ministro di Infrastrutture e trasporti è Graziano Delrio
Il Ministro della Salute è Beatrice Lorenzin
Il Ministro di Beni e attività culturali e turismo è Dario Franceschini
Il Ministro dell’ Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare è Gian Luca Galletti
Il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione è Marianna Madia (senza portafoglio)
Il Ministro dei Rapporti con il Parlamento è Anna Finocchiaro (senza portafoglio)
Il Ministro dello Sport è Luca Lotti (senza portafoglio)
Il Ministro della Coesione territoriale e Mezzogiorno è Claudio De Vincenti (senza portafoglio)
Il Governatore della Banca d’Italia è Ignazio Visco
Il Presidente di Fca è John Elkann
L’ Amministratore delegato di Fca è Sergio Marchionne

Nel mondo

Il Papa è Francesco I
Il Presidente degli Stati Uniti d’America è Barack Obama
Il Presidente del Federal Reserve System è Janet Yellen
Il Presidente della BCE è Mario Draghi
Il Presidente della Federazione russa è Vladimir Putin
Il Presidente del Governo della Federazione russa è Dmitrij Medvedev
Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese è Xi Jinping
La Regina del Regno Unito è Elisabetta II
Il Premier del Regno Unito è Theresa May
La Cancelliera Federale di Germania è Angela Merkel
Il Presidente della Repubblica francese è François Hollande
Il Primo Ministro della Repubblica francese è Bernard Cazeneuve
Il Re di Spagna è Felipe VI di Borbone
Il Presidente del Governo di Spagna è Mariano Rajoy Brey
Il Presidente dell’ Egitto è Abd al-Fattah al-Sisi
Il Primo Ministro di Israele è Benjamin Netanyahu
Il Presidente della Repubblica Turca è Recep Tayyip Erdogan
Il Presidente della Repubblica Indiana è Pranab Mukherjee
Il Primo Ministro della Repubblica Indiana è Damodardas Narendra Modi
La Guida Suprema dell’ Iran è Ali Khamenei
Il Presidente dell’ Iran è Hassan Rohani

La notizia di oggi è che il comune di Gerusalemme ha deciso di costruire 618 case nella parte orientale della città.

George Michael muore e il Fatto del Giorno sono le case di Gerusalemme?
In redazione ne abbiamo discusso parecchio, e alla fine la storia di George Michael, purtroppo poco problematica, la può leggere nell’altra pagina. il Fatto del Giorno sono le 618 case di Gerusalemme Est.  

Perché?
Gerusalemme è divisa in due da una «linea verde», o Green Line. Nel 1949, alla fine della prima guerra vinta dagli israeliani, si assegnò la parte occidentale della città a Israele, e la parte orientale alla Giordania. Sconfitti gli arabi alla fine della guerra dei Sei giorni (1967), Gerusalemme Est venne occupata militarmente dagli israeliani, in contrasto con l’opinione di quasi tutto il resto del mondo, che considera ancora oggi Gerusalemme Est palestinese, e illegittima l’occupazione militare. Un elemento di complicazione è che i grandi monumenti delle religioni monoteiste (cristianesimo, ebraismo, islam) stanno a Gerusalemme Est. Voglio dire: la Basilica del Santo Sepolcro, il Muro del Pianto, la Spianata delle Moschee.  

In altri termini: la decisione israeliana di costruire 618 case in territorio palestinese è una provocazione. Anche perché nelle 618 case andranno ad abitare degli israeliani.
Conta molto anche il momento in cui la decisione è stata comunicata. Lei sa che cosa sono gli «insediamenti»? La Palestina della Bibbia è oggi divisa in tre pezzi. Un pezzo è costituito dallo Stato di Israele propriamente detto, con capitale Tel Aviv. Gli altri due pezzi, distanti tra di loro, sono legalmente proprietà dei palestinesi, ma non confinano: uno è la Striscia di Gaza, che in basso se ne va a sbucare sull’Egitto; l’altro è la Cisgiordania, come dice la parola, territorio che si trova al di qua del fiume Giordano. Lungo la Striscia di Gaza governano i terroristi di Hamas. In Cisgiordania c’è un governo moderato, guidato da Abu Mazen. E però anche la Cisgiordania è di fatto spezzettata e molti di questi pezzetti sono controllati da Israele. In questa situazione geografica molto complessa si inserisce la cosiddetta «politica degli insediamenti»: gli israeliani mandano coloni in Cisgiordania o nella parte orientale di Gerusalemme, questi coloni recintano una proprietà, la coltivano, la fanno prosperare e la trasformano di fatto in un pezzo di Israele che cresce in territorio palestinese.  

Si può fare?
La comunità internazionale non è d’accordo, ma di solito evita di pronunciarsi. Senonché, l’altro giorno, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha condannato per la prima volta in modo esplicito (cioè con un  documento) gli insediamenti israeliani. La domanda è: come mai, dato che la politica degli insediamenti va avanti da decenni, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu s’è deciso a condannare solo adesso? Perché tutte le volte che qualcuno ha proposto di condannare Israele, gli Stati Uniti hanno posto il veto. E il Consiglio di Sicurezza dell’Onu funziona così: che se uno solo dei cinque membri permanenti del Consiglio pone il veto, la proposta sul tavolo viene bocciata. L’altro giorno, invece, gli Stati Uniti - di fronte alla proprosta presentata da Malaysia, Nuova Zelanda, Senegal e Venezuela - si sono astenuti e così il documento è passato con 14 voti favorevoli (i dieci a rotazione più quattro dei cinque permanenti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito). Netanyahu, gridando che Israele è l’unico stato democratico in Medio Oriente, ha richiamato gli ambasciatori da Senegal e Nuova Zelanda.  

Trump è nemico d’Israele? Strano, avrei detto il contrario.
Non si tratta di Trump, ma di Obama, che è ancora il presidente degli Stati Uniti, e lo sarà fino a mezzogiorno del prossimo 20 gennaio. Obama ha dato istruzioni alla sua ambasciatrice, Samantha Power, di astenersi. Fatto storicamente enorme, ed enorme sul piano politico perché Trump, prossimo presidente degli Stati Uniti,  ha subito fatto sapere di non essere d’accordo e che «dal 20 gennaio cambierà tutto». La Power ha poi spiegato: «Non si possono ammettere gli insediamenti e nello stesso tempo dichiararsi favorevoli alla politica dei due stati». Cioè esiste una corrente di pensiero secondo cui il conflitto tra arabi e israeliani si risolve creando uno stato dei palestinesi e uno stato degli israeliani. Ed esiste un’altra corrente di pensiero, secondo cui nella terra della Bibbia sarà meglio creare un solo stato, governato dagli israeliani (che stanno prevalendo anche demograficamente) e in cui convivano i due popoli. Obama è per i due stati. E Trump? Trump ha nominato ambasciatore degli Stati Uniti in Israele David Friedman, avvocato, uno dei più convinti teorici della necessità di costruire un solo stato. Friedman inoltre ha già detto che vuole trasferire l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, gesto che ha un solo significato: Gerusalemme, qualunque cosa si pensi, è una sola, ed è israeliana. Capisce perché le 618 case da costruire a est non sono un semplice provvedimento di edilizia cittadina, ma una mossa di politica internazionale in uno scacchiere sempre più complicato? (leggi)

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