la Repubblica, 27 dicembre 2016
A Piazza Affari vince lo Stato padrone. Tesoro e Cdp gli azionisti più ricchi
Lo Stato padrone (in attesa del blitz su Mps) rafforza il controllo su Piazza Affari. Il 2016 della Borsa italiana, in teoria il tempio del libero mercato, si prepara ad andare in archivio in negativo (-9% la performance fino al giorno di Natale) ma sotto il segno di un aumento dello strapotere pubblico sul listino: la Cassa depositi e prestiti resta il primo azionista del mercato con partecipazioni pari a 24 miliardi e un guadagno del 3,5% (pari a 600 milioni) in quasi dodici mesi. Alle sue spalle sul secondo gradino del podio resiste il Paperone tricolore per antonomasia, Leonardo Del Vecchio. Il patron di Luxottica non ha vissuto un anno felicissimo, vista la flessione (-15,5%) del produttore di occhiali. In portafoglio si ritrova però quote in aziende quotate per un valore di 18,8 miliardi, 4 in meno di dicembre scorso, ma quanto basta per difendere la sua posizione in classifica. Alle sue spalle, in crescita decisa, il ministero del Tesoro. La privatizzazione dell’Enav ha arricchito il tesoretto azionario del ministero fino a 18 miliardi. Cifra destinata in tempi brevi a un aggiornamento al rialzo grazie all’intervento prossimo venturo nel capitale di Siena.
L’elenco dei super-ricchi tricolori in Borsa continua al quarto posto con un “portafoglio” fuggito all’estero. Quello di Stefano Pessina, poco conosciuto alle cronache e al gossip nazionali, ma in realtà primo azionista con una partecipazione del 13% nel colosso farmaceutico Walgreens-Boots, un pacchetto di titoli che da solo vale oltre 12 miliardi. Le vecchie dinastie imprenditoriali, passate ormai in molti casi dal ruolo di manager diretti a quello di rentier, continuano a cavarsela benissimo: il boom di Tenaris ha consentito ai Rocca di aumentare di 5 miliardi in 12 mesi (qualcosa come 13,8 milioni al giorno) il proprio conto in banca, cresciuto del 53%. Bene anche Miuccia Prada e Patrizio Bertelli dell’omonima casa di moda e i Boroli- Drago che hanno cavalcato alla grande la diversificazione all’estero: l’investimento in Igt (giochi Usa, gli eredi della vecchia Lottomatica) e in Antena3 – la tv iberica – stanno dando risultati più che soddisfacenti, e in un anno hanno gonfiato del 30% il patrimonio della dinastia novarese.
Il blitz di Vincent Bolloré in Mediaset, invece, ha salvato il bilancio di tutti e due i tycoon a Piazza Affari. L’impennata dei titoli del Biscione dopo il blitz del raider bretone ha consentito all’ex-Cav di ritrovare sotto l’albero di Natale un bilancio azionario in pareggio. Senza l’aiutino transalpino, avrebbe archiviato il 2016 con un “buco” vicino al miliardo. La scalata alle tv di Cologno ha riportato in carreggiata anche i conti azionari del raider di Parigi. Le sue partecipazioni a Milano (tra Mediaset, Telecom Italia, Mediobanca e Generali) valgono più di 5 miliardi. La stessa cifra dell’anno precedente, ma con l’investimento in Mediaset fondamentale per tappare la voragine aperta dalle perdite sul titolo Telecom. I francesi, del resto, sono ormai una presenza fissa ai vertici della classifica del listino meneghino. La famiglia Besnier, proprietaria della Parmalat, viaggia in decima posizione e i colossi d’Oltralpe hanno in mano secondo le stime de “Il Sole 24 ore” il 7% circa della capitalizzazione di Piazza Affari, che vale circa 35 miliardi.
La flessione 2016 degli indici, figlia della crisi delle banche e di alcune blue chip, ha risparmiato invece in linea di massima i grandi nomi dell’industria tricolore: la Borsa ha arricchito negli ultimi 12 mesi i Garavoglia (Campari), Alberto Bombassei (+24% la Brembo) e i Ferragamo. Perdono invece un po’ di terreno gli Agnelli, i Benetton e Giuseppe De Longhi. A pagare il conto più salato, però, è come sempre il cosiddetto parco buoi, finito impigliato nei guai delle obbligazioni subordinate e dei titoli bancari. Lo Stato, dove e quando può, sta provando a metterci una pezza. Ma a molti piccoli azionisti di Piazza Affari – specie i soci di minoranza dei big del credito – Babbo Natale ha portato quest’anno sotto l’albero un bel sacco di carbone e tante minusvalenze in portafoglio.