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 2016  dicembre 27 Martedì calendario

Cambiare banca, missione impossibile. Ignorata la riforma

Se a fine anno ci si accorge che il proprio conto in banca costa troppo, e che sarebbe meglio cambiarlo, bisogna armarsi di molta pazienza ed essere decisamente tenaci. Perché la legge 24 marzo 2015 n. 33, che prevede una procedura molto rapida e semplice e priva di costi per il trasferimento del conto corrente da una banca all’altra, è una illustre sconosciuta per la stragrande maggioranza degli sportelli e degli operatori bancari.
È la conclusione alla quale arriva un’inchiesta dell’associazione Altroconsumo, che verrà pubblicata nel numero di gennaio della rivista Soldi& Diritti.
Secondo gli autori dell’indagine, che si sono finti correntisti che chiedevano informazioni sulla nuova procedura che permette di cambiare conto in 12 giorni, solo uno sportello sui 203 consultati era pronto ad agire. Infatti solo il consulente di un ufficio postale di Napoli ha consegnato il modulo di autorizzazione nel quale l’utente deve anche indicare quali sono gli addebiti che intende trasferire, se ce ne sono, e chiedere lo spostamento della liquidità rimanente. Il trasferimento è gratuito, anche se la banca può chiedere il rimborso delle spese (documentate) affrontate per le varie operazioni. Per il resto, il 50 per cento dei consulenti bancari sentiti da Altroconsumo non conosce la legge sulla portabilità del conto, mentre quella sparuta minoranza che la conosce e la comunica in modo corretto (l’11 per cento) comunque non è disponibile ad applicarla. Le ragioni sono le più diverse: i ricercatori dell’associazione consumeristica si sono persino sentiti rispondere: «Esiste una nuova legge, ma preferiamo non usarla». Mentre c’è maggiore disponibilità sul rispetto della vecchia normativa per la portabilità del conto, che però ha tempi più lunghi ed è piuttosto farraginosa, e prevede che l’utente comunichi ai gestori delle singole utenze il nuovo numero di conto, e il trasferimento degli addebiti.
Vale la pena di cambiare conto? Sicuramente, su questo concordano tutte le indagini sul tema: i nuovi sono molto più economici dei vecchi. Anzi, secondo uno studio della Banca d’Italia, pubblicato pochi mesi fa, il cambio di conto corrente può fare guadagnare dal 38 al 68 per cento. Percentuali che incidono poco o molto a seconda della stima sul costo medio di un conto, che secondo l’ultima indagine della Banca d’Italia è di 82 euro, e secondo Altroconsumo è invece di 218 euro, con variazioni che vanno dai 22 ai 435 euro. Differenze analoghe si riscontravano nelle indagini della Commissione Ue riguardo ai costi medi dei conti correnti in passato. Bruxelles però a un certo punto ha tenuto conto dei rilievi di Abi e Bankitalia, secondo i quali i conti vanno considerati “a pacchetto”, senza sommare uno per uno i costi ipotetici delle singole operazioni.
Il punto sul quale tutti concordano è che il costo medio di base dei conti aperti 10 o 15 anni fa è sicuramente superiore a quello di un conto appena aperto, o aperto pochi anni fa. Per questo che è importante che la procedura di legge venga applicata, e non ignorata, ma, osserva Altroconsumo, occorre prevedere sanzioni per le banche inadempienti: «Senza il braccio armato degli indennizzi la portabilità dei conti correnti resta monca».