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 2016  dicembre 27 Martedì calendario

APPUNTI PER GAZZETTA - GLI 8,8 MILIARDI CHE SERVONO A SALVARE MPS


CORRIERE.IT


Il governo, dopo aver stanziato 20 miliardi per l’intero sistema, dovrà investirne a Siena circa 6,5, lo sforzo massimo che aveva ipotizzato, per portare il capitale Mps agli 8,8 miliardi richiesti dalla Bce. La conversione in azioni delle obbligazioni subordinate degli investitori istituzionali (2,3 miliardi), frutterà solo 1,7 miliardi, e il Tesoro dovrà alla fine spesare il rimborso di quasi tutte le subordinate in mano ai piccoli risparmiatori (2 miliardi, ma non tutti sono stati raggirati nell’acquisto).

Il problema vero è che la Bce ha usato criteri di valutazione del fabbisogno delle banche che ottengono soldi pubblici nel quadro della direttiva sulla condivisione dei rischi (burden sharing) molto penalizzanti: per il Monte Paschi la base è sempre quella dei test sulla tenuta patrimoniale di luglio, ma il metro è quello usato in passato per le banche greche. Il che non pare un buon segnale per le banche che in difficoltà, per il sistema nel suo complesso, il mercato e le casse dello Stato.
Mps, le 4 condizioni di Bruxelles per il salvataggio di Stato

Mps, le 4 condizioni di Bruxelles per il salvataggio di Stato
Mps, le 4 condizioni di Bruxelles per il salvataggio di Stato
Mps, le 4 condizioni di Bruxelles per il salvataggio di Stato

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Il decreto per il salvataggio di Mps

Anche se la mossa di Francoforte non sorprenderà i banchieri e gli economisti tedeschi, che da tempo spronano la Bce al massimo rigore nel valutare i problemi delle banche italiane. «Per le misure decise dal governo italiano le banche devono essere finanziariamente sane. I fondi non possono essere usati per coprire le perdite già previste» ricordava ieri il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. Le regole europee, a suo dire, «servono per tutelare i contribuenti e dare responsabilità agli investitori. I fondi statali per le banche sono l’ultima risorsa» ha aggiunto, sollecitando «un esame attento» del caso Mps.

Isabel Schnabel, componente dei Consiglio degli esperti economici del governo, è andata anche oltre. «Visti i problemi profondi del Monte, ci si può chiedere se una ricapitalizzazione precauzionale sia realmente appropriata. Le autorità - si è spinta a dire - dovrebbero verificare attentamente se la banca non debba essere liquidata gradualmente. Il denaro dei contribuenti potrebbe essere sprecato».

Il Tesoro qualche precauzione l’aveva anche presa. Il decreto (LEGGI) fissa condizioni pesanti per l’appoggio pubblico alle banche. Lo stop ai dividendi, all’acquisto di partecipazioni, il divieto pratiche commerciali aggressive, di pubblicizzare il sostegno pubblico. Fino alla possibilità di «revoca e sostituzione» degli amministratori e del direttore generale. Anche i rimborsi ai piccoli obbligazionisti, a fronte di una transazione che riconosca la vendita illecita da parte della banca, e la rinuncia ad ogni loro altra pretesa, sono a carico della banca. Ma solo formalmente.

le condizioni poste dalla Ue (corriere.it)
rima di approvare, nella notte tra il 22 e il 23 dicembre, il decreto legge 237 sul salvataggio del Monte dei Paschi di Siena, il governo ha tessuto un fitto negoziato con la commissione europea a Bruxelles. Che ha dato un via libera di massima all’intervento pubblico. Ma, ora che il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (LEGGI IL PDF), e si mette in moto la complessa procedura di «ricapitalizzazione preventiva», in sostanza un’iniezione di soldi dello Stato (si ipotizza fino a 7 miliardi per acquisire la maggioranza assoluta della banca ed evitarne il fallimento), è bene ricordare i paletti previsti dalle regole Ue. La commissione europea presieduta da Jean-Claude Juncker, che dovrà autorizzare nei prossimi mesi i passaggi fondamentali della procedura, pone in sintesi 4 condizioni.

Innanzitutto la Banca centrale europea, attraverso il Single Supervisory Mechanism (SSM) guidato da Danièle Nouy, dovrà confermare la carenza di capitale di Mps nello scenario avverso dello stress test. Su questo non ci saranno problemi, visto che già lo scorso 29 luglio dallo stress test era emerso che Mps si sarebbe ritrovata al 2018 con un patrimonio netto negativo, pari a -2,2%.
L’intervento pubblico va accompagnato dal «burden sharing» a carico di azionisti e obbligazionisti subordinati. Significa che l’aiuto di Stato, perché di questo si tratta, può essere autorizzato solo se al costo del salvataggio partecipino in prima istanza gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati, i quali quindi subiranno delle perdite. Si salveranno solo i piccoli risparmiatori possessori di bond, per i quali è previsto un meccanismo di tutela dell’investimento. Sul burden sharing l’esame di Bruxelles sarà severo. In particolare sul prezzo della conversione dei titoli subordinati in azioni.
Il governo deve presentare un piano di ristrutturazione del Monte «credibile», dice la commissione, che metta la banca in sicurezza, escludendo in futuro altri interventi pubblici. In sostanza la nazionalizzazione deve avere carattere temporaneo. Una volta risanato, Mps dovrebbe essere venduto dal Tesoro ai privati.Il piano, che impegnerà i vertici del ministero fin dai prossimi giorni, prevederà migliaia di lavoratori in esubero e sportelli da chiudere, oltre che una rimodulazione dello smaltimento delle «sofferenze», cioè i 27,7 miliardi di crediti inesigibili.
Il governo deve assicurare che l’aiuto di Stato non verrà utilizzato da Mps per fare concorrenza sleale alle altre banche. Verificato il rispetto di queste 4 condizioni, Bruxelles darà il via libera. Potrebbe quindi passare qualche mese.
Come dicevamo al punto 2, la commissione consente la tutela piena dei piccoli risparmiatori, ma questo non rientra nelle condizioni per dare l’ok all’aiuto di Stato al Monte, bensì è una questione che attiene ai rapporti tra i clienti e la banca, la quale deve ammettere di aver ingannato i primi vendendo loro obbligazioni con un profilo di rischio del quale non erano stati adeguatamente informati. La tutela di questi 40 mila risparmiatori che hanno in mano bond per circa 2,1 miliardi avverrà, prevede il decreto legge, con la possibilità di ottenere obbligazioni ordinarie (più sicure delle subordinate) dello stesso valore nominale. Sono esclusi da questa tutela gli investitori istituzionali (banche, assicurazioni, fondi comuni, fondi pensione e società di gestione del risparmio), per i quali ci sarà solo la conversione dei bond in azioni pari al 75% del valore nominale delle obbligazioni.

REPUBBLICA.IT
MILANO - Per Mps un aumento di capitale da 5,5 miliardi non sarà più sufficiente. A cavallo di Natale, la Banca centrale europea, guidata dall’italiano Mario Draghi, ha deciso che ne occorrono almeno 8,8 di miliardi. Con un aumento del 76 per cento rispetto alla richiesta iniziale, che era stata comunicata al governo e alla banca senese soltanto il 23 novembre scorso. Cifre che rischiano di mettere già sotto pressione il fondo da 20 miliardi varato dal governo per mettere in sicurezza il sistema bancario, a cominciare proprio da Mps. Tanto che il Tesoro deve intervenire e far sapere che il decreto "è stato disegnato in modo ampiamente sufficiente a far fronte a tutte le esigenze di intervento che dovessero emergere dalle situazioni attualmente sotto osservazione da parte delle istituzioni"

Precisazioni necessarie dopo l’ennesimo colpo di scena nel salvataggio di quella che rimane pur sempre la terza banca del paese. Un nuovo capitolo arrivato a sorpresa con una lettera inviata al ministero del Tesoro. Una ulteriore richiesta di liquidità che che si spiega con gli avvenimenti accaduti nelle ultime settimane. Dapprima il fallimento del piano per chiedere al mercato 5 miliardi (progetto cui hanno lavorato invano la banca d’affari americana JpMorgan e Mediobanca); poi la decisione del governo di varare il provvedimento d’urgenza per mettere 20 miliardi a disposizione degli istituti di crediti in difficolta. Di cui una parte da indirizzare subito sulla strada di Siena.

Ma è stato proprio l’intervento dello Stato, che di fatto procede spedito verso la nazionalizzazione di Mps, a provocare il nuovo intervento della Bce: Francoforte ha fatto capire che non si fida e ha portato la richiesta di aumento di capitale a 8,8 miliardi di cui a carico dello Stato sarebbero almeno 4,5 miliardi mentre gli altri 4,3 a carico degli obbligazionisti, con circa 2 miliardi rimborsabili però sempre dallo Stato ai piccoli risparmiatori titolari di obbligazioni.

Ma come è arrivata la Bce a formulare la cifra di 8,8 miliardi come aumento di capitale necessario per Mps? Applicando le stesse regole usate per le banche greche nel 2015, allorquando Francoforte sottopose a stress test i quattro istituti che il governo di Atene aveva deciso di nazionalizzare. In buona sostanza, la Bce prese utilizzò gli stessi parametri utilizzati per gli stress test del 2014 (cui si sottoposero tutte le principali banche europee) ma con un aggravio di "patrimonio regolamentare" ipotizzando cosa sarebbe accaduto con "uno scenario avverso" dal 5,5 all’8 per cento. Ma il provvedimento preso per le banche greche si inseriva nella più ampia trattativa con la Troika sul debito pubblico. mentre l’Italia non si trova nella stessa situazione

Inoltre, c’è da capire come e quando la Bce ha deciso di intervenire, visto che con il Natale di mezzo, la lettera indirizzata al dicastero retto dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non può che essere stata scritta dalla Bce proprio nelle ore in cui anche il governo, giovedì scorso, ha varato il decreto "salvabanche". Da parte sua, Mps ha fatto sapere in un comuunicato di aver "tempestivamente avviato le interlocuzioni con le autorità competenti al fine di comprendere le metodologie sottese ai calcoli effettuati dalla Bce e di dare corso alle misure di ricapitalizzazione precauzionale". E fonti provano a tranquillizzare, facendo sapere Il perimetro del fondo per le crisi
bancarie istituito con il decreto salva-risparmi è stato disegnato in modo ampiamente sufficiente a far fronte a tutte le esigenze di intervento che dovessero emergere dalle situazioni attualmente sotto osservazione
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da parte delle istituzioni. Lo precisano fonti del Mef a proposito del fondo da 20 miliardi che potrà essere sfruttato per ricapitalizzazioni precauzionali, come quella richiesta da Mps, o per la garanzia dello Stato sulle nuove emissioni per far fronte a carenze di liquidità.

DAGOSPIA
Da www.ansa.it
Via libera dalla Bce all’intervento dello Stato in Mps ma il conto sale da 5 a 8,8 miliardi di euro. La banca informa di aver ricevuto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze due lettere redatte dalla BCE, indirizzate allo stesso Ministero che confermano la sussistenza dei requisiti necessari per accedere alla misura della "ricapitalizzazione precauzionale", in conformità alla normativa vigente.
I risultati dello stress test del 2016, secondo la Bce, hanno infatti registrato uno shortfall, solo nello scenario avverso, nel parametro del CET 1 fully loaded a fine 2018 pari a -2,44%, da mettersi in relazione con una soglia dell’8%; tale shortfall si traduce, secondo la Bce, in un fabbisogno di capitale di Euro 8,8 miliardi, comprensivo di tutte le componenti dei fondi propri così come previsti dalla normativa vigente.
LIQUIDITA’ IN RAPIDO DETERIORAMENTO
La posizione di liquidità della Banca ha subito un rapido deterioramento tra il 30 novembre 2016 e il 21 dicembre 2016, come evidenziato dal calo significativo della counterbalancing capacity (da 14,6 miliardi di euro a 8,1 miliardi di euro) e della liquidità netta a 1 mese (da 12,1 miliardi di euro, pari al 7,6% del totale delle attività, a 7,7 miliardi di euro, pari al 4,78% del totale delle attività).



WEIDMANN, PESARE BENE SALVATAGGIO
Il salvataggio di Mps deve essere attentamente pesato. ’’Per le misure decise dal governo italiano le banche devono essere finanziariamente sane a livello core. I fondi non possono essere usati per coprire le perdite che sono gia’ previste’’. Lo afferma il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann.
E altri dubbi vengono espressi da Isabel Schnabel, componente del Sachverstaendigenrat, il Consiglio di Esperti Economici della Germania, i cosiddetti "Cinque saggi" che afferma: "un ampio clean-up del sistema bancario italiano è necessario e deve essere effettuata prontamente.
Le banche insolventi devono essere chiuse, le banche vitali devono essere ricapitalizzate. Le sofferenze dovrebbero essere rimosse dai bilanci delle banche". Secondo Weidmann il rischio e’ che ci siano forti turbolenze. ’’Tutto questo deve essere attentamente esaminato’’. Weidmann spiega che le regole europee ’’servono per tutelare i contribuenti e dare responsabilita’ agli investitori. I fondi statali sono come ultime risorsa’’.

NICOLA BORZI
Trovo francamente incredibile che solo quattro giorni dopo il fallimento dell’aumento di capitale di #Mps qualcuno renda noto che la #Bce ha avvisato che servono 3,8 miliardi di euro in più. E’ allucinante.
Ma se l’aumento fosse andato in porto, cosa sarebbe successo ora? E la comunicazione della Bce di quand’è? Da quanto si sapeva che 5 miliardi non sarebbero bastati? E dei 27 miliardi di sofferenze da cartolarizzare, che si fa ora?
Qui si gioca e si scherza col fuoco della crisi bancaria, con rischi terribili per il Paese. Ma le autorità italiane, il Tesoro, la Banca d’Italia, davvero non ne sapevano nulla prima? A Siena nessuno sapeva?
Siamo alle comiche, alla farsa. Se non fosse una tragedia, sembrerebbe uno scherzo. Ma come si può gestire così il terzo gruppo creditizio del Paese? Come si può gestire così la Vigilanza bancaria europea?
(Post di Nicola Borzi, giornalista del Sole 24 Ore, pubblicato su Facebook)


SANDRA RICCIO
In questi giorni i risparmiatori guardano con preoccupazione a Siena. Le pericolose sorti del Monte dei Paschi hanno guastato le feste natalizie a migliaia di famiglie. Dopo lo stop alla ricapitalizzazione privata della terza banca del Paese, la palla è passata al governo che, nella notte del 22 dicembre, ha varato il decreto di salvataggio bancario sulla scorta dell’autorizzazione ottenuta del Parlamento. L’intervento di Stato è una buona notizia per i risparmiatori perché in questo modo vengono evitati i meccanismi di bail-in (salvataggio interno) e di conseguenza non vengono intaccati i depositi e i conti correnti. Inoltre vengono preservate le obbligazioni senior, che sono quelle più garantite, a scapito però di obbligazioni subordinate e azioni Mps che dovranno sopportare l’onere del salvataggio insieme allo Stato. Ecco cosa sapere e come difendersi.



I bond subordinati

Il decreto salva-Mps ha previsto la conversione al 75 per cento del valore nominale per i bond Tier1 sottoscritti in prevalenza dalla clientela istituzionale e la conversione al 100 per cento del valore nominale per i bond Tier2 sottoscritti soprattutto dalla clientela “retail”, vale a dire i piccoli risparmiatori.

Non è però chiaro quale sarà il prezzo utilizzato per convertire il nominale delle obbligazioni in azioni (ovvero il tasso di conversione). In ogni caso è prevista una compensazione per i piccoli risparmiatori: la banca propone di scambiare le azioni frutto della conversione delle obbligazioni subordinate con obbligazioni non subordinate di nuova emissione. Il Tesoro acquisterà le azioni scambiate con le obbligazioni non subordinate di nuova emissione. Il risultato pratico, «al termine della procedura di compensazione orientata a tutelare i risparmiatori», è «che coloro che inizialmente detengono obbligazioni subordinate si troverebbero quindi a possedere obbligazioni non subordinate».



Cosa succederà alle azioni

È ancora presto per formulare ipotesi su quella che sarà la sorte dei titoli Mps in Borsa una volta terminata l’operazione di ricapitalizzazione di Stato e ripresi gli scambi. Gli investitori potrebbero ritrovare fiducia e ricominciare a puntare sui nuovi titoli del Monte post operazione. Certo è che il salvataggio diluirà fortemente le azioni vecchie in circolazione prima della ricapitalizzazione precauzionale. Gli azionisti vecchi perderanno quasi tutto il valore del loro investimento e dovranno sperare che i nuovi titoli che si troveranno in portafoglio, enormemente diluiti dalla trasformazione dei bond subordinati in nuovi titoli azionari del Monte, ritornino a salire a Piazza Affari. Così potranno recuperare un po’ di valore.



L’arbitro Consob

Gli investitori che non vorranno stare a quanto fissato con l’operazione Mps potranno rivolgersi al nuovo arbitro finanziario appena istituito da Consob. I ricorsi davanti a questo giudice riguarderanno soprattutto i bond subordinati, quelle obbligazioni ad alto rischio che molti risparmiatori si sono ritrovati in portafoglio senza essere consapevoli di cosa poteva accadere ai loro soldi.

La partita fra banca e investitori con profili non adatti a un investimento azzardato si potrà risolvere stragiudizialmente, in tempi ridotti e a costi minimi.

Il nuovo arbitro sarà operativo dal 9 gennaio, giusto in tempo per affrontare le richieste dei numerosi risparmiatori del Monte dei Paschi di Siena.



Il rischio contagio

La ricapitalizzazione precauzionale della banca di Siena e soprattutto la possibilità di un completo rimborso dei detentori di bond subordinati retail, vale a dire dei piccoli risparmiatori che avevano le subordinate in portafoglio, lascia sperare in ricadute solo minime sulla fiducia nel sistema bancario italiano.

Insomma, l’operazione messa in piedi dal governo ha cercato di attenuare il più possibile il rischio di contagio a tutto il sistema. Di sicuro i passi fatti dal Tesoro hanno fatto tirare un sospiro di sollievo al settore bancario a Piazza Affari che, nelle ultime sedute prima della pausa natalizia, è tornato a essere acquistato e ha riguadagnato un po’ di terreno.



AZIONI: MOLTE OCCASIONI IN BORSA FRA I GRANDI DELL’EXPORT

Il 2017 sarà un altro anno movimentato sui mercati. La volatilità potrebbe di nuovo appesantire i listini per le incertezze economiche e politiche in arrivo. Nonostante i rischi, gli esperti continuano a credere nelle azioni, che rimangono fra i pochi asset che ancora offrono rendimenti interessanti. Le azioni devono però essere scelte in modo oculato. «Nelle nostre strategie più prudenti preferiamo l’Europa e gli Usa – dice Alfredo Piacentini, managing partner di Decalia Am -. In questo momento ci sono più occasioni sull’azionario europeo ma con un rischio più elevato rispetto agli Usa». L’Italia? Qui gli esperti continuano a ripetere di guardare ai grandi esportatori con marchi consolidati e un buon management come Prysmian, Technogym, Ferrari.




OBBLIGAZIONI: TITOLI INDICIZZATI ALL’INFLAZIONE E SCADENZE MASSIME A 4 ANNI

Sull’obbligazionario mondiale si è andata formando una bolla speculativa negli ultimi anni. I prezzi sono saliti molto, sia sulla parte governativa, sia sulle obbligazioni delle società. Nel nuovo anno occorrerà maggiore prudenza su questo particolare segmento, in particolare in vista di un possibile rialzo dei tassi da parte delle Banche centrali e in particolare della Bce. Per affrontare al meglio i cambi di politica monetaria, gli esperti consigliano di ridurre le durate dei titoli su cui investire e di non superano i 3-4 anni. Un’idea su cui puntare nel 2017 potrebbe essere quella dei bond indicizzati all’inflazione in Europa e in Usa. Questo in vista di un ritorno del caro-prezzi che farebbe automaticamente salire il valore di questi bond.



MATTONE: IL MERCATO DELLA CASA RIPARTECOI TASSI DEI MUTUI AI MINIMI

Sull’immobiliare sta tornando la fiducia. Le occasioni per chi sta cercando casa non mancano dopo il forte calo dei prezzi dal 2007 in poi. Per gli esperti, il nuovo anno vedrà ancora quotazioni stabili. All’orizzonte potrebbe però prepararsi un rialzo dei tassi d’interesse sui mutui. Il cambio di passo della Fed in America e il recente rialzo degli indici a cui sono parametrati i nostri mutui portano a prevedere un incremento in arrivo. Adesso gli interessi da pagare alla banca per finanziare la casa sono ai minimi storici. Il tasso fisso migliore sul mercato è intorno all’1,5% mentre quello variabile si muove intorno allo 0,90%. Assicurarsi ora un tasso vantaggioso potrebbe rivelarsi un buon investimento per gli anni a venire.