Corriere della Sera, 27 dicembre 2016
Virale e quant’altro. L’italiese della gente
Bisognerebbe abituarsi a festeggiare certi grandi scrittori senza aspettare il decennale, il ventennale, il centenario. Per esempio, prepararsi a celebrare, nel 2017, i 107 anni dalla nascita di Ennio Flaiano. Magari leggendo un libro uscito di recente: uno di quei libriccini preziosi pubblicati dalle Edizioni Henry Beyle, Prontuario d’italiese, a cura di Anna Longoni, una vera leccornia per bibliofili (575 copie numerate, carta Zerkall Büttel, caratteri Garamond monotype corpo 12). Il Prontuario era già noto come sezione de Il gioco e il massacro, ma isolato in un pamphlet si può apprezzare meglio la freschezza indiscreta e irridente di questo «repertorio di battute, frasi, tic linguistici, in cui (Flaiano) riconosceva i segni evidenti dello spegnersi di ogni capacità comunicativa» (Anna Longoni). E soprattutto il concetto di «italiese», ovvero «come parla la gente oggi» (per Flaiano erano i primi Anni 60), si presta al gioco dell’aggiornamento. Alcuni lapsus o strafalcioni accendono la fantasia più bizzarra: «saluti dalle pernici del Monte Bianco», «apriamo una paralisi», «le zucchine mi piacciono trafelate», «in quanto a idee politiche io e lei siamo agli antilopi» eccetera. Altre frasi e sintagmi sono immarcescibili come vecchie conifere: «tu scendi, io parcheggio», «sono tutti ladri», «ho un dolore qui», «autorevole conferma», «la sgradevole sorpresa» e forse anche «hai sempre un bel culo». Ma quanti tormentoni un Flaiano redivivo potrebbe raccogliere con grande gusto (o disgusto). Qualche esempio? «E quant’altro» si è affacciato in epoca berlusconiana nei talk show e ormai dilaga ovunque. «Straordinario/a» o «interessante» o «figo» possono accompagnare pressoché tutto: un libro come un tramonto. «Location» non ha rivali: «Che straordinaria location!» è il massimo. Molto virali: l’aggettivo «virale», il «politicamente corretto», il «piagnisteo di sinistra», il «populismo di destra». E «ovviamente» (avverbio virale): «le tante eccellenze che ci invidiano all’estero», «la piccola e media impresa da proteggere» o «il dovere di pensare alle famiglie». Un lessicografo scrupoloso e indiscreto come Flaiano avrebbe da divertirsi a prendere in giro gli usi e gli abusi linguistici della «gente». Ma oggi la «gente» è sacra: il trionfante politicamente scorretto è correttissimo nell’ossequiare gli umori (soprattutto i più beceri) della «gente». Agli antilopi di Flaiano.