Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il Senato ha approvato il decreto che finanzia le nostre missioni militari all’estero. Alla vigilia molti pensavano che questo decreto, passato senza problemi alla Camera, avrebbe potuto provocare la caduta del governo.
• E il governo invece non cadrà.
Non dovrebbe cadere. Le ipotesi di crisi erano legate a due risultati: il decreto veniva bocciato, e questo non è accaduto; il decreto veniva approvato, ma col contributo determinante dell’opposizione. E non è successo neanche quest i sì sono stati 180, i no 2 e gli astenuti 132. Al Senato gli astenuti valgono come voti contrari. Tra i 180 sì ci sono venti voti del partito di Casini, l’Udc, che in teoria starebbe all’opposizione. Lo stesso Casini ha subito detto: «Anche se votavamo no, il decreto passava lo stesso, perché finiva 160 a 154».
• Quindi, niente crisi.
C’è ancora la questione dei senatori a vita: se si tolgono ai 180 voti i voti dell’Udc si scende a 160 e se si tolgono anche i quattro voti dei senatori a vita e quello del senatore Jannuzzi (Forza Italia) si scende a 155. Quindi la maggioranza non è autosufficiente, dato che l’autosufficienza della maggioranza sta a quota 158. possibile che i quattro partiti del centro-destra vadano da Napolitano a chiedere le dimissioni di Prodi. Oltre tutto sarebbe un modo per fare qualcosa insieme dopo la brutta spaccatura di ieri sera.
• Intende dire che da questo voto il centro-destra esce peggio del centro-sinistra?
Beh, la spaccatura del centrodestra è visibile e difficile da contestare. Casini ha votato col governo, Forza Italia, An e Lega si sono astenuti. Storace, l’ex ministro della Sanità del governo Berlusconi, dopo il voto ha pronunciato la seguente battuta: «Beh, adesso a sindaco di Kabul nominiamo Casini». La visita a Napolitano per chiedere le dimissioni di Prodi, se ci sarà, rischia di essere un atto puramente dimostrativo. La crisi di governo non la vuole nessuno.
• Sempre per la storia che è troppo presto e che, se vanno a casa subito, i parlamentari non prenderanno la pensione?
Non è solo questo. Berlusconi il governo Prodi lo farebbe cadere domani mattina se fosse sicuro di andare alle elezioni. Invece sa che molto probabilmente, caduto Prodi, formerebbe un governo istituzionale nel quale Casini farebbe massa con Mastella, e insomma rimetterebbero in piedi – Casini, Mastella e parecchi altri – una specie di Dc. Casini, a sua volta, non è sicuro della crisi perché – hai visto mai? – magari Berlusconi e Lega riuscirebbero a boicottare il governo istituzionale e a far sciogliere le Camere. Perciò Prodi resta in piedi, nonostante la propria debolezza, grazie alle incertezze del centro-destra. E a questo punto dovrebbe resistere fino alle elezioni amministrative di fine maggio. Poi si vedrà, anche in base ai risultati. La Lega dice che in questi mesi si dovrebbe raggiungere un accordo di massima sul sistema elettorale. E aggiunge che se questo accordo non sarà messo a punto, allora sì, il centro-destra darà la spallata definitiva.
• Questi soldi per i soldati in Afghanistan... alla fine di quanto si tratta?
310 milioni. Non è neanche la missione più costosa: per il Libano (l’unica cominciata col governo di centro-sinistra) ce ne vogliono 386 e per il Congo – dove svolgiamo compiti di polizia a nome dell’Unione Europea – quasi 412. Abbiamo anche leggermente aumentato il numero di soldati in Afghanistan, senza che la sinistra estrema dicesse niente: da 1938 a 2015. L’ambasciatore americano Spogli, ieri sera poco prima del voto, ha reso nota una richiesta del Dipartimento di Stato all’Italia. Gli americani vogliono più uomini, più mezzi, un diverso atteggiamento sul terreno, quelle che si chiamano nuove regole d’ingaggio. Anche il generale Satta, comandante della Regione Ovest, ha chiesto più aerei, dice che i tre elicotteri AB-212 e gli altri tre elicotteri CH-47 Chinook non gli bastano. Il governo gli manderà un C-130 e due Predator. Ma non basteranno neanche quelli. In Afghanistan adesso si combatte sul serio e c’è il rischio che prima o poi una decisione chiara, su quello che stiamo a fare laggiù, si debba prendere.[Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 28/3/2007]
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