Varie, 28 marzo 2007
TIMI
TIMI Filippo Perugia 1974. Attore • «Filo aveva un sogno: portare per merenda a scuola non pane burro e alici, ma un panino al prosciutto, come Giuseppe, il primo della classe. Convinse la mamma, ma sapeva che era un’eccezione. Allora ebbe una trovata: mostrò a tutti il panino, finse di mangiarlo e lo rimise in cartella. Così per giorni. ”Purtroppo poi marcì e fui costretto a buttarlo”. Filo è Filippo Timi [...] il più promettente giovane attore del teatro italiano, nonché autore di un romanzo biografia di grande successo: Tuttalpiù muoio (Fandango), scritto con Edoardo Albinati, la vita di un ragazzino grasso, sgraziato, balbuziente, mezzo cieco, ”povero e frocio”, nato e cresciuto a Ponte San Giovanni ”paese inutile” vicino Perugia, dove il silenzio è il rumore delle auto che scorrono sulla statale E7. [...] ”Un romanzo è ricordo, sogno e realtà. Ero grasso, anzi mi sento ancora grasso, e il panino nella cartella lo misi veramente. Non vedo, ma percepisco. A 23 anni mi sono accorto di avere il morbo di Stargardt, ho come un buco nel campo visivo. Forse non ci vedevo neanche prima, ma non ci avevo mai fatto caso. O forse non volevo vedere il centro dei miei desideri oscuri”. Dunque, Tuttalpiù muoio è la sua storia, e come dice lui ”è tutto vero, anche quello che è falso”. Dal romanzo Timi ha tratto un monologo dal titolo La vita bestia. ”Sono il più bravo attore giovane di teatro. Sono egocentrico, mi sento parte di un tutto e mi do tutto”. Il fuoco che lo divora si chiama anche solitudine: ”Ho passato una notte a piangere sperando in un miracolo. La mia vita era senza via d’uscita, solo, senza soldi. Pregavo perché volevo le stigmate. Mi sono risvegliato tra schizzi di sangue dopo aver tentato di tagliarmi i polsi”. [...] A ventun anni, senza aver frequentato nessuna scuola, Filo fa il primo provino con Giorgio Barberio Corsetti, il debutto è a fianco di Franco Citti in La nascita della tragedia. ”Mi diceva: ”Saresti andato a genio a Pasolini, sei così belloccio’. Poi l’incontro con ”l’unica donna che ho amato veramente”, come chiama ridendo Carmelo Bene: ”Cominciò ad elencarmi i nomi di filosofi contemporanei, dovevo studiare perché per lui gli attori sono estetica dell’anima”. Diventa il preferito di Corsetti, è Orfeo, Perceval, Satana e con Metafisico cabaret nel 2004 vince il prestigioso premio Ubu. Sua madre voleva che facesse l’architetto oppure lo stilista, invece Timi prima di diventare attore ha fatto di tutto, anche il cubista nelle discoteche ”con il perizoma, ma senza prendere droghe o bere alcol. Non potevo spendere i soldi guadagnati”. E poi fa il ballerino in un’opera di Mozart, il modello in una sfilata di Armani. ”A casa sul comò, in mezzo a quelle dei matrimoni di famiglia, c’è una foto con Giorgio che mi abbraccia. Alla mamma piace pensare che così sono sposato anch’io”» (Terry Marocco, ”La Stampa” 3/6/2006).