Sergio Romano, Corriere della Sera 28/3/2007 Lettere, 28 marzo 2007
Gradirei sapere se è notizia degna di fondamento che nelle varie basi americane in Italia ci sia la presenza di ordigni nucleari
Gradirei sapere se è notizia degna di fondamento che nelle varie basi americane in Italia ci sia la presenza di ordigni nucleari. Se confermata, ritengo la cosa essere grave, meritevole di approfondimento e discussione, anche perché mi pare che l’opinione pubblica non ne sia in genere al corrente e poco sensibilizzata in merito. Franco Apparuti francoapparuti@libero.it Caro Apparuti, il governo degli Stati Uniti, comprensibilmente, non ha l’abitudine di rendere nota la dislocazione dei suoi ordigni nucleari, il loro numero e la loro potenza. Ma posso trascrivere qui un documento storico di una certa importanza. E’ una lettera che porta la data del 12 aprile del 1956 e che fu inviata dal segretario di Stato americano dell’epoca, John Foster Dulles, al segretario della Difesa Charles Wilson. Il documento è stato reso pubblico («declassificato» nella terminologia americana) il 20 ottobre 1995. Ecco il testo: «Caro Signor Segretario, mi riferisco alla sua lettera del 22 dicembre 1955, concernente la richiesta dell’ufficio congiunto degli Stati maggiori di immagazzinare armi nucleari nella Francia metropolitana e in Italia, e alla mia risposta interlocutoria del 24 gennaio 1956. La questione concernente la Francia è attualmente materia di discussione fra le nostre amministrazioni. «L’ambasciatore Luce (Clare Booth Luce, ambasciatore degli Stati Uniti a Roma dal marzo 1953 al gennaio 1957, ndr) ha discusso lo spiegamento di armi atomiche in Italia con il ministro della Difesa Taviani. Il ministro italiano della Difesa ha assicurato l’ambasciatore che gli Stati Uniti possono liberamente procedere con lo spiegamento. «Sono d’accordo con lo spiegamento di armi atomiche in Italia. Prendo nota dell’assicurazione contenuta nella sua lettera del 22 dicembre secondo cui il Dipartimento di Stato verrà informato in anticipo della data in cui avrà inizio lo spiegamento in Italia di armi speciali. Quando questo spiegamento sarà stato completato, il Dipartimento di Stato si propone di autorizzare l’ambasciatore Luce, se lo ritiene necessario alla luce della sua conversazione con Taviani, a informare il generale Mancinelli, capo di Stato di maggiore, in merito alla generale (in questo caso "generale" significa il contrario di "particolareggiata", ndr) ubicazione dei siti». La lettera fu scritta in uno dei periodi più tormentati della guerra fredda. Stalin era morto tre anni prima. Il suo successore, Nikita Kruscev, aveva lanciato qualche segnale da cui si poteva trarre l’impressione che il Cremlino avrebbe avuto, d’ora in poi, uno stile diverso. Ma l’Urss stava lavorando alla costruzione della bomba H e avrebbe represso nel sangue, di lì a poco, la rivoluzione ungherese. Con la decisione di ospitare bombe americane sul suo territorio l’Italia fece la sua parte e dette un contributo alla sicurezza dell’Occidente. Ma credo che prima di acconsentire al raddoppio della base di Vicenza avremmo dovuto chiederci se gli accordi scritti in quel periodo rispondano ai nostri interessi di oggi e non debbano essere interamente rivisti.