Massimo Gramellini, La Stampa 28/3/2007, 28 marzo 2007
Ma se Vallettopoli fosse un «format» televisivo e non ce l’avessero detto? Gli ingredienti del successo becero ci sono tutti
Ma se Vallettopoli fosse un «format» televisivo e non ce l’avessero detto? Gli ingredienti del successo becero ci sono tutti. 1. Il presentatore simpatico. Sul pm Woodcock, che già sembra un nome d’arte, gli interrogati raccontano mirabilie: affabile, spiritoso, manca solo che invece dei verbali faccia firmare delle foto con dedica. 2. Il cast variegato. I Famosi mescolati ai Dimenticati e ai Dimenticabili, con una spruzzata di comparse note a un pubblico di iniziati; fin quando non ha sfilato sul set di Potenza sotto braccio a Lele Mora, ignoravo chi fosse la modella Belen Rodriguez: continuo a ignorarlo, ma adesso so che si tratta di una persona importantissima. 3. Le trame di contorno. Studiate a tavolino da un pool di autori: come la poliziotta che scorta Raoul Bova dal giudice e riceve un sms del divo, meno erotico del bugiardino di un analgesico («la ringrazio per la dignità con cui difende la legalità»), ma sufficiente a scatenare la gelosia del di lei marito, parlamentare della Margherita. 4. L’invidia degli esclusi. Oramai, se Woodcock non ti manda almeno un invito a comparire, al Borsino del Nulla conti meno di un ospite di Cucuzza. 5. Il sadismo degli spettatori. Giurano a se stessi di snobbare questa storiaccia, ma intanto un occhio ci casca sempre, nella sottaciuta speranza di vedere qualche potente autentico dimenarsi nella rete. Dimenticavo: il masochismo degli spettatori. Come coi programmi tv, in attesa che la noia sommerga anche questo scandalo, ci rallegra il pensiero che sarà impossibile averne uno peggiore. Eppure vedrete che scoppierà.