Dario Fo, La Stampa (Tuttoscienze) 28/3/2007, 28 marzo 2007
Cos’è la prospettiva? la scienza che permette di collocare in un dipinto o disegno figure, oggetti, case, palazzi in una progressione simile al vero
Cos’è la prospettiva? la scienza che permette di collocare in un dipinto o disegno figure, oggetti, case, palazzi in una progressione simile al vero. risaputo che ogni figura, umana o architettonica, man mano che si allontana dai nostri occhi, si rimpicciolisce e le pareti di sguincio si rastremano verso il fondo. Ma la scoperta più importante è che le fughe prospettiche in cui sono inseriti gli oggetti si proiettano tutte in un solo punto dello spazio frontale, un punto che si chiama punto di fuga o principale. Nel punto di fuga passa, attraversando lo spazio frontalmente, la linea d’orizzonte. Tutte le coordinate della rastremazione sono dedotte dalla pianta e dall’alzato delle figure dell’insieme. Scusate... mi pare d’essere una hostess che dà spiegazioni sul punto di fuga in caso di incidente! Con questo linguaggio vi porto a non intendere nulla della prospettiva. Quindi andiamo per ordine. Ancora oggi si dibatte se la prospettiva sia nata prima in teatro oppure disegnata e poi dipinta su tavole o tele, nonché sui muri, sulle pareti degli affreschi. Guarda caso l’impianto geometrico delle linee di fuga e del punto di vista su cui concorrono le linee prospettiche viene applicato nella scenografia teatrale negli stessi anni in cui si usano lo scorcio e gli effetti prospettici in pittura. Fino agli inizi del Quattrocento non esistevano veri teatri, ma piuttosto saloni adattati a platea con l’aggiunta di un palcoscenico ridotto. Furono proprio pittori e architetti, amanti appassionati di geometria e di teatro, come Leon Battista Alberti, Brunelleschi, Leonardo, Mantegna e Raffello, e più tardi il maestro di tutti, Giacomo Torelli di Fano, che progettarono e «misero in azione» i primi autentici spazi da rappresentazione. A cominciare dalla platea con i palchi, quindi il tavolato sul quale si svolge il dramma o la commedia, la soffitta dalla quale scendono fondali e spezzati di scena. Il tutto era mosso da macchine che stavano nel sottopalco e permettevano non solo di far entrare in scena gli spezzati, ma anche sagome che alludevano a cavalli con cavaliere che si scontravano nel mezzo, mostri che avanzavano dal fondo, onde di mari in tempesta che si seguivano una dietro l’altra... Questo è già spettacolo! Gli operai che manovravano queste macchine venivano chiamati appunto macchinisti. E si chiamano così ancora oggi. Il palcoscenico era rialzato, anzi in declivio, la platea in controdeclivio rispetto al palcoscenico. Questo permetteva al pubblico, in platea, di scorgere per intiero i recitanti, anche se ci si trova davanti molte file di altri spettatori. Ma il nuovo teatro non ha finestre dalle quali far trapelare la luce, perciò deve essere illuminato dall’interno. Nei primi spazi da rappresentazione la luce era prodotta da enormi lampadari, tanto a vantaggio degli spettatori che degli attori. Poi si introdussero i proiettori. La sala rimaneva all’oscuro e soltanto il palcoscenico veniva illuminato. Già gli antichi greci, che allestivano i propri spettacoli all’aperto si servivano, nel momento in cui il sole iniziava a calare lasciando lo spazio scenico nella penombra, di grandi specchi posti lungo le ultime gradinate della cavea (o della conca). Questi specchi riprendevano la luce dell’ultimo sole e la proiettavano nel centro del palco di rappresentazione: una soluzione di straordinario effetto. Ecco da dove nasce il termine proiettore, in uso ancora oggi. I proiettori del Rinascimento erano ancora composti da specchi che in coperta (cioè restando tra le quinte) riflettevano la luce prodotta da lampade alimentate ad olio o da grandi candele. In coperta, o sottocoperta: questo significato del termine è lo stesso usato in marina, soprattutto sulle navi a vela. E così come sulle navi a vela si issano rande e fiocchi, egualmente in teatro si issano scenari e fondali. E ancora i termini «in prima», «in seconda», «in terza» provengono dalla marineria. Oggi la tecnologia di cui ci serviamo in teatro si è sviluppata in modo imprevedibile. Possiamo servirci di impianti scenici che ci permettono un’acustica eccellente e di lampade che proiettano luce ed effetti speciali straordinari.