Gia.Gal., La Stampa 28/3/2007, 28 marzo 2007
Non si è svolto l’incontro organizzato per giovedì 29 marzo tra Vaticano e Stato d’Israele per risolvere alcune questioni diplomatiche
Non si è svolto l’incontro organizzato per giovedì 29 marzo tra Vaticano e Stato d’Israele per risolvere alcune questioni diplomatiche. Nel 1993 infatti fu firmato un accordo tra Santa Sede e Israele che prevedeva successivi incontri per sistemare alcune questioni come l’esenzione delle istituzioni religiose dalle imposizioni fiscali e l’eventuale riconsegna (promessa a Giovanni Paolo II dal governo israeliano durante il suo viaggio in Terra Santa nel 2000) alla Custodia di Terra Santa, dell’edificio del Cenacolo, costruito in epoca bizantina sul luogo della casa in cui Cristo, nell’ultima cena, istituì l’eucarestia. Le successive intese non ebbero mai luogo e anche quest’ultimo appuntamento è fallito dopo che la delegazione dello Stato di Israele ha declinato l’invito. "La Chiesa desidera veder riconfermate le storiche esenzioni fiscali, che aveva già acquisito nel 1948, al momento della creazione dello Stato di Israele e attende la restituzione di proprietà ecclesiastiche confiscate, come la chiesa-santuario di Cesarea, confiscata negli Anni 50 e successivamente rasa al suolo - spiega padre Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews, l’agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere -. Nella Chiesa in Israele c’era molta attesa per l’esito di questo incontro". In ballo c’è anche il documento con cui i patriarchi e i capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme hanno rinnovato la richiesta di uno statuto speciale per la città di Gerusalemme (il precedente testo di riferimento è un memorandum del 1994 su "Il significato di Gerusalemme per i cristiani"). Nel documento vengono posti alcuni punti fermi, che coincidono in sostanza con i nodi principali da risolvere a livello diplomatico tra Santa Sede e Israele. Si tratta per lo più di materie tecniche, per completare appunto l’attuazione dell’"Accordo fondamentale" del 1993. I responsabili delle Chiese cristiane di Gerusalemme chiedono tra l’altro "il rispetto dei diritti fondamentali delle persone e delle comunità che vi abitano" e "libertà per le comunità religiose di possedere e gestire le opere necessarie al loro ministero come chiese, scuole, ospedali, ostelli". E proprio quest’ultimo è uno dei punti più spinosi su cui trovare un accordo.