Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Ci sono voluti quasi otto anni per avere una prima sentenza sulla strage di Viareggio del 29 giugno 2009, il treno che trasportava gpl e che deragliò facendo uscire il gas e provocando la morte di 32 persone.
• Mancava poco alla prescrizione.
Sì, appena una settimana ed è comunque probabile che per alcuni dei reati la prescrizione arrivi prima dell’Appello. Tra i condannati ci sono nomi illustri. Mauro Moretti, oggi capo di Leonardo spa (nuovo nome, da quest’anno, di Finmeccanica) e al tempo amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, a cui i giudici hanno inflitto sette anni. Sette anni e sette mesi a Mario Elia, che in quel momento era amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana. Altri sette anni e sette mesi a Vincenzo Soprano, ex amministratore delegato di Trenitalia e di Fs Logistica. Erano imputate 33 persone fisiche e 9 società. I condannati sono stati 23. I reati: disastro ferroviario, incendio colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni personali. Rfi e Trenitalia sono state sanzionate per 700 mila euro, che è forse una somma modesta a fronte dell’orrore di quel giorno. I familiari delle vittime hanno presenziato al processo (svoltosi nel polo fieristico di Lucca) inalberando lo striscione “Verità e Giustizia” e con indosso magliette bianche su cui erano stampigliate le foto dei loro cari morti, anzi, secondo la dicitura esibita, «uccisi». Fuori dall’aula folla di ferrovieri e di rappresentanti sindacali e i parenti delle vittime della Moby Prince. In mattinata un corteo ha attraversato la città inalberando lo striscione “Viareggio 29-6-2009, niente sarà più come prima».
• Ho visto in tv che i parenti ritengono la condanna troppo mite.
I parenti delle vittime di Viareggio sono riuniti in un’associazione che si chiama “Il Mondo che vorrei”. Il suo presidente, Marco Piangentini, dice: «Delusione? Certo, a caldo, condanne a 7 anni, che sono meno della metà delle richieste della Procura, lasciano spazio alla delusione e all’amarezza. Ma bisogna anche capire come mai i giudici hanno emesso una sentenza simile». L’avvocato Armando D’Apote, che ha difeso Moretti, giudica l’esito del processo «scandaloso» e «frutto del populismo che trasuda dalla sentenza». Pietro Suchan, procuratore capo di Lucca: «È una sentenza importantissima, un grosso passo avanti anche verso il profilo della sicurezza».
• Come andarono esattamente i fatti?
Il treno, formato da 14 carri-cisterna, era partito da San Martino di Trecate (Novara) e aveva fatto il pieno di gpl alla raffineria Sarpom. Destinazione: Gricignano d’Aversa, in provincia di Caserta. Entrò a Viareggio poco prima di mezzanotte, a 90 all’ora. In quel momento, secondo la perizia disposta a suo tempo dal giudice («incidente probatorio»), cedette l’assile del primo carrello del primo carro cisterna. Deragliarono cinque vagoni e uno di questi vagoni si spaccò e lasciò uscire il gpl. Nelle cisterne il Gpl è compresso allo stato liquido, ma appena entra a contatto con l’aria torna allo stato gassoso. E pesa più dell’aria, quindi se libero resta a contatto col terreno. Si diffuse quindi in forma di nube bianca e fredda, che sfiorava la terra. Incontrò una scintilla. Scoppiò, in una successione di tre esplosioni che i testimoni sopravvissuti descrissero come «muro di fiamma», «apocalisse », «nuova Pompei». Il binario dove i cinque vagoni avevano deragliato corre parallelo a via Ponchielli. Cinque palazzi ne risultarono sventrati. Gente che stava dormendo o che guardava la televisione venne proiettata contro le spaccature che s’erano aperte nelle pareti. Altri precipitarono nei buchi che s’erano formati durante la liquefazione dei pavimenti. Passanti vennero ghermiti dalle fiamme e inceneriti.
• Inceneriti?
Il Tg1 mostrò quella sera una macchia scura, tutta raggrumata, sull’asfalto. La voce fuori campo disse: «Questo è quello che resta di un ragazzo sorpreso dalle fiamme in motorino». Un bambino carbonizzato venne trovato sul sedile di un’automobile. I genitori lo avevano lasciato lì per andare a prendere un altro figlio in pericolo. Morirono poi tutti.
• Treni che trasportano materiali così pericolosi non dovrebbero essere sottoposti a una manutenzione rigorosissima?
I 14 carri-cisterna appartenevano a ferrovie polacche e tedesche, la cisterna da cui si sviluppò l’incendio era di una società americana, la Gatx, che aveva filiali in Austria e Germania. Ai dirigenti di queste società e alle officine a cui si affidavano va la responsabilità maggiore della tragedia, perché la rottura di quell’assile era di tipo lento, cioè se ben monitorata si sarebbe scoperta. Le condanne più dure sono infatti state inflitte a un gruppo di manager stranieri (tra gli otto e i nove anni e mezzo). La Gatx Rail Austria, la Gatx Rail Germania e la Jugenthal Wagon dovranno pagare una sanzione di un milione ciascuna.
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