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 2017  febbraio 01 Mercoledì calendario

Bagarini online. Patto di ferro dei big della musica. Intervista a Claudio Trotta

«Non bisogna pensare che il secondary ticketing non si possa sconfiggere, si può eccome. Servono leggi a livello europeo che vietino a monte questo tipo di transazioni e i portali che lo praticano devono essere chiusi».
Claudio Trotta, importante promoter che con la sua Barley Arts ha portato a esibirsi in Italia artisti del calibro di Bruce Springsteen, Ac/Dc e Cure, è stato fra i primi a sollevare il problema del secondary ticketing. Nel novembre scorso ha rassegnato le dimissioni da Assomusica (l’associazione che riunisce i promoter italiani) ed è oggi il paladino della lotta al bagarinaggio online.
Lei nella lettera di dimissioni da Assomusica ha scritto: “La maggioranza dei partecipanti non si è espressa in merito e due importanti produttori nazionali hanno dichiarato l’adesione al modello secondary ticketing”. Può fare chiarezza?
In una riunione del gennaio del 2016 avevo chiesto di mettere all’ordine del giorno il tema del secondary ticketing e alla fine della riunione, ahimè, mi sono ritrovato da solo. Nessuno aveva voluto prendere una posizione decisa e determinata sulla questione. Nell’aprile del 2016, ho presentato un esposto alla Procura della Repubblica che ha generato un po’ tutto quello che è successo dopo. Ho chiesto ad Assomusica almeno due volte di prendere una posizione sul tema, poi c’è stato il caos legato al concerto dei Coldplay in giugno, l’esposto civile della Siae, ma Assomusica ha mancato anche in queste occasioni di incisività. Così ho deciso di andarmene.
È possibile che il secondary ticketing rientri in una strategia per sopperire alla mancata vendita dei dischi, rifacendosi sul prezzo maggiorato dei biglietti?
La strategia delle multinazionali è uguale da sempre: presidiare il mercato e governarlo, e creare un interesse abnorme per i propri prodotti, che si vendano biglietti per i concerti o lattine per un soft drink. Le multinazionali hanno tutte la stessa filosofia, una filosofia che porta a un fenomeno abbastanza semplice che è l’omologazione.
Non solo il concerto, ma tutto il ciclo organizzativo è esclusiva di queste società.
Live Nation ad esempio, è proprietaria di agenzie, management, promoter, festival, strutture dove si fanno i concerti, società di merchandising, database dei fan club, in più ha siglato un accordo con Ticketmaster, la più grande società al mondo di biglietteria, e insieme sono proprietari di almeno 5 o 6 portali di secondary ticketing. È evidente che sia una sorta di grande fratello e che quando organizza un concerto, io come altri organizzatori di eventi, ne siamo fuori.
La competizione è praticamente impossibile.
Quando artisti importanti come Sting, U2, Coldplay, firmano con Live Nation è impossibile proporre un percorso alternativo di distribuzione o vendita dei biglietti a questi artisti.
Cosa si può fare per opporsi?
Non bisogna limitarsi a spiegare che è una strategia nei confronti dei consumatori che pagano di più per un prodotto senza alcun motivo. Ma si deve far comprendere che questa strategia nel lungo termine è insopportabile, soprattutto economicamente: se l’attenzione si concentra sempre sui soliti noti – e bisogna allargare il raggio anche a grandi eventi sportivi e a spettacoli o musical – la gente spenderà di più per andare a pochi eventi e ignorerà di conseguenza tutto il resto. In questo modo non c’è ricambio, diminuiscono le possibilità per i giovani, per gli artisti che non sono famosi né popolari.
Il secondary ticketing si è verificato anche quando a organizzare un evento è stata la sua Barley Arts?
Assolutamente sì. Il fenomeno ha moltissime sfaccettature ed è alimentato soprattutto dalle multinazionali, ma nasce anche da una diffusa illegalità di massa. C’è l’idea che non sia poi così malvagio acquistare un biglietto per poi rivenderlo facendoci un utile. Non discuto la libertà del singolo che non potendo andare al concerto, lo rivende, ma deve farlo allo stesso prezzo che l’ha pagato.
Dopo il servizio delle Iene che ha scatenato il putiferio, Vasco Rossi ha sospeso i suoi rapporti con Live Nation. Ma sul sito Viagogo si trovano biglietti fino a quasi 2.500 euro…
Al momento quello che sta facendo l’entouragedi Vasco Rossi non è molto chiaro: mi permetto di dire però che la prima cosa da far sapere non è tanto come si venderanno i biglietti ma come si organizzerà il concerto, quali saranno le misure di sicurezza ecc. Mi pare, invece, che si sia voluto deliberatamente, con una grande capacità di marketing, spostare l’attenzione altrove.