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 2017  febbraio 01 Mercoledì calendario

La disoccupazione giovanile ritorna sopra il 40 per cento

Allarme rosso per la disoccupazione giovanile, la maledizione del mercato del lavoro italiano: la percentuale di ragazzi fra i 15 e i 24 anni che cercano un impiego e non lo trovano è risalita sopra quota 40 nel mese di dicembre. L’Istat li conteggia al 40,1%, in aumento di 0,2 punti rispetto a novembre e al livello più alto dal giugno del 2015.
Per la verità l’Istituto attribuisce questa variazione sfavorevole non all’economia ma alla demografia: spiega che «al netto degli effetti demografici, a dicembre 2016 la prestazione occupazionale delle persone di 15-34 anni risulta positiva, mentre la variazione negativa osservata è dovuta al calo della popolazione in questa classe di età».
Ma le reazioni politiche, da destra e da sinistra, non accettano attenuanti. «L’unico 40% del Pd è quello della disoccupazione giovanile» twitta Beppe Grillo per il M5S, aggiungendo che «il ministro Poletti è l’unico che con il Jobs Act ha trovato un posto stabile». Secondo Renato Schifani (Forza Italia), «il dato superiore al 40% chiude il ciclo delle bugie sull’utilità del Jobs Act e delle altre riforme del mercato del lavoro. Altro che svolta o miracolo renziano». Stessa musica dalla Cgil: «La disoccupazione giovanile al 40,1% è la vera emergenza sociale del nostro Paese – dice la segretaria confederale Tania Scacchetti -. Nessun commento ottimistico può accompagnare i dati dell’Istat. Il mercato del lavoro è fermo e i tentativi di riforma non lo hanno fatto ripartire».
Le cose vanno meglio nelle altre fasce di età, in particolare per gli ultracinquantenni, che aumentano addirittura di 410 mila unità, e questo permette di riequilibrare il conteggio complessivo facendo sì che a dicembre la somma degli occupati in Italia resti sostanzialmente invariata rispetto a novembre (+1000 unità) mentre c’è una crescita complessiva di 242.000 nel confronto con il dicembre del 2015 (+1,1%).
Andando a scorporare i numeri, sono aumentati i lavoratori dipendenti con +226.000 unità (ma soprattutto grazie ai contratti a termine, +155.000) mentre gli indipendenti sono diminuiti.
L’aumento dei lavoratori di età superiore ai 50 anni si deve a vari fattori, fra cui il posticipo dei pensionamenti a causa della legge Fornero sulla previdenza, che trattiene sul posto di lavoro un maggior numero di anziani rispetto a quanto succedeva fino a un recente passato.
Un altro indice importante, il tasso di disoccupazione generale, a dicembre è risultato del 12%, stabile rispetto a novembre e in rialzo di 0,4 punti su dicembre 2015; si tratta del livello più alto da giugno 2015 (12,2%). I disoccupati sono 3.103.000 con un aumento di 9.000 unità su novembre e di 144.000 su dicembre 2015.
L’aumento contemporaneo del numero dei lavoratori e di quello dei disoccupati si accompagna alla riduzione del bacino degli inattivi (cioè di coloro che non hanno un’occupazione e non la cercano): a dicembre le persone che rientrano in questa categoria fra i 15 e i 64 anni sono diminuite di 15.000 unità rispetto a novembre e addirittura di 478.000 rispetto al dicembre del 2015. Il tasso di inattività è stabile sui minimi storici al 34,8%. Anche il tasso di occupazione è stabile, al 57,3%. Quanto alla distribuzione del lavoro fra i due sessi, dice l’Istat che a dicembre rispetto a novembre si registrano un aumento per la componente maschile e un calo per quella femminile.