il Fatto Quotidiano, 1 febbraio 2017
A Sky i licenziamenti pagano investimenti high tech e diritti tv
Suona un po’ bizzarro, ma è nel mondo elegante e super tecnologico di Sky che si consuma l’ultimo capitolo di un antico conflitto, quello tra capitale e lavoro. Riassumendo: un paio di settimane fa l’azienda ha annunciato il trasferimento nella sede di Milano di 310 lavoratori dichiarandone in esubero altri 200 (una dozzina di giornalisti e il resto tra tecnici e amministrativi). Roma è la piazza più colpita: addio al palazzo di via Salaria e nuovi studi e uffici in centro (nel teatro Capranichetta, davanti alla Camera) col 70% della forza lavoro destinata a Milano o a casa.
Ha spiegato ieri l’ad di Sky Italia, Andrea Zappia: “Per continuare a offrire prospettive stabili al nostro business vogliamo essere sempre più veloci nel cogliere le opportunità e tempestivi nel reagire alle sfide”. La ristrutturazione annunciata “si iscrive in questo contesto, in cui siamo obbligati a investimenti sempre più consistenti”. Tutti a Milano, dunque, nelle torri high tech del quartiere Santa Giulia.
Par di capire, insomma, che Sky debba licenziare per fare investimenti. E dire che l’azienda è più che in salute. Come ha scritto Jeremy Darroch, gran capo mondiale, in una lettera ai dipendenti: “Negli ultimi sei mesi siamo cresciuti in tutti i mercati in cui operiamo (…) In Italia abbiamo incrementato i clienti per il quinto trimestre di fila”. Nel nostro Paese, Sky ha chiuso gli ultimi sei mesi del 2016 con utili operativi in crescita del 141% (oltre 81 milioni di euro) e ricavi del 9% (1,4 miliardi). In questo quadro, parlare di esuberi significa dire che saranno i (mancati) salari a pagare gli investimenti necessari a fare profitti.
I 12 giornalisti assunti coi soldi dei colleghi
Sky, peraltro, ha già dimostrato di avere una passione per l’innovazione nella gestione del personale. Qualche anno fa, l’azienda ha proposto all’assemblea dei giornalisti di pagare l’assunzione di dodici colleghi attraverso un prelievo in busta paga di 4.000 euro in due anni. Come nel film Due giorni, una notte con Marion Cotillard, i dipendenti del tg hanno scelto fra se stessi e la solidarietà: ha vinto la solidarietà e i 160 giornalisti di Sky Tg24 hanno contribuito a regolarizzare i precari fino allo scorso autunno (con gentile moratoria sulle ultime mensilità). Ora, la rottura fra l’azienda e i lavoratori ha travolto il direttore del tg, Sarah Varetto, che per evitare il voto di sfiducia dell’assemblea ha spiegato alla redazione che una lista con 11 esuberi giornalistici, circolata giorni fa, l’aveva stilata l’azienda (viceversa, l’ad Zappia aveva scaricato la colpa su Varetto).
In questa diatriba non compare Andrea Scrosati – vicepresidente esecutivo che si occupa dei programmi e del Tg – che, di fatto, ha commissariato la direttrice su molte questioni.
Il futuro lo avevano già spiegato quattro anni fa
Cosa c’è dietro l’esodo forzato di 310 persone e il licenziamento di altre 200? Tre numeri (14, 7 e 3) e una parola (Mosart). Le sale di controllo delle reti all-news sono da sempre un concentrato di tecnologia. Serve rapidità, precisione, ottimizzazione delle risorse per reggere venti o più edizioni giornaliere. Come farlo lo spiegò già nel 2013 Francesco Donato, ex head of production a Sky Sport Italia e vicepresidente di Sky Germania fino al 2015: “14 è il numero di persone che vidi in una regia video di B-Sky-B a Londra qualche anno fa; 7 il numero di persone che ho visto in una sala regia di Sky Sport a Milano”. E tre? “È il numero che abbiamo oggi in regia a Sky Deutschland”, cioè le risorse necessarie alla gestione di sala controllo e regia con la suite ultratecnologica Mosart. Esattamente 2 tecnici, 1 giornalista e 4 esuberi rispetto alla sala regia di Sky Sport di cui parlava Donato.
Dal 2008 la tv di Rupert Murdoch ha avviato a livello mondiale un investimento gigantesco in tecnologia, con l’utilizzo di suite – come Mosart – in grado di tagliare drasticamente le risorse umane nel processo di produzione giornalistica. L’applicativo, sviluppato in Norvegia, coordina tutte le funzioni di uno studio all-news: dal movimento delle telecamere alle luci, dai livelli audio alla gestione degli archivi. Tutto avviene in automatico, senza l’intervento di tecnici o della redazione. Sulla timeline – attraverso un sistema di layout configurabili – viene disegnata la scaletta del Tg, integrata a sua volta coi sistemi di Newsroom (ovvero le applicazioni destinate a gestire notizie e servizi). Milano, insomma, per Sky Tg24 potrebbe voler dire entrare a marce forzate nel mondo spopolato di Mosart.
Il primo passo lo aveva compiuto Sky Sport qualche anno fa, trasferendo redazione e produzione nelle torri di Milano. Poi è venuto il turno di Sky Germania, dove l’introduzione dei sistemi Mosart è stata massiccia fin da subito. Molti giornalisti temono che ora sia il turno di Sky Tg24. Risparmiando sul costo del lavoro, tra le altre cose, la multinazionale intende ricavare il denaro per conquistare nei prossimi mesi all’asta i diritti per l’esclusiva di un triennio di Champions League e del campionato di Serie A. Una partita da oltre un miliardo. Ieri i vertici di Sky sono stati ricevuti a Palazzo Chigi dal presidente Paolo Gentiloni. Il governo cerca di mediare.
In questa crisi coi conti floridi, Sky applica un metodo “alla Marchionne” puntando ad aggirare contratto e tavoli sindacali nazionali, con questi ultimi i tavoli devono ancora aprirsi. La procedura per gli esuberi non è stata ancora attivata. Si procede, per così dire, a trattativa privata col dipendente e si discute delle esigenze dei singoli con sussidi alle famiglie per lo spostamento a Milano. Varetto parla con i dipendenti del telegiornale, l’azienda con gli altri. Questo dimostra come la modernità, spesso, consista nel ritorno al passato.