la Repubblica, 1 febbraio 2017
Missili ed elicotteri da Napoli all’Iran
NAPOLI Era il traffico d’armi della porta accanto. Ma giravano milioni di dollari. Lui con la barba, lei col velo. Era la coppia che da San Giorgio a Cremano riforniva di missili, fucili ed elicotteri Libia e Iran. Con un blitz della Procura e del Gico, finiscono in carcere Mario Di Leva, 69, anni, che si faceva chiamare Jafaar; la consorte Anna Maria Fontana, fotografata otto anni fa con l’ex presidente iraniano, l’integralista Mahmoud Ahmadinejad. Quando li hanno portati via da casa, la folla li ha insultati. In cella anche l’imprenditore Andrea Pardi, ad della Società italiana elicotteri, già finito nelle maglie della giustizia. Con il mondo islamico, i coniugi napoletani avevano soprattutto rapporti di affari. Munizioni, mezzi militari, armamenti di fabbricazione sovietica. Era «una complessa struttura criminale che, nonostante gli embarghi disposti dall’Onu, riesce ad esportare armi di ogni tipo usando vari escamotage», accusa la Procura di Napoli. Il cittadino libico Mohamud Alì Shaswish è irreperibile. Indagato (ma per lui non è stato chiesto l’arresto) anche un figlio della coppia, Luca Di Leva, 34 anni. E altre pedine, alcune radicate a Napoli e sospettate di rapporti con l’estremismo islamico.
Per aggirare le leggi, venivano venduti materiali “dual use”, a doppio uso, che potevano trasformare eliambulanze in mezzi militari, oppure si utilizzavano triangolazioni attraverso paesi non sono soggetti a quei divieti. I pm Catello Maresca e Maurizio Giordano, e il Gico della Finanza con il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli e il pm della Procura nazionale Cesare Sirignano, hanno emesso il fermo, che dovrà essere convalidato oggi. Misura scattata dopo aver atteso (invano) per sei mesi la risposta dell’ufficio Gip: come sottolineano i pm nelle prime pagine. È l’eco di uno strappo tra Palazzi.
La missione Libia I, di 14 mila fucili M14, fu organizzata ma non andò a buon fine. Ci riuscirono con il progetto Libia II, vendita di missili anticarro e terra-aria di produzione sovietica. E con l’operazione Iran I : esportazione, via Panama, di pezzi di ricambio di elicotteri del valore di oltre 757 mila euro. Agli atti anche le trattative per il business Iran II, produzione di migliaia di munizioni. Allarmanti anche le relazioni della coppia. Dal pc di Jafaar-Di Leva spuntano tracce di un incontro con Hamed Margani, rappresentante di Abdel Hakim Belhaj, un «combattente islamista e comandante dei ribelli anti Gheddafi nel 2011», nonché «capo del Daesh in Maghreb». Emergono contatti inquietanti anche a margine del sequestro, avvenuto in Libia nel 2015 di quattro lavoratori italiani, finito con la tragica morte di due ostaggi Fausto Piani e Salvatore Failla. In alcuni messaggi WhatsApp, i coniugi parlano come se avessero conosciuto i rapitori in un periodo precedente. Si interessarono alle trattative per il rilascio? Dovranno spiegarlo ai pm di Roma.