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 2017  febbraio 01 Mercoledì calendario

Gol, orgoglio e biciclette. Ferrara rivuole la serie A. «Un calcio alla nostalgia»

FERRARA Dice Walter Mattioli, il presidente: «Vede, a noi della Spal ci ha fregato la nostalgia, perché la memoria è una cosa e la nostalgia un’altra, e a vivere sempre di ricordi finisce che non vai più avanti, che guardi solo indietro, e non va bene. Adesso abbiamo smesso e pian piano ci stiamo riprendendo il presente, che è il modo migliore per onorare il passato». I tifosi lo adorano: il giorno della promozione in B, ad aprile, è salito in curva Ovest e s’è messo a lanciare il coro cult degli ultrà del posto, «A sen di grez e di aldamar», siamo gente grezza da letamaio, autoironica celebrazione dell’anima contadina della campagna ferrarese.
C’è la nebbia fuori dalla finestra del suo ufficio sulla strada per Copparo, al primo dei due piani della sede sociale riverniciata di fresco, ovviamente di bianco e d’azzurro. La palazzina adesso è del Comune ma i Colombarini, industriali delle vetroresine proprietari del club dal 2013 dopo la provvidenziale fusione con la Giacomense, stanno pensando di comprarla: l’aveva costruita cinquant’anni fa Paolo Mazza, il presidentissimo dei 16 campionati di serie A fra il ’51 e il ’68, usando i 240 milioni della vendita di Capello alla Roma. Fuori, l’inverno della Bassa offre freddo umido e un cielo senza colore. Là in fondo a guardare l’allenamento sulla tribunetta in lamiera congelata sono però almeno in cinquanta: questionano sul fatto che sabato arriva l’Ascoli e non c’è già più neanche un biglietto, gli 8.500 posti del vecchio Mazza, classe ’28, sono quasi tutti andati, restano solo i più costosi, «ché è facile salire sul carro adesso, l’abbonamento bisognava farlo in estate quando il Guerin Sportivo ci metteva ultimi».
E invece dopo 23 giornate di un campionato che doveva essere lacrime e sangue la Spal è lassù, terza, quattro punti sotto il Verona e a tre dal Frosinone, col secondo miglior attacco del campionato e «margini di miglioramento indefinibili», parola di Edi Reja, che qui giocò sette anni, compagno di stanza proprio di Capello («abitavamo in una cameretta sopra la sede in casa di due zitelle. Amelia aveva un debole per Fabio, Teresa per me. Bei tempi»). La squadra non è niente male, anzi, ci sono Antenucci e Gasparetto, Arini e Bonifazi, ora poi dal Sassuolo è arrivato Floccari che per la B è oro e infatti l’ha già messa dentro due volte in due partite, inclusa la zampata dell’1-1 a Vicenza sabato scorso, al 96’.
In porta dove mezzo secolo fa c’era il mitico Bruschini oggi para il promettente Alex Meret, 19 anni, il titolare, che però si alterna con il figlio di Luca Marchegiani, Gabriele. Prima i figli/nipoti d’arte erano di più, poi però Beghetto è andato al Genoa e ieri Picchi se n’è tornato all’Empoli. È rimasto invece Zigoni, uno dei 25 italiani su 25 della rosa che insieme a tutto il settore giovanile («abbiamo 400 ragazzini» sorride Mattioli indicando col dito il campetto nuovo in sintetico) costa sui 7 milioni e mezzo di euro. Gli sponsor sono un centinaio, c’è anche qualche pizzeria che fa cambio merce.
Nei bar da corso di Porta Reno fino al Borgo dei Leoni, là dove prima c’erano solo le vecchie foto ingiallite di Massei e Dell’Omodarme, ora sono ricomparse le sciarpe bianche e azzurre. «Questo è un posto magico» spiega l’allenatore Leonardo Semplici, fiorentino tosto, cinquant’anni, ex rappresentante di pellami. Gira solo in bici – Ferrara, c’è scritto su tutti i cartelli stradali marroni, è la città delle biciclette e in effetti con 85 chilometri di ciclabili l’autodefinizione è onesta – ma spiega che, siccome è un regalo del presidente e ci tiene, gli tocca legarla ogni volta con un catenaccio. Metafora servita. «Sì, adesso siamo lì e il nostro sogno dobbiamo tenercelo stretto, non facciamocelo fregare». Via, via, nostalgia.