Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Oggi saccheggeremo i giornali di ieri.
• È assolutamente vietato. Questa è la volta che la mandano via.
Il fatto è che ieri Renzi ha dato la sua prima intervista dopo il referendum. E Berlusconi s’è concesso al Corriere della Sera. Ezio Mauro da una parte e Francesco Verderami dall’altra. Secondo me le risposte di Berlusconi erano addirittura scritte. Ecco perché direi che è opportuno saccheggiare i giornali di ieri. Cosa che del resto faranno (più o meno) anche gli altri, magari senza dirlo.
• Patto del Nazareno?
Cioè lei vuol sapere se i due, rispondendo alle domande, hanno fatto capire quello che faranno dopo le elezioni? Se si metteranno d’accordo o no? Sul punto il più chiaro è stato Berlusconi. «Io voglio vincere le prossime elezioni con il centrodestra, che mi auguro unito su un progetto liberale e riformatore. Dico però che l’Italia è troppo fragile per permettersi governi espressione di una minoranza di elettori, e nei quali il resto del Paese non si riconosce. Oggi in Italia esistono tre grandi aree: noi, il Pd e i grillini, molto simili per consistenza numerica. Nessuno di questi tre poli allo stato sembra in grado di governare da solo. Se gli italiani non daranno più del 50% a un solo polo, sarà inevitabile accordarsi.». Mauro non ha fatto una domanda su questo a Renzi, che, immagino, si sarebbe guardato bene dal rispondere. La sinistra del partito sta lì con il fucile puntato e specialmente se dovesse trattarsi di accordi con il più detestato dei loro nemici. Renzi ha detto: «Non c’è stato giorno senza che una parte della vecchia guardia mi abbia attaccato, anche in modo sgradevole a livello personale, quasi fosse stata lesa maestà sconfiggerli al congresso. Perché non dice che sono stato circondato nel Pd da un vero e proprio pregiudizio, secondo cui non ero degno di rappresentare la sinistra?».
• E quando pensano di andare a votare, i due?
Qui le parti si sono addirittura invertite. Berlusconi (mentendo) ha detto che si augura di andare alle urne il più presto possibile, «tuttavia è necessaria una legge elettorale che consenta, come ha detto il presidente Mattarella, di andare al voto con un sistema ordinato e razionale. Questo richiede dei tempi tecnici. Aspettiamo che la Corte costituzionale si esprima sulla legge elettorale: indicherà criteri dei quali dovremo tenere conto». Renzi (mentendo pure lui) alla domanda se voglia davvero votare subito ha risposto: «Mi è assolutamente indifferente. Io non ho fretta, decidiamo quel che serve all’Italia, senza ansie».
• E con che sistema vorrebbero andare a votare?
Renzi: «Resto favorevole al ballottaggio. È il modo per evitare inciuci, governissimi, larghe intese tra noi e Forza Italia che non servono al Paese e aprono un’autostrada al grillini. Ballottaggio, o se no Mattarellum. Se poi dalla Corte verrà fuori un sistema diverso ci confronteremo con gli altri. Col maggioritario il Pd è il fulcro di un sistema simile alla democrazia americana. Con il proporzionale torniamo a un sistema più simile alla democrazia cristiana. Ma il Pd sarà decisivo comunque. Il futuro dell’Italia passa da noi, dai nostri sindaci, dalla comunità di valori della nostra gente. Che non ne può più di chi tutti i giorni spara contro il quartier generale». Berlusconi ha confermato che preferisce un sistema proporzionale, senza entrare nei dettagli, anche se sappiamo che vorrebbe sbarramenti alti (5% alla Camera e 8% al Senato) e collegi concepiti in modo da risolvere il problema delle preferenze, che non piacciono né a Berlusconi né a Renzi.
• Che ha detto Renzi della sua vita di adesso?
«Rifletto, leggo, sto in famiglia. Vado al ricevimento professori dei genitori dei miei figli. Ho ripreso a usare la bici. Riorganizzo la struttura del partito. Uso gli occhi e le orecchie più che la bocca. C’era tempo solo per correre, prima. Adesso mi sono fermato: avrei preferito non farlo ma non è così male. Umanamente il referendum è stata una grande lezione, come tutte le sconfitte. Sa cosa mi spiace soprattutto? Non essere riuscito a far capire quanto fosse importante per l’Italia questa riforma. Abbiamo perso un’occasione che per decenni non ricapiterà. Ma nessuno ci toglierà i mille giorni che abbiamo fatto, straordinari. E soprattutto nessuno può toglierci il futuro. Abbiamo il tempo, l’energia, la passione per imparare dalla sconfitta e ripartire».
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