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 2017  gennaio 16 Lunedì calendario

I CRIMINALI SFACCIATI SI TAGGANO SU FACEBOOK

Non c’è nulla da tenere nascosto, il pubblico divora il privato anche nella malavita. Roberto Spada è considerato dalla procura di Roma una delle figure di riferimento del clan più importante di Ostia, il X municipio di Roma che si affaccia sul mare. A Capodanno, su Facebook, il suo primo saluto è per chi sta dietro le sbarre: “Un pensiero solo in testa… un grandissimo augurio di presta libertà a tutti i detenuti… in particolar modo ai tanti miei parenti e ai tantissimi amici…”.

Usura e spaccio a suon di like
Roberto Spada è il volto (anche) mediatico della famiglia. La direzione distrettuale antimafia di Roma la descrive così: “Un gruppo criminale (…) capeggiato da ‘Romoletto’, ossia Carmine Spada e dal fratello Roberto, il primo impegnato soprattutto nei prestiti usurari e il secondo nel traffico di droga”. Controllano “una zona di Ostia nella quale i cittadini sono terrorizzati solamente a sentire il loro nome, essendo noti per avidità e violenza”.
Roberto Spada usa Facebook con naturalezza tutti i giorni. Comunicazione “istituzionale”, si potrebbe dire: ai quadretti familiari e ai video insieme ai figli, alterna gli insulti ai partiti politici (soprattutto il Pd) e le minacce alla giornalista di Repubblica Federica Angeli (definita cordialmente “una scrofa giornalaia”), sotto scorta proprio per aver denunciato i traffici del suo clan. Sempre sui social, Spada ha annunciato provocatoriamente la sua candidatura al governo del municipio, ha condiviso alcuni post di Alessandro Di Battista e del Movimento 5 Stelle – che dice di amare molto, non ricambiato – e ha sponsorizzato le sue iniziative pubbliche insieme agli esponenti locali di Casa Pound.
Roberto non disdegna le interviste e la tv, ma di fronte alle telecamere ha l’accortezza di provare a negare il blasone criminale della sua famiglia (“Gli Spada sono moltissimi, al massimo due o tre hanno avuto precedenti”). Su Facebook invece va a ruota libera, e non ha problemi a rivolgersi “ai tanti parenti e tantissimi amici” che passano il Capodanno in galera. Non nasconde, ostenta.

Vulcano e i Casamonica, arresti e cancelletti
L’immersione nei loro profili Facebook rivela che per gli Spada, i Casamonica, i Di Silvio – le famiglie rom italiane apparentate, egemoni nei traffici criminali in alcune borgate di Roma e nella provincia di Latina – valgono le stesse regole delle persone comuni: si è sgretolato il confine tra comunicazione personale, privata, e racconto pubblico di sé.
Spada, Casamonica e Di Silvio si fanno le foto insieme, commentano e si “taggano” reciprocamente nei propri status. Tutto aperto, non c’è nessuna restrizione a fin di privacy nelle loro pagine: per seguire la stessa rete di rapporti malavitosi denunciata dalla procura di Roma basta seguire la scia dei link sulle loro bacheche personali.
Uno dei più attivi è Domenico Spada, detto “Vulcano”, ex campione del mondo Silver dei pesi medi; la passione per la boxe è un’altra costante familiare. Il pugile non si contiene: i suoi social sono un profluvio di hashtag e selfie sorridenti (compreso l’autoscatto vicino alla carrozza del funerale da boss di Vittorio Casamonica), non risparmia illuminanti considerazioni sulla casta politica e parole di disprezzo per gli immigrati che rubano lavoro agli italiani: si destreggia con maestria su Facebook, Instagram, Snapchat, YouTube. Un fervore pari solo a quello testimoniato dal suo curriculum criminale: Vulcano vanta un doppio arresto per usura ed estorsione. È a processo insieme al padre, per lui la procura di Roma ha chiesto 9 anni e mezzo di carcere. Seguendo gli amici “taggati” da Domenico Spada si può capitare sulla pagina di Massimiliano Casamonica, che mette in pubblico, quotidianamente, la disperazione per esser stato separato dai tre figli. Condivide le loro fotografie, promette di tornare ad abbracciarli presto. I dolori del padre diventano meno commoventi quando si scoprono le ragioni dell’allontanamento. Le racconta un’articolo di Angela Camuso su Leggo: nel 2014, mentre Casamonica era in carcere per droga, le sue sorelle avrebbero “segregato” l’ex moglie di Massimiliano e i loro tre bambini. Liliana e Antonietta Casamonica, questi i nomi delle aguzzine, avrebbero tenuto in prigionia per cinque mesi i bimbi e la madre, minacciando di sfregiarla con l’acido.
Tra gli amici Facebook di Vulcano c’è anche Ottavio Spada, nipote di Roberto e dell’altro capo Carmine (“Romoletto”).
Sulla sua bacheca non mancano perle di saggezza, come “Chi campa d’invidia… more de rabbia” o “Danno fuoco ai nostri sogni e poi ci chiamano gioventù bruciata”. C’è anche un video di CasaPound, con l’occupazione simbolica di una spiaggia di Ostia che era stata assegnata all’associazione antimafia “Libera”. La fiorente attività di Ottavio Spada sui social è ferma allo scorso aprile, quando è stato arrestato insieme ad altri 9 esponenti del clan.
Sono accusati di lesioni personali aggravate (la gambizzazione di Massimo Cardona, esponente di una famiglia rivale), tentata estorsione e detenzione di armi, con l’aggravante del metodo mafioso.
In manette è finito anche Nando Di Silvio, detto “Focanera”, altro campione dei social network. Su Facebook sfoggia statue d’argento in salotto e catene d’oro al collo. Poi un sobrio tatuaggio che gli riempie l’addome: due manette spezzate e la scritta “Sempre con il sorriso a testa alta”. Sulla sua pagina, alla voce “lavoro”, c’è scritto “presso manicomio criminale”.

Le sfide digitali dei giovani camorristi
L’uso disinvolto dei social non è un’esclusiva dei gruppi romani. Un bell’articolo di Vice News ha raccontato “perché i giovani camorristi vanno pazzi per Facebook”, prendendo come esempio le pagine di Ciro Marfè e Silvestro Sequino Pellecchia.
Il primo, volto emergente della mala napoletana, è stato ucciso in un agguato in pieno centro lo scorso 3 agosto. Il suo profilo personale (sottotitolo “Nato per combattere”), è ancora online.
Si alternano stranianti emoticon a forma di pistola e di dinamite, stereotipi e aforismi d’orgoglio criminale: “Sei bella come una questura che brucia”, “Più forti di chi ci vuole morti”. Ci sono foto delle serie tv su Gomorra e Pablo Escobar, leader storico dei narcos colombiani, l’immagine di Benito Mussolini e persino quella di un commando di miliziani dell’Isis.
Partendo dal suo profilo, dalle sue amicizie, dalle persone che commentano i suoi status o sono “taggate” nelle sue fotografie, si apre una finestra sulla comunicazione quotidiana dei giovani rampolli di alcune delle famiglie storiche della camorra napoletana.
Le cronache giudiziarie hanno “incoronato” il clan Sequino come uno dei gruppi criminali egemoni nel Rione Sanità, tra le piazze di spaccio più contese del centro di Napoli. Salvatore e Silvestro Sequino Pellecchia erano appunto tra gli amici più stretti di Marfé, a giudicare dalle foto che li vedono spesso insieme, puntualmente pubblicate sul social network.
Anche sui profili dei Sequino l’orgoglio malavitoso è esibito senza filtri: “Goditi ogni attimo della vita perché oggi ci siamo domani no”, scriveva Salvatore ad aprile 2015. Dopo la frase, una faccina che sorride e l’emoticon di un revolver. I Sequino pubblicano foto di Al Pacino in Scarface, motti fascisti, combattenti dell’Isis, parole d’incoraggiamento per amici o parenti uccisi o incarcerati (“Il giorno della tua libertà sarà la gioia e il trionfo più grande di questa famiglia, Nicola Sequino”).
Ma anche i ragazzi del clan rivale nel rione Sanità, i Vastarella, usano Facebook nella stessa maniera: ostentando l’orgoglio per il proprio cognome, e spesso per mandare messaggi di sfida agli altri gruppi criminali.
Per esempio Antonio Vastarella, figlio del boss Patrizio (detto “l’Immortale”), il 27 marzo ha sfruttato la sua pagina sul social per fare gli auguri (pubblici) al padre: “La giustizia… minaccia di dividerci.. ed anke a pasqua.. papà ci siamo svegliati insieme sei l’aria ke respiro TI AMO…”. Dopo meno di un mese, il 23 aprile, Antonio viene ferito gravemente da due sicari che sparano all’impazzata in via Fontanelle, ancora nel centro storico di Napoli. Nello stesso agguato vengono uccisi i suoi familiari Giuseppe Vastarella e Salvatore Vigna. Appena tornato a casa, il 25 aprile, la prima preoccupazione del ragazzo (24 anni) è pubblicare un messaggio di sfida sul suo Facebook: “Hahahahaha… saremo più forti di prima!!!!!! FV” (famiglia Vastarella). La faida in diretta.