Libero, 16 gennaio 2017
«Se mi rompo fondo un’altra Lega». Intervista a Bossi
«Tiriamo avanti, ma nessuno può sapere cosa sarà tra un anno in politica. Devono riuscire a fare la legge elettorale altrimenti non si vota, ma ci sono mille difficoltà».
Alla Lega cosa conviene?
«Votare subito con il sistema elettorale che uscirà dal verdetto della Corte Costituzionale il 24 gennaio, un miscuglio che però fornisce a Salvini l’alibi per la sconfitta: potrà dire di aver perso perché non gli hanno fatto cambiare la legge elettorale».
E a Berlusconi cosa conviene?
«Il punto di partenza è che c’è uno scontro in atto tra Berlusconi e Salvini per la leadership del centrodestra. E qui il ragionamento di Silvio non fa una grinza: lui sa che Salvini sta facendo di tutto per candidarsi premier, quindi spinge per il proporzionale, che è la tomba delle aspirazioni del segretario leghista».
Ma anche Berlusconi con il proporzionale non può ambire alla premiership...
«Sì, ma siccome la Lega al Sud andrà malissimo, conta di superarla nei voti e di riaffermare il proprio ruolo di guida dello schieramento».
Vi sentite ancora spesso?
«Ogni tanto. Siamo partiti con molta diffidenza reciproca ma poi ho testato l’uomo. Sa stare ai patti. Quando lo feci cadere nel 1994, per difendere le pensioni dei lavoratori, lo avvisai prima che gli avrei votato contro. Ha capito il messaggio e dopo non ci sono stati più problemi».
E cosa gli dice oggi?
«Che per far funzionare le alleanze bisogna ragionare in termini d’interesse generale, qualcuno deve cedere. Berlusconi e Salvini invece ragionano ognuno per sé e questo porta all’impasse».
Chi deve cedere?
«Berlusconi è un gigante, ha fatto tante cose. Salvini ne ha fatte meno. Certo, bisogna vedere se per quando si vota Silvio sarà candidabile».
Cosa può riavvicinare i due?
«Un patto nero su bianco che tranquillizzi Berlusconi. Silvio, siccome non riesce a trovare la quadra con Salvini, teme che la Lega, che da sola non ha speranze, punti sul maggioritario per allearsi con i suoi nemici, con chi lo ha tradito».
Le primarie del centrodestra risolverebbero il problema?
«Si possono fare, va bene qualsiasi cosa rompa lo stallo. Ma bisogna anche imparare a fare di necessità virtù. Salvini gioca col fuoco, al Sud non sfonderà mai e se fanno il proporzionale la Lega va a catafascio. Non può legare il destino del partito a quello suo personale di leader. L’accordo con Silvio alla Lega conviene anche a costo di un passo indietro di Matteo: lo schema vincente per il centrodestra sarebbe un’alleanza con il maggioritario».
E la Meloni, Parisi, Fitto, Alemanno, Storace: cosa faranno?
«Sono comprimari. Se Berlusconi e Salvini si accordano, li seguiranno tutti. La capacità attrattiva del più forte è una regola che in politica non sbaglia mai».
Allora è d’accordo con Toti, il governatore della Liguria?
«Toti non è un fesso, come invece lo vogliono far passare. Lui e i governatori leghisti Maroni e Zaia stanno tracciando la via giusta, anche sul problema immigrazione».
Ma Berlusconi non ha già deciso di puntare sul proporzionale, inciuciare con Renzi e garantirsi cinque anni di intesa di governo?
«Immagino che i suoi uomini d’azienda lo spingano verso Renzi ma lui mi ha detto che non farà da stampella al Pd e io mi fido. Un Nazareno due per Silvio sarebbe la fine».
Ne è convinto?
«Gli elettori di Forza Italia si sentirebbero traditi. Da anni Berlusconi dice che di Renzi non ci si può fidare: se dopo il voto sostiene la grande coalizione con il Pd, casca nella logica dell’ex premier, quella dello storyballing. A Silvio dico di stare attento, a raccontare troppe balle non si dura, la sconfitta di Renzi al referendum deve servire da lezione».
Ma secondo lei Renzi ha un futuro davanti o dietro le spalle?
«La botta è stata dura e una sconfitta anche al referendum sul Jobs Act, che non è una buona legge perché la decontribuzione toglie soldi all’Inps e ai pensionati, sarebbe la pietra tombale. Ora sta lavorando nell’ombra per il ritorno, se riesce a convincere i suoi sponsor a finanziarlo ancora può farcela, altrimenti la parentesi è chiusa. Nel Pd l’ex premier ha molti nemici e in questi mesi potrebbero mettersi d’accordo su un nome forte da opporgli».
Per esempio Gentiloni?
«Quello no. Minniti si sta mettendo in evidenza ma è presto».
Perché Renzi ha perso il referendum?
«In Italia ci sono 14 milioni di inattivi, 3 milioni di disoccupati e 3 milioni di lavoratori in nero, gente con seri problemi economici, ma Renzi diceva che andava tutto bene. Pensava bastasse elargire bonus o comprarsi i voti all’estero ma contro il disagio sociale sono palliativi inutili. Così la gente ha preferito mandare a casa lui piuttosto che 315 senatori dell’odiata Casta. È successa la stessa cosa con Trump in Usa».
Le banche c’entrano qualcosa con il ko dell’ex premier?
«Etruria ha pesato molto e anche quando ha detto che andavano comprate le azioni di Mps non ha fatto una bella figura».
Chi ha ucciso Mps?
«Il sistema Italia. Quando gli altri Paesi salvavano le loro banche noi dicevamo di essere in regola. Ora ci è stato presentato il conto. Sarà difficile venirne fuori, il ministro Padoan non si sta comportando bene».
Perché non fornisce l’elenco dei grandi debitori Mps?
«Conoscere quei nomi è un principio di giustizia. Scopriremmo che chi non restituisce debiti per decine di milioni poi gira con lo yacht. Ma la vera ingiustizia è salvare i risparmiatori e gli obbligazionisti di Mps dopo aver spolpato quelli di Etruria. E soprattutto dopo aver abbandonato quelli del Veneto Banca e della Popolare Vicenza: il risparmio è un bene universale, se vuoi ridare fiducia alla gente non puoi salvare solo chi ha il conto nella banca del Pd».
Le piace Trump?
«È un miliardario ma ha preso i voti del popolo. Anche solo per questo andrebbe apprezzato. Mi piace che voglia riportare il lavoro negli Usa usando i dazi. Quando l’Europa ha tolto i dazi, per assecondare la finanza e i profeti della globalizzazione, è iniziata la fine. Gli imprenditori hanno delocalizzato distruggendo il tessuto produttivo dei Paesi poveri, che sono stati travolti, e qui da noi è iniziato a mancare il lavoro».
E la Le Pen le piace?
«Per tradizione famigliare sono antifascista. Non credo che la Le Pen vincerà, fatica a prendere perfino le regioni. In Francia quando il voto conta tutti si alleano contro di lei, andrà così anche questa volta».
Ma la Le Pen ha il merito di essere anti-europeista...
«Io non sono così anti-europeista. L’Europa così non funziona ma non penso che la Ue abbia finito il suo tempo. Il problema del Nord non è l’Europa, che ci costa otto miliardi, ma il Sud, che ce ne costa cento di residuo fiscale. Quella è la battaglia vera che deve fare la Lega».
Un ritorno alle origini?
«Certo, non è cambiato nulla. Ancora oggi la gente del Nord sa che deve lavorare tutta la vita per mantenere il Sud e uno Stato che non torna indietro nulla. Nel 2011 Berlusconi è stato fatto cadere con un golpe orchestrato da Napolitano perché voleva far passare il federalismo fiscale, tutte le altre sono balle».
Chi ha ucciso Berlusconi: l’Europa, Fini, i magistrati?
«Berlusconi è stato ammazzato dai processi, come la mia Lega. E sarebbe drammatico se non si potesse ricandidare per i processi, confido nella Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo. Ma penso anche che Berlusconi sia stato ammazzato dai suoi errori».
Quali, le donne?
«No, gli uomini. Le donnine sono state un contorno. Ma Berlusconi si è complicato la vita da sé: il suo errore è stato allontanare gente come Tremonti e Urbani e ascoltare cattivi consiglieri. In politica non puoi fare tutto da solo, la qualità degli uomini di cui ti circondi è essenziale».
E Fini, di che qualità era?
«Fini gli ha dato un colpo micidiale, sfilandogli un sacco di parlamentari e indebolendo il governo. Si era fatto abbindolare dalle promesse di Napolitano, il vero difensore dello status quo. Ma l’aver cambiato la propria natura politica gli è stato fatale, in pochi mesi è sparito. Salvini dovrebbe trarre lezione da questo».
In che senso?
«Occhio a cambiare la natura della Lega. Nel nostro statuto c’è il Nord, l’indipendenza della Padania, puntare al Sud significa violarlo e potrebbe costare molto caro in termini di voti a Salvini. Lui è giovane, ci vede bene da vicino ma meno da lontano. Noi anziani invece siamo presbiti, vediamo più lungo».
Salvini però ha fatto decollare la Lega nei sondaggi...
«Io giro e non vedo tutto questo consenso intorno a Matteo. I sondaggi, si è visto con la Brexit, il referendum e Trump, non sono affidabili. Sono manipolabili e manipolati per dare informazioni sbagliate all’allocco di turno».
Pensa di candidarsi segretario al congresso della Lega?
«Sì, se il partito non cambia linea. Ma forse sarebbe meglio lasciare il passo a un giovane. Ne ho adocchiato uno che potrebbe andare bene».
E chi sarebbe?
«Non glielo dico, significherebbe tagliargli le gambe. La politica è bastarda, fatta di intrighi e vendette».
Ma Salvini è una sua creatura, ragazzo di bottega alla Padania.
«Non mia, è una creatura di Maroni, che infatti gli ha lasciato il passo al congresso, dove peraltro Matteo è stato eletto ad alzata di mano, senza voto segreto. Una cosa più bulgara che padana».
Sta meditando una scissione?
«Andare fuori dalle scatole è sempre una possibilità anche se non credo sarebbe una buona idea perché danneggerebbe ancora di più la Lega. Ma per rimanere il partito deve avere un senso, la politica deve avere alla base un progetto, non può essere solo gioco di poltrone».
Anche i grillini si stanno rivelando dei poltronari?
«Nei momenti di grande crisi c’è più voglia di stabilità che di cambiamento e M5S è una sicurezza».
In che senso?
«Perché garantiscono la protesta senza portare cambiamento. Per questo la gente perdona a Cinquestelle perfino il fatto di non saper governare. Fanno poco e quel che fanno, lo fanno come gli altri».
In Europa hanno appena rimediato una figuraccia, volevano allearsi con gli amici di Monti...
«Non dovevano annunciare l’accordo se non ce l’avevano. C’era da aspettarsi che Alde li avrebbe lasciati fuori dalla porta. I grillini avrebbero fatto comodo ai montiani per aumentare il potere e i numeri all’Europarlamento ma un accordo con M5S li avrebbe snaturati. Hanno preferito la coerenza all’interesse».
Si parla di un asse Lega-M5S per governare in alternativa alla coalizione Renzi-Berlusconi...
«Dipende dalla legge elettorale e dal Parlamento che verrà fuori. Gli accordi sono possibili con tutti ma ci devono essere un interesse comune e un programma condiviso. E qui vedo parecchie difficoltà, i grillini sono di sinistra e prendono voti al Sud: che c’entrano con la Lega?».