La Stampa, 16 gennaio 2017
La sfida di Prada: è la semplicità la vera ribellione
Scene di normalità in un interno. L’uomo di Prada sfila in casa, in atmosfere Anni 70 tra tinello e camera da letto, la passerella arredata in legno, formica e piastrelle nei colorini che andavano in quegli anni, verde pallido, marrone ruggine. Via le architetture difficili, i toni concettuali, le cose complicate. «Le esagerazioni hanno stufato, il potere deluso, la violenza imperversa e anche nella moda c’è un’esigenza di verità, semplicità, modestia». Miuccia Prada fa moda esprimendo sentimenti che di solito anticipano lo spirito del tempo. Così lei adesso ha voglia di «umano, di vero, di reale». Quello che sfila è un contestatore, un ribelle, ma con la forza della debolezza, che è un valore. Questa la traccia teorica, che in concreto ovviamente assume forme, tessuti e oggetti che suo malgrado fra poco diventeranno trend di lusso.
La semplicità del velluto a coste, del tweed, della maglieria fatta in casa. Tanta pelle, che lei prima non amava e ora usa per pantaloni, trench e gonne. Tutto rimanda agli anni più ribelli, i Settanta. Non a caso la prima uscita è un ragazzo in calzoni di velluto beige, pull grigio a V e camicia azzurra. Il tocco pradesco sta nella cintura in cavallino colorato così come negli altri look – il completo da ufficio o da gran freddo, con il maglione a fantasia geometrica – compare in forma di collana o di ciondolo neohippie, fatti di rametti o di conchiglie. Ricompaiono anche la 24 ore squadrata e il borsello, ma in pelliccia, e così le scarpe stile clark, kickers e le college, ma con le nappe in pelo. Anche la semplicità, oggi, ha il suo prezzo.
Quanti debutti
Si dice sempre che non ci sono grandi novità, invece in questo giro di sfilate c’è un bel rimescolamento. Ieri, per dire, è stato un giorno di debutti – tre – il cui fil rouge sta nel fatto che i nuovi designer sono giovani ma nemmeno troppo, quarantenni che hanno avuto il tempo di formarsi, lavorare e oggi sono chiamati a confrontarsi con il dna di grandi marchi senza sentire il bisogno di stravolgerlo, solo «customizzandolo» un po’.
È quello che succede a Guillaume Meilland da Ferragamo, che si misura con il fondatore Salvatore al suo sbarco negli States, giovanissimo pioniere di eleganza arrivato ricco solo del suo stile naturale e della capacità di creare la «vestibilità perfetta». Meilland (che viene da Lanvin) ha provato a immaginare «quali nuove espressioni sartoriali avrebbe inventato per l’uomo moderno». Quali forme, tecniche, materiali. Ne sono uscite due silhouette, una più asciutta l’altra più morbida, tutto è indossabile e adatto a età e tipi diversi. C’è un grande inno al cappotto: lungo, corto, over, con cintura o senza, sfoderato, doppiato, a strisce in pelle e montone. Più audaci i parka in cavallino. La palette è maschile, scura, ma accesa da fiammate colorate. Le borse? Maxi a mano, zaini o marsupi.
Stile alpino
Si va in montagna e c’è la neve – verosimilissima – da Moncler, dove Thom Brown porta i tessuti di sartoria – che è il suo mondo – nell’universo sportivo del marchio. Cashmere, tweed, shetland e flanella si mescolano con materiali tecnici così come le forme classiche – giacche, peacot, mantelle – convivono con capi ispirati all’alpinismo. A colpire però sono i dettagli: le corde, i moschettoni e degli eccentrici scaldacollo a forma di barba che di certo non piaceranno solo agli hipster.
Voglia di radici
Bisogno di tornare alle radici, come da Ferragamo, anche per un marchio giovane come Bikkembergs. Il nuovo designer Lee Wood debutta recuperando il rigore degli inizi, di quando Dirk rivoluzionava la scena della moda assieme ai Sei di Anversa. Quindi gusto nordeuropeo, urbano con accenni militari. Giacche e pantaloni sartoriali, cappotti e parka con maxitasche. Un guardaroba virile, ma con tocchi inattesi come le maniche a frange del dolcevita.
Più onirico il mood di Federico Curradi che debutta col suo marchio. 41 anni, esperienza da Scervino, Cavalli e Iceberg, usa tessuti pregiatissimi ma li personalizza da streetwear. Così il giubbotto in lana e seta ha il ricamo (a mano) di un lupo sulla schiena, dal cappotto spigato escono fili gialli. Si entra nella City londinese, invece, con la collezione Daks per i nuovi maghi della finanza. I tessuti sono quelli della tradizione (manifattura Fox Brothers), le scarpe pure (con Trickers), i dettagli da dandy: tipo i laccetti da impiegato per tener su la camicia. Il cappotto regna ma non manca la cappa da Sherlock Holmes, i pantaloni sono corti. Seri sì, ma che si veda il calzino colorato.