Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Sette italiani su dieci pensano che una buona soluzione sia quella di farsi governare da «un uomo forte».
• Cioè un dittatore?
Un dittatore o qualcosa che gli assomiglia. Gli italiani non lo dicono, ma questo dittatore dovrebbe essere “buono”. Non solo, aggiungo io: dovrebbe cambiare le regole del Paese, magari sospendendo per un po’ le garanzie democratiche, e poi restituendoci un’Italia rimessa a posto dal punto di vista organizzativo.
• Ma chi è che dice ’ste cose?
I sondaggi. I sondaggi, lo sappiamo già, dicono che Prodi è in picchiata da un pezzo. Il dato nuovo è che sono in discesa tutti: Renato Mannheimer ieri sul Corriere della Sera ha raccontato di una ricerca dell’istituto Ispo che misura il cosiddetto “termometro di fiducia”, cioè il sentimento generico con cui i cittadini guardano alla classe dirigente. Beh, stanno tutti con la freccia rivolta verso il basso: governo, Berlusconi, Parlamento, sindacato, Confindustria, Chiesa, carabinieri, magistratura. La gente non si fida di nessuno.
• Non è quello che si chiama qualunquismo?
C’è una piccola differenza. Il qualunquismo del Dopoguerra, quello di Guglielmo Giannini, dubitava e si faceva beffe di istituzioni che non conosceva. Era una resistenza al nuovo, dopo vent’anni di fascismo e dittatura. Questo è invece un sentimento critico nei confronti di un sistema che si conosce benissimo, di cui si vedono i buchi e che sembra impossibile da riformare. Come mai sarebbe impossibile da riformare? Perché un gruppo di persone piuttosto fortunate ci sguazza dentro, ricoprendosi di denaro e di potere. Questo pensa il cosiddetto popolo. E dai sondaggi si vede: un altro istituto, l’Isae, ha fatto l’esame alla “fiducia dei consumatori”: beh, è in discesa ininterrottamente da gennaio ad oggi. I cittadini rispondono pessimisticamente anche alle domande che riguardano la loro situazione personale. L’80 per cento a domanda risponde: «Nessun politico si interessa davvero dei problemi della gente come me». Sfiducia, sfiducia e sfiducia.
• E la storia del dittatore?
Viene fuori da una ricerca Ipsos. Il 52 per cento dei cittadini all’osservazione: «L’Italia ha bisogno di un uomo forte che sappia decidere e risolvere i problemi», risponde: «Sono molto d’accordo». Un altro 22 per cento dice: «Sono abbastanza d’accordo». Significa che i contrari («Sono poco d’accordo» o «Non sono d’accordo») sono una minoranza, appena il 26 per cento. Cioè, il 74 per cento degli italiani, vale a dire più di sette italiani su dieci, pensa che a questo punto «l’uomo forte» sarebbe la soluzione. Se lei confronta questo risultato con quello che si sente in giro, quando si va in pizzeria o si prende l’autobus, deve ammettere che il clima è quello. Io personalmente ho sentito gente di sinistra dire che un periodo di sospensione della democrazia in Italia è indispensabile per ricostruire una macchina efficiente e disincrostare gli ingranaggi dalle troppe ruggini.
• Soluzioni perché la gente la smetta di ragionare in questo modo?
Due. La prima è garantire il ricambio della classe dirigente. Alla storia di Grillo – che dopo due legislature vuole mandare a quel paese i parlamentari – si risponde che decisioni così spettano al popolo. Sì, purché il sistema tenga conto delle bocciature: Berlusconi ha perso nel ’96 e s’è ripresentato nel 2001, ha perso nel 2006 ed è ancora lì. Prodi idem: buttato giù dai suoi nel ’98 e poi rimesso in pista nel 2006. All’estero non funziona mica così: Clinton, Chirac, Jospin, Schroeder, Tony Blair non hanno nessuna speranza di ritornare. Il ricambio è garantito. La seconda soluzione riguarda il processo decisionale: bisogna che un governo possa rifare la Salerno-Reggio Calabria in due-tre anni, non in mezzo secolo. E magari senza dover legiferare persino sulla campana di Rovereto, come si legge nell’ultima Finanziaria. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 1/10/2007]