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 2007  ottobre 02 Martedì calendario

Sette italiani su dieci pensano che una buona soluzione sia quella di farsi governare da «un uomo forte»

Sette italiani su dieci pensano che una buona soluzione sia quella di farsi governare da «un uomo forte».

• Cioè un dittatore?
Un dittatore o qualcosa che gli assomiglia. Gli italiani non lo dicono, ma questo dittatore dovrebbe essere “buono”. Non solo, aggiungo io: dovrebbe cambiare le regole del Paese, magari sospendendo per un po’ le garanzie democratiche, e poi restituendoci un’Italia rimessa a posto dal punto di vista organizzativo.

• Ma chi è che dice ’ste cose?
I sondaggi. I sondaggi, lo sappiamo già, dicono che Prodi è in picchiata da un pezzo. Il dato nuovo è che sono in discesa tutti: Renato Mannheimer ieri sul Corriere della Sera ha raccontato di una ricerca dell’istituto Ispo che misura il cosiddetto “termometro di fiducia”, cioè il sentimento generico con cui i cittadini guardano alla classe dirigente. Beh, stanno tutti con la freccia rivolta verso il basso: governo, Berlusconi, Parlamento, sindacato, Confindustria, Chiesa, carabinieri, magistratura. La gente non si fida di nessuno.

• Non è quello che si chiama qualunquismo?
C’è una piccola differenza. Il qualunquismo del Dopoguerra, quello di Guglielmo Giannini, dubitava e si faceva beffe di istituzioni che non conosceva. Era una resistenza al nuovo, dopo vent’anni di fascismo e dittatura. Questo è invece un sentimento critico nei confronti di un sistema che si conosce benissimo, di cui si vedono i buchi e che sembra impossibile da riformare. Come mai sarebbe impossibile da riformare? Perché un gruppo di persone piuttosto fortunate ci sguazza dentro, ricoprendosi di denaro e di potere. Questo pensa il cosiddetto popolo. E dai sondaggi si vede: un altro istituto, l’Isae, ha fatto l’esame alla “fiducia dei consumatori”: beh, è in discesa ininterrottamente da gennaio ad oggi. I cittadini rispondono pessimisticamente anche alle domande che riguardano la loro situazione personale. L’80 per cento a domanda risponde: «Nessun politico si interessa davvero dei problemi della gente come me». Sfiducia, sfiducia e sfiducia.

• E la storia del dittatore?
Viene fuori da una ricerca Ipsos. Il 52 per cento dei cittadini all’osservazione: «L’Italia ha bisogno di un uomo forte che sappia decidere e risolvere i problemi», risponde: «Sono molto d’accordo». Un altro 22 per cento dice: «Sono abbastanza d’accordo». Significa che i contrari («Sono poco d’accordo» o «Non sono d’accordo») sono una minoranza, appena il 26 per cento. Cioè, il 74 per cento degli italiani, vale a dire più di sette italiani su dieci, pensa che a questo punto «l’uomo forte» sarebbe la soluzione. Se lei confronta questo risultato con quello che si sente in giro, quando si va in pizzeria o si prende l’autobus, deve ammettere che il clima è quello. Io personalmente ho sentito gente di sinistra dire che un periodo di sospensione della democrazia in Italia è indispensabile per ricostruire una macchina efficiente e disincrostare gli ingranaggi dalle troppe ruggini.

• Soluzioni perché la gente la smetta di ragionare in questo modo?
Due. La prima è garantire il ricambio della classe dirigente. Alla storia di Grillo – che dopo due legislature vuole mandare a quel paese i parlamentari – si risponde che decisioni così spettano al popolo. Sì, purché il sistema tenga conto delle bocciature: Berlusconi ha perso nel ’96 e s’è ripresentato nel 2001, ha perso nel 2006 ed è ancora lì. Prodi idem: buttato giù dai suoi nel ’98 e poi rimesso in pista nel 2006. All’estero non funziona mica così: Clinton, Chirac, Jospin, Schroeder, Tony Blair non hanno nessuna speranza di ritornare. Il ricambio è garantito. La seconda soluzione riguarda il processo decisionale: bisogna che un governo possa rifare la Salerno-Reggio Calabria in due-tre anni, non in mezzo secolo. E magari senza dover legiferare persino sulla campana di Rovereto, come si legge nell’ultima Finanziaria. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 1/10/2007]