Corriere della Sera 02/10/2007, pagg.8-9 Fabrizio Dragosei, Franco Venturini, 2 ottobre 2007
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Mosca, la nuova mossa di Putin «Potrei fare il primo ministro». Corriere della Sera 2 ottobre 2007. KIEV – In un congresso con centinaia di delegati osannanti che a molti ha ricordato le assisi sovietiche, Vladimir Putin ha fatto capire chiaramente che sta per andarsene. Per tornare subito dopo. Non si presenterà alle elezioni di marzo per un terzo mandato da presidente, in quanto per questo occorrerebbe un cambio costituzionale. Ma potrebbe diventare primo ministro. Capo del governo, dunque, con al di sopra una figura che avrà un ruolo più rappresentativo che altro.
Nel frattempo, caso più unico che raro nel mondo, il presidente sarà candidato alle elezioni parlamentari di dicembre. Senza lasciare il suo posto al Cremlino, senza nemmeno doversi mettere in ferie, Putin sarà il capolista del Partito Russia Unita, la sua creatura che così annienterà qualsiasi opposizione. L’annuncio della «disponibilità» di Vladimir Vladimirovich è venuto ieri nella prima giornata del congresso di Russia Unita. Il rettore dell’università medica Gennadij Kotelnikov ha chiesto subito a Putin di guidare la lista del partito. Una operaia tessile, Elena Lakshina, è stata la prima a implorarlo perché non abbandoni il paese al suo destino. «Abbiamo ottenuto tanto in questi anni, ma senza di lei questi cambiamenti non continueranno! ». Poi si è rivolta all’uditorio: «Vedo tante persone importanti, troviamo una via perché il nostro presidente rimanga con noi anche dopo il 2008». A ruota, ha preso il microfono Mikhail Terentyev, campione delle paraolimpiadi: «Vladimir Vladimirovich, lei porta fortuna al paese. Grazie a lei abbiamo ottenuto le olimpiadi a Sochi; è un talismano per la Russia. Rimanga con noi». Infine la proposta più concreta: «Presidente, almeno diventi primo ministro».
V.V. ha atteso paziente la fine degli interventi, poi, dopo una sapiente pausa, ha ripreso il microfono annunciando l’indisponibilità a un cambiamento costituzionale per ricoprire un terzo mandato. «Modificare la Costituzione – ha detto – per una persona particolare è scorretto». E guidare il governo? « un’idea del tutto realistica, ma prematura. Servono due condizioni: che il nostro partito vinca le elezioni e che alla presidenza della Russia sia eletta una persona per bene, con la quale io possa lavorare in coppia».
Programma esplicito, almeno secondo alcuni commentatori. Viktor Zubkov, appena nominato premier, rimane il candidato ideale per una presidenza «debole», con i suoi 66 anni e la fedeltà totale a Putin. Conquistata la Duma a dicembre, insediato Zubkov al suo posto a marzo, Vladimir Vladimirovich potrebbe asssumere la guida del governo e far varare una riforma costituzionale per aumentare i suoi poteri. Rimane il dubbio costituzionale sulla possibilità di un presidente in carica di candidarsi come deputato. Lo stesso capo della commissione elettorale Vladimir Churov è caduto dalle nuvole: «Non posso rispondere, devo studiare la legge».
Fabrizio Dragosei
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UOMO DI PAGLIA CERCASI. Corriere della Sera 2 ottobre 2007. Quando Vladimir Putin considera «piuttosto realistico» uno scenario futuro che lo riguarda, esistono forti probabilità che le relative decisioni siano già state prese da tempo. Ieri il capo del Cremlino si è detto colmo di gratitudine per la candidatura parlamentare offertagli da un partito che di fatto gli appartiene e che lui stesso ha fondato nel ’99. E non ha escluso di diventare premier nel marzo prossimo, quando a norma di Costituzione dovrà lasciare la carica di presidente.
Se tanto mi dà tanto, siamo al cospetto non dell’ennesima mossa tattica ma di una strategia complessa che per la prima volta viene svelata dal diretto interessato.
Putin, si sa, non ha mai pensato di ritirarsi a vita privata. Ma la Costituzione gli vieta di candidarsi alla presidenza per tre volte «consecutive», e il presidente ha sempre rifiutato di cambiarla soltanto per garantirsi un nuovo mandato. Il problema, allora, è di rispettare la lettera della legge senza perdere il potere e senza precludersi un ritorno al Cremlino. Roba da poco, per il massimo dirigente di un popolo di scacchisti.
Prima fase dell’operazione, il voto legislativo del 2 dicembre 2007. Con l’aiuto di una serie di provvedimenti mirati ma anche sull’onda di un genuino consenso, Putin può contare su una netta vittoria di Russia Unita, il suo partito. Tanto più ora che a fare da capolista, grazie alla generosa offerta avanzata e accettata ieri, sarà il presidente in persona. In questo modo non sarà soltanto garantito il pieno controllo della Duma che già esiste oggi, ma risulterà confermata, eventualmente con l’aiuto di altre formazioni satelliti, anche la maggioranza parlamentare dei due terzi necessaria per emendare la Costituzione. Putin la userà per trasferire i poteri della presidenza al primo ministro, cioè a se stesso secondo le ultime indicazioni? Nessuno può escluderlo ma la logica porta a ritenere di no, perché se questa fosse la via prescelta il Cremlino l’avrebbe già applicata rendendo lecito un terzo mandato consecutivo.
Invece l’ex presidente pensa «realisticamente » di diventare Premier, contando sul fatto che sarà comunque la sua persona a emanare il vero potere e a controllare, ora che sono state in gran parte statalizzate, le immense ricchezze energetiche e minerarie del Paese. Ma perché questo gioco riesca bisogna mandare al Cremlino un successore che non conosca l’antico proverbio secondo cui l’abito fa il monaco, che non nutra ambizioni nascoste e che sia molto fedele, capovolgendo i ruoli istituzionali, al suo primo ministro. Tanto fedele da obbedirgli e se necessario anche da dimettersi. Perché Putin potrebbe sì ricandidarsi alla presidenza nel 2012, ma potrebbe anche, se le circostanze o la nostalgia lo richiedessero, anticipare di uno o due anni il ritorno al vertice. Basterebbe un abbandono del finto Zar per ragioni di salute, o per qualsiasi altro motivo, ed ecco che a norma di Costituzione dovrebbero essere indette elezioni presidenziali anticipate. Con l’esito che oggi appare scontato.
Siamo al punto cruciale: chi possiede le caratteristiche adatte per tenere calda la sontuosa poltrona del Cremlino in attesa del ritorno di Vladimir Putin? I due aspiranti di cui sinora si è maggiormente parlato restano in lizza, ma hanno entrambi qualche potenziale difetto pur appartenendo al «gruppo di San Pietroburgo » che da sempre sostiene il presidente. Il vice-premier Sergey Ivanov è popolare più del necessario, è giovane, ed è anche lui un ex del KGB con relative abilità e relazioni. Il vice-premier Dmitry Medvedev è ancora più giovane, ha le mani in Gazprom ed è ben visto (troppo) in Occidente. Il neo vice- premier Aleksey Kudrin ha una vasta (troppo) esperienza economico-finanziaria. Se il prescelto fosse uno di loro, diventerebbe più verosimile una prudente modifica costituzionale a favore del Putin primo ministro.
Ma perché correre rischi, se l’uomo perfetto è già a disposizione? Promosso da poco capo del governo, Viktor Zubkov è un esecutore tutto d’un pezzo, anziano, sconosciuto prima della sua nomina, e non ha escluso (cosa che non avrebbe mai fatto senza la dovuta autorizzazione del Capo) di candidarsi alle presidenziali di marzo. Il favorito per un Cremlino di transizione oggi è lui. Anche se nessuno può escludere l’emergere di altri fedelissimi, come il capo delle ferrovie Yakunin, il vice-premier Naryshkin, e non pochi altri.
Ora che ha cominciato a scoprire le sue carte, Putin ci regalerà altre sorprese? E’ possibile, dal momento che la sua indicazione sarà importantissima ma poi saranno i russi a dover votare il nuovo Presidente di paglia. E questo potrebbe rivelarsi un inconveniente strategico. Così come potrebbe dare fastidio un accentuarsi delle rivalità tra siloviki (gli uomini provenienti dai servizi) ora che diventerà più complessa e forse più controversa la gestione delle colossali fortune energetiche russe. Putin, comunque, non ha creato a caso la sua «verticale del potere». E ha intenzione di concederla in prestito soltanto per finta, e forse per poco.
Franco Venturini