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 2007  ottobre 02 Martedì calendario

Tutto è precario ma è bello così. La Stampa 2 Ottobre 2007. Milano. Chissà perché ha fatto tanto scandalo la proposta di «matrimonio a tempo» ideata da Gabriele Pauli, rossa e bidivorziata cinquantenne bavarese, candidata alla presidenza della Csu, uno dei più forti partiti cattolici d’Europa

Tutto è precario ma è bello così. La Stampa 2 Ottobre 2007. Milano. Chissà perché ha fatto tanto scandalo la proposta di «matrimonio a tempo» ideata da Gabriele Pauli, rossa e bidivorziata cinquantenne bavarese, candidata alla presidenza della Csu, uno dei più forti partiti cattolici d’Europa. Forse perché l’eternità dell’amore, anche teorica, è molto più affascinante di un contratto a termine. Gabriele, dall’alto della sua esperienza personale pensa che sette anni siano sufficienti. Scaduto il contratto, niente vieta di rinnovarlo. Altrimenti, un semplice addio senza giudici, né avvocati. Sarebbe sorpresa di scoprire che qualcuno ci ha già pensato prima di lei nel mondo arabo. Infatti, il matrimonio a tempo è una pratica sciita molto diffusa. Si chiama «sigha» e legalizza matrimoni (leggi anche avventure di una notte) per periodi brevissimi. Come funziona, lo racconta la scrittrice Anita Amirrezvani nel romanzo «Il sangue dei fiori» appena uscito da Feltrinelli, storia favolosa di una tessitrice di tappeti. E fa sapere che nessuna ragazza di buona famiglia ne accetterebbe uno. Eppure non è un’idea balzana germogliata casualmente, ma il punto d’arrivo di un processo. Tutto ormai è diventato temporaneo. Il lavoro, per esempio. Nel nome della flessibilità non esiste il posto per tutta la vita, anzi non esiste «il posto», come sostiene Aris Accornero nel suo «San Precario aiutaci tu». E la parola «temporaneo» nella versione inglese temporary è diventata cool, divertente quasi, come a segnalare la bellezza del cambiamento, la potenza della modernità: lo speed shopping, lo shop sharing. Ed ecco i temporary shop, o i negozi pop up (due giorni una settimana, un mese, tre) che presentano un prodotto, lo promuovono e poi chiudono. Grande pubblicità a Milano per il temporary shop di Nivea (dal 14 aprile al 13 maggio scorso) con un’area beauty (trucco, capelli e per lui anche barba) completamente gratis, e per quello di Breil, inaugurato a metà maggio (postazione internet, isole di vendita, sculture) come per Levi’s e Young Village. A Parigi, festa per il goloso temporary di «Bonne Maman» mentre la «Weber Grill» improvvisava temporanei barbecue sui marciapiedi di Chicago. Capita che L’Oreal apra negozi per sole 5 settimane seguendo il flusso delle vacanze, o che a Treviso arrivi Loft, un temporary fashion. Che un punto vendita di Target si piazzi per un mese e mezzo nel Rockfeller Center e chiuda per rispuntare, su un battello nel bel mezzo del fiume Hudson. O ancora, che Nike sbarchi Tokio (ma solo per due mesi) e la compagnia aerea Song sperimenti per 9 settimane a SoHo (New York) un negozio in cui si vendono «anche» biglietti aerei. Si sta seduti su poltrone di prima classe e qualche fortunato riceve anche il vassoio con il pranzo. Per chi cerca uno spazio (giovani artisti, di solito) Milano è l’ideale. Qui è nato TS20, negozio tradizionale, concept store, o quello che vi pare. Qui i grandi eventi (Settimana della Moda, Salone del Mobile) provocano trasformazioni rapide e spiazzanti, come un garage diventato galleria d’arte in una notte (con disperazione degli automobilisti). Cumuli di cose In questa temporaneità psicologica e geografica (si viaggia molto, si adatta il guardaroba), Chiara Boni riesce a dare un’interpretazione utile e divertente della moda speed con la minicollezione «Petit robe». Ovvero, 20 vestiti, prezzo fra i cinquanta e i settanta euro, chiusi in una bustina: «li sfili e le li puoi infilare subito», suggerisce la scrittrice Chiara Gamberale, si piegano, non si stirano, entrano in qualsiasi bagaglio fanno fronte (temporaneamente) a qualsiasi emergenza. Piacciono meno i temporary diamonds, diamanti che non sono per sempre, ma il tempo di un affitto o di una breve storia d’amore (a New York, c’è già stato qualche problema per la restituzione). E’ triste che la passione si misuri in tempi tanto ridotti, ma chi volesse una spiegazione la troverà nelle pagine di Zygmunt Bauman («Vita liquida» e «Amore liquido»): la caratteristica dei nostri giorni non è la permanenza, ma la provvisorietà. Perciò adattiamoci. Anche a raccogliere cumuli di cose provvisorie da stivare (temporaneamente) nei self storage. Quanto a Gabriele Pauli, bisognerebbe farle conoscere Velasco Vitali, pittore appartato e ben quotato (in questi giorni espone strabilianti quadri sul tema della montagna a Sondrio) che, il giorno del suo matrimonio, ha sottoscritto con la moglie Cristina una «promessa di separazione» con rinnovo quinquennale. E’ successo 18 anni fa. L’opzione non è mai stata esercitata, ma gli tocca almeno il copyright. ROSELINA SALEMI