Corriere della Sera 02/10/2007, pag.31 GIOVANNI FABRIZIO BIGNAMI, 2 ottobre 2007
Dal San Marco ai raggi di Agile L’Italia è sempre più in orbita. Corriere della Sera 2 ottobre 2007
Dal San Marco ai raggi di Agile L’Italia è sempre più in orbita. Corriere della Sera 2 ottobre 2007. Il Bip Bip di Sputnik ed il battito cardiaco di Laika diedero un segnale di maturità scientifica e tecnologica, ma anche di velata minaccia militare. Fu invece di Explorer 1, il satellite americano, la prima scoperta scientifica spaziale. Gli strumenti di James Van Allen scoprirono le fasce di radiazione che presero subito il suo nome. Intanto Bruno Rossi, allievo di Fermi emigrato negli Usa e divenuto professore al Mit, inizia lo studio delle radiazioni dallo spazio. Fu lui a chiamare, nel 1961, Giuseppe Occhialini a Boston. Tornato a Milano, Occhialini contribuì a far partire la ricerca spaziale in Italia ed in Europa, mentre un altro suo allievo milanese, un certo Riccardo Giacconi (premio Nobel 2002), si metteva a lavorare proprio con Rossi. In parallelo, Luigi Broglio, con genio e testardaggine, riusciva a portare l’Italia ad essere il terzo paese al mondo a lanciare un satellite, il primo della serie San Marco, in orbita nel 1964. Da allora, l’Italia (dal 1988 con Asi) ha lanciato quasi una ventina di satelliti nazionali. Una missione per telecomunicazioni ad alta frequenza, il Sirio del Cnr, fu seguita da satelliti a frequenze sempre più elevate, Italsat 1 e 2. Poi la fisica fondamentale, prima con i Lageos assieme alla NasaA e poi con gli sfortunati satelliti al guinzaglio, Tethered, da una geniale idea di Giuseppe Colombo. Più recentemente (1996-2002), la missione di astrofisica BeppoSax, dedicata a Occhialini, fu un successo mondiale, meritandosi dagli americani il premio che porta il nome proprio di Bruno Rossi. L’Asi, con la grande industria nazionale, ha costruito circa il 40% del volume abitabile della Stazione spaziale internazionale, ha messo in orbita quattro astronauti (tra pochi giorni saranno cinque col volo di Paolo Nespoli) ed ha partecipato, quale Paese fondatore ed attualmente terzo partner in ordine di importanza, a tutte le imprese della Agenzia Spaziale Europea. Italiana è la antenna della missione Nasa/Esa/Asi Cassini, da anni intorno a Saturno, e la brillante tecnologia della nostra industria radar è alla base dei successi degli strumenti Asi in orbita intorno a Marte e Venere su sonde Esa. Proprio nel contesto europeo l’Italia sta sviluppando il proprio razzo vettore Vega. L’Asi, infine, ha partecipato a numerose missioni di altre Agenzie, prima fra tutte la Nasa: è appena partita, ad esempio, la missione Dawn con uno strumento italiano per lo studio dei corpi minori del sistema solare. Il 2007, cinquantenario di Sputnik, è stato un anno fortunato per l’Italia dello spazio: in aprile un’altra missione di astrofisica, Agile, con risultati invidiati in tutto il mondo e in giugno il primo satellite della costellazione CosmoSkyMed, che sfrutta alla grande la tradizione italiana di radar per l’osservazione della Terra. «Cosmo» è il progetto spaziale più grande mai affrontato dall’Italia ed il primo del suo genere anche per l’Europa, oltre ad essere la prima collaborazione concreta tra il Ministero dell’Università e Ricerca e un altro Ministero italiano, quello della Difesa. Tra poche settimane sarà in orbita il secondo e presto completeremo la costellazione di quattro satelliti. E il centenario? Penso che lo festeggeremo su Marte e che dallo spazio avremo trovato un’altra Terra nel nostro angolo di Galassia. Più vicino a noi, un super-sistema satellitare, discendente da quel Galileo che l’Europa sta facendo partire, con fatica ma con determinazione, renderà inutile preoccuparsi, ad esempio, di guidare la macchina. E poi chissà: i fratelli Wright, cento anni fa, non avrebbero certo immaginato il nuovo Airbus. GIOVANNI FABRIZIO BIGNAMI