Corriere della Sera 02/10/2007, pag.31 SERGIO ROMANO, 2 ottobre 2007
Guerra fredda La mossa più ardita. Corriere della Sera 2 ottobre 2007. Il lancio di un satellite sovietico il 4 ottobre 1957 fu visto come la mossa della torre o dell’alfiere sulla scacchiera della Guerra fredda
Guerra fredda La mossa più ardita. Corriere della Sera 2 ottobre 2007. Il lancio di un satellite sovietico il 4 ottobre 1957 fu visto come la mossa della torre o dell’alfiere sulla scacchiera della Guerra fredda. Non era ancora uno scacco, ma poteva rapidamente diventarlo. A Mosca vi era un uomo nuovo, Nikita Kruscev, che dava segnali contradditori e sembrava ora conciliante, ora minaccioso e aggressivo. Nel febbraio dell’anno precedente, durante una seduta a porte chiuse del XX congresso del Pcus (partito comunista dell’Unione Sovietica), aveva denunciato i crimini di Stalin e il culto della personalità. Nella stessa occasione, durante una seduta pubblica, aveva elogiato il concetto leninista di coesistenza pacifica e dichiarato che questo sarebbe stato, da quel momento, l’obiettivo della politica estera sovietica. In aprile sciolse il Kominform con cui l’Urss, dal 1947, aveva cercato di teleguidare i partiti comunisti dell’Europa occidentale. Ma nello stesso mese, durante un viaggio a Londra, aveva annunciato che il suo Paese si accingeva a costruire missili dotati di testate nucleari all’idrogeno. E in novembre non aveva esitato a reprimere nel sangue la rivoluzione ungherese. A quale Kruscev avremmo dovuto credere? A quello che «riabilitava» le minoranze oppresse da Stalin e cacciava la vecchia guardia dal Comitato centrale? O a quello che tradiva i patrioti ungheresi e mandava i carri dell’Armata Rossa alla conquista di Budapest? Anche l’Occidente, d’altro canto, lanciava segnali non propriamente pacifici. Nel maggio del 1955 la Germania venne ammessa a far parte della Nato. Nei mesi seguenti l’organizzazione cominciò a discutere il problema dell’installazione di basi missilistiche in Europa occidentale. Quando fu annunciato, nel febbraio del 1957, che un generale tedesco (Hans Speidel) avrebbe comandato le forze di terra dell’Alleanza in Europa centrale, i sovietici sbarrarono gli occhi. Speidel aveva una impeccabile reputazione anti-hitleriana, ma aveva pur sempre combattuto in Russia per quasi due anni contro l’Armata Rossa. Era quindi inevitabile che lo Sputnik venisse giudicato nel contesto della Guerra fredda e provocasse una discussione sul modo in cui l’avvenimento avrebbe modificato i rapporti di forze tra i due blocchi. Ma i tempi della tecnica non sono quelli della politica. Più che di una deliberata strategia sovietica il lancio fu il risultato di un processo che era cominciato nel 1945 quando sovietici e americani, avanzando nel territorio del Reich, avevano cominciato a fare incetta di scienziati e tecnici tedeschi. Secondo alcune stime, furono circa 750 gli esperti importati che gli Stati Uniti impiegarono, subito dopo la fine del conflitto, nei loro laboratori. E furono probabilmente altrettanti quelli che lavorarono nella patria del socialismo. Dopo il lancio dello Sputnik, un comico americano, Bob Hope, disse: i loro tedeschi sono meglio dei nostri. In realtà le due équipes lavorarono con precisione germanica in quasi perfetta sintonia. Quattro mesi dopo lo Sputnik, il 31 gennaio 1958, apparve nello spazio Explorer 1. La corsa era cominciata. SERGIO ROMANO