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 2007  ottobre 02 Martedì calendario

La Vespa carica per me era vacanza. Se uno prende il mio libro Italiani si diventa ce n’è una pazzesca in copertina col portapacchi davanti e dietro

La Vespa carica per me era vacanza. Se uno prende il mio libro Italiani si diventa ce n’è una pazzesca in copertina col portapacchi davanti e dietro. In quello davanti c’era un enorme porta scarponi da sci che riempivo di tutto, ci mettevo anche la tenda e il sacco a pelo. Dietro tenevo uno zaino gigantesco, poi spesso avevo qualche borsa in mezzo alle gambe. Con la mia prima, una 125 TS c’ho fatto 95 mila chilometri. Partivo il venerdì, andavo a Vienna e tornavo il martedì, questo era l’andazzo. Ero giovane e ci riuscivo. Quando nel ”79 sono andato con un gruppo di amici sui Pirenei, c’era la lotta per portarsi dietro la ragazza migliore. Ma attenzione, la classifica era basata su quella che si piegava meglio: una era convinta che facendo la curva a sinistra si doveva buttare a destra. Era molto carina, ma non la voleva nessuno. A 20 anni uno zio medico mi ha lasciato una bellissima Vespa del 1954, faceva un gran colpo in giro. Non è mai andata in pensione. Mario Marazzi, collezionista appassionato di moto, nonché fratello di mia moglie, me l’ha fatta tornare in forma smagliante. Ed è il mio mezzo di trasporto normale. Ci vado qualche volta anche a Milano, sono andato pure in montagna. Insomma, vado in giro con una ”ragazza” che ha tre anni più di me. E che secondo mia moglie, moglie da 21 anni, prima di lei ha trasportato troppe ragazze, sarà. Ho avuto brevemente anche una terza Vespa di un altro zio paterno, una col cambio a bacchetta del 1951, che scioccamente ho venduto. A me piace molto andare in moto sotto l’acqua, è una mia perversione, la trovo una delle cose più affascinanti che esistano. Ultimamente lo faccio un po’ meno per questioni di età e reumatismi, ma mi torna in mente una foto meravigliosa in un palmeto vicino ad Alicante in cui sembriamo degli alieni. Eravamo tre ventenni, con quelle tute gialle degli addetti che puliscono i serbatoi delle petroliere, dei caschi approssimativi, in una specie di alba surreale. In Sardegna, invece, ho avuto una disavventura. Scendevo abbastanza veloce verso una provinciale con un mio amico alto 1,92 che portava sulle spalle tutto l’equipaggiamento per la pesca subacquea e mi sono trovato di fronte un deficiente che stava andando contromano. Ho inchiodato, la moto è scivolata e il mio amico è atterrato di schiena con tutto il suo materiale sulla R5. Morale: lui non si è fatto nulla, io pure, l’R5 praticamente l’abbiamo demolita. Credo, quindi, che qualche volta sui vespisti ci sia una sorta di angelo custode particolare. Ma ci tengo anche a ricordare che gli angeli custodi di questi tempi hanno molto da fare e che i deficienti che vanno contromano esistono sempre».