Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Rispondiamo, come ogni lunedì, alle lettere dei lettori.
• Il lettore Franco Arnaboldi dice che il biodiesel non c’entra niente con l’aumento del prezzo del grano. Secondo lui, è solo colpa della Comunità europea «che ha disposto, già da un paio d’anni e per la durata di otto, di pagare l’integrazione per non seminare più. Risultat nessuno semina più in Italia. Da allora, avanti il manipolo degli importatori, coi loro prezzi schizzati ed alterati e anche falsamente giustificati».
L’Unione europea ha seguito fino ad oggi la politica di scoraggiare certe coltivazioni per sostenerne il prezz la super-produzione – cioè l’inflazione di beni – fa scendere a zero il compenso per chi coltiva. All’abbondanza dei beni raggiunta in questa maniera segue inevitabilmente la carestia. Questo per dire che i limiti posti dalla Comunità (con le tonnellate di frutta distrutte che tanto fanno indignare i cittadini) hanno un senso, e non sono in sé solo un favore agli speculatori. L’Unione comunque ha deciso adesso di rimettere in produzione per il 2008 quasi 200 mila ettari in Italia e quattro milioni nel continente. Le tensioni sui prezzi non sono provocate solo dal biodiesel, naturalmente, che è la causa più nuova e quindi più interessante da raccontare. Paesi esportatori, che non vogliono aver problemi al loro interno con i prezzi, come la Russia o soprattutto l’Ucraina, stanno mettendo limiti, cioè dazi, alle vendite all’estero. Questo restringe l’offerta. E, di conseguenza, paesi importatori – come l’India o l’Egitto – stanno tentando di acquistare il più possibile per non trovarsi poi a corto. E questo allarga la domanda. Il problema dei prezzi è estremamente sentito laggiù: in India, nell’Uttar Pradesh, e anche nel Bengala Occidentale, ci sono stati incidenti molto gravi per la semplice apertura dei nuovi centri commerciali Reliance Retail – dei supermercati – che, abbattendo i prezzi, mettono alla fame i contadini.
• Marco Venturini da Cogorno (Genova) la rimprovera per non aver scritto a chiare lettere, nel caso Sabani, che quando si sente un dolore al petto bisogna chiamare il 118 e non il medico di base.
Ha ragione. Venturini spiega: «L’operatore telefonico del 118 considera sempre come potenziale attacco cardiaco un dolore al petto in una persona di età superiore ai 35 anni». E gli presta quindi le cure del caso, senza possibilità di errori.
• Sempre sul caso Sabani, il lettore Massimo Bolognesi da Cesena la prega di chiarire che la morte improvvisa da infarto si può e si deve evitare.
Basta prenderla in tempo, spiega. quello di cui altri lettori accusano il medico generico arrivato alle otto. Almeno lui, a chiamare il 118, poteva pensarci.
• Dante Balzano, da Busto Arsizio, concorda con lei che la lotta alla pena di morte si fa perché non siano condannati i colpevoli. E le ricorda che tra braccio della morte e carcere normale ci sono differenze abissali.
Sì, il lettore cita le 23 ore al giorno in isolamento e l’ora d’aria individuale.
• Una lettera importante, argomentata, dura e molto cortese nello stesso tempo. del lettore Giovanni Lazzaretti, che le contesta i ragionamenti sulle tasse alla Chiesa, quelle su cui vuol veder chiaro l’Unione europea. impossibile riprodurla per intero, limitiamoci a dire che: il lettore spiega che non c’è nessun privilegio particolare per la Chiesa, la quale gode delle stesse facilitazioni riservate a tutti gli enti non commerciali che svolgono «attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive e culturali, ricreative e sportive». Nega che la Chiesa faccia la concorrenza agli alberghi con le sue strutture, nega che la Chiesa faccia affari con le scuole, in realtà tutte in perdite (sulle strutture ospedaliere non sa dire), ricorda che i centomila immobili «posseduti dalla mano cattolica» sono per un quarto chiese, ci metta l’abitazione del parroco, un luogo di ritrovo e la scuola materna o un istituto d’accoglienza per i poveri e ha fatto i centomila immobili. Quanto all’Ici, la Chiesa è esentata – quando è esentata – come tutti gli altri enti che fanno attività non commerciali (vedi sopra), ma la paga negli altri casi. Il lettore nega poi il dimezzamento dell’Ires (e comunque, poiché l’impresa cattolica perde per definizione, anche questa pretesa mezza Ires non si materializza mai), eccetera eccetera.
Bene, anch’io sono rimasto colpito da questa lettera e chiedo scusa per non aver dato alle ragioni dei cattolici la stessa attenzione che ho riservato agli argomenti dei radicali. La Ue, che chiede lumi, farà in ogni caso chiarezza. Alla storia dei circoli massonici che vogliono mettere sotto processo il papa – argomento messo in giro da chi la Chiesa la difende male – io non ci credo. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 9/9/2007]
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