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 2007  settembre 10 Lunedì calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

LONDRA – Era fuggito in modo teatrale il 17 giugno del 1961, lanciandosi tra le braccia dei poliziotti francesi all’aeroporto di Parigi, gridando «Voglio essere libero ». Aveva seguito il consiglio di un diciottenne tedesco dell’Est conosciuto a Leningrado, che si era innamorato di lui e temeva che l’oppressione sovietica e la persecuzione degli omosessuali gli avrebbero distrutto la carriera. Ma la prima passione giovanile di Rudolf Nureyev, uno dei più grandi ballerini classici della storia, erano le donne, non gli amori gay. questo che racconta Julie Kavanagh in una biografia che sarà pubblicata a Londra a fine mese.
La prima a scaldargli il cuore fu Menia Martinez, una ragazza cubana sbarcata alla grande scuola di danza Vaganova di Leningrado nel 1955. «Era il culmine dell’inverno, e lei indossava il più leggero dei vestiti estivi, sandali senza calze con i tacchi a spillo e un trucco latino». Come quasi tutti gli allievi il diciassettenne Rudik, come si faceva chiamare, fu ipnotizzato. Molti compagni lo invidiarono. Ma secondo la biografia all’inizio la ballerina dei caraibi lo fece correre, bollandolo come «un altro di questi stupidi ragazzini».
Rudolf cominciò a farsi notare per la sua classe. Protetto da Alexander Pushkin, uno dei maestri più rispettati. Piacque subito anche a Natalia Dudinskaya, prima ballerina del Kirov che a 46 anni era alla fine della carriera. E nel 1959 chiese che Nureyev, appena uscito dalla scuola Vaganova, fosse il suo compagno in Laurentia. La passione, secondo i testimoni, portò a un’esibizione coinvolgente come «l’eruzione del Vesuvio», anche se i critici lamentarono che la bravura rovente del giovanotto «disturbò la sottile coreografia ».
Successo, comunque. Ma poco dopo un incidente: Nureyev si stira i legamenti del ginocchio. depresso. Rientra in scena il vecchio professore Pushkin: lo porta a casa sua, dove vive con la moglie Xenia Jurgenson, 42 anni, «una donna baltica, alta, attraente ». E insoddisfatta.
La biografia dice che Rudolf a 21 anni «era ancora vergine e voleva sapere». Lei gli avrebbe detto: «Io voglio che tu conosca anche questa parte della vita».
Passa poco tempo e torna sul palcoscenico di questa storia anche la cubana Menia. E questa volta è amore.
Poi la grande occasione della tournée del Kirov in Europa. Ma circolano anche le voci di omosessualità. Di certo i «guardiani» del Kgb un giorno dicono a Nureyev che deve tornare a Mosca, inventano che «al Cremlino vogliono vederlo in azione». Nureyev «sceglie la libertà».
Si stabilisce a Londra, con la grande Margot Fonteyn al Royal Ballet. Nel 1963 è negli Stati Uniti. La first lady Jackie Kennedy è estasiata, lo invita per un tè alla Casa Bianca, dove le cronache ricordano il russo in posa sulla famosa sedia a dondolo del presidente. Jfk è cortese ma un po’ perplesso da «tutto quel jazz culturale» organizzato dalla moglie. Niente di più intimo, ma l’amicizia continuò e anni dopo la vedova del presidente americano consigliò all’artista come investire bene i suoi guadagni, comprando oro prima che la quotazione salisse. Il primo affare.
A Londra, incontro con Lee Radziwill, sorella di Jackie. «Ragazza fantasiosa ». Con lei successe qualcosa di più: «Certo, quando l’ho conosciuto io era omosessuale al 99,5 per cento, bisognava prendere l’iniziativa ». Gli amici hanno raccontato all’autrice della biografia
Rudolf Nureyev: the life
che Lee l’iniziativa la prese, e sfruttò bene lo 0,5 per cento.
E il ragazzo tedesco dell’inizio della storia? Si chiamava Teja Kremke: non ebbe fortuna perché pochi giorni dopo che Rudik aveva seguito il suo consiglio a Parigi, a Berlino alzarono il Muro. Restò intrappolato, si sposò due volte e morì in circostanze mai chiarite a 37 anni. Nureyev è stato ucciso dall’Aids nel 1993.