Mario Sconcerti, Corriere della Sera 10/9/2007, 10 settembre 2007
Il problema attuale del nostro calcio a livello di nazionale è la fine di una grande generazione di fantasisti, probabilmente la più grande che abbiamo avuto
Il problema attuale del nostro calcio a livello di nazionale è la fine di una grande generazione di fantasisti, probabilmente la più grande che abbiamo avuto. Da Baggio a Del Piero, passando per Totti, Cassano e perfino Doni, corrono quasi vent’anni di nazionale con un primo, un secondo e un terzo posto su cinque Mondiali. Per un verso o per l’altro quelle generazioni stanno finendo. Totti gioca in un altro ruolo e non lega con l’ambiente. Cassano è scomparso, lo aspettano tutti ma nessuno sa che cosa sia davvero in questo momento e se potrà mai diventare un giocatore affidabile. Del Piero regge abbastanza in campionato dove ancora si difende con la classe e il carisma, ma in campo internazionale è in grande difficoltà. Vengono così a mancare i giocatori fondamentali del nostro calcio, quelli di raccordo e conclusione, i diversi, quelli che hanno sempre fatto la cifra del nostro gioco. Per la prima volta non abbiamo ricambi. Le grandi squadre in quel ruolo hanno stranieri (Ibrahimovic, Seedorf, Kaká, Mutu, Figo, Giuly, Mancini, Taddei, Jumenez), le piccole tendono a tenere il giocatore di qualità vicino ai mediani, più uomo di centrocampo che attaccante. Contro la Francia il problema è stato due volte evidente. Prima perché c’è stata pochissima fantasia nel gioco, secondo perché per tentare di averne, si è dovuto spostare Pirlo a fare il trequartista. Anni e anni di rigore tattico e di 4-4-2 hanno chiuso in un angolo fin dai vivai questo tipo di giocatore. Si è riscoperto il regista, si sono ritrovate le ali, questo ha limitato lo spazio del fantasista, sempre più condannato a essere semplicemente un attaccante agile alla Miccoli o alla Di Michele, che il vecchio riferimento «magico» della squadra. Così adesso siamo in difficoltà, i vecchi passano e i giovani stanno facendo fatica. L’esempio di Pirlo ha inoltre portato molti tecnici a investire sui fantasisti come veri registi di centrocampo, addirittura come uomini davanti alla difesa. In altri momenti Aquilani o Montolivo avrebbero certamente giocato venti metri più avanti fino a sfiorare il ruolo. Oggi sono centrocampisti moderni, di qualità, sempre fondamentali, ma non dei trequartisti. In campionato l’evoluzione del gioco, non avendo più numeri 10 offensivi, porta a spargere la qualità su molti altri ruoli. Prima dietro due punte e un trequartista non potevano stare che tre mediani. Oggi si tende ad avere una punta e molti pseudo fantasisti, giocatori di buona qualità comunque più adatti ad attaccare che a coprire. Ma mancano i giocatori di grande classe e personalità che da Rivera a Mazzola in poi, sono stati la sostanza costitutiva del nostro calcio migliore. Se il Manchester spende 50 milioni per Nani e Anderson, se il Milan ne spende venti per un ragazzo di 18 anni, significa che il problema è generale. L’affermarsi dovunque dei giocatori africani ha portato grande qualità media in tutti i reparti. I neri sono fantasisti naturali dovunque giochino. Questa qualità diffusa permette spesso di non sentire la mancanza della qualità specifica, ma noi non abbiamo i neri, subiamo solo il cambiamento di un metodo senza averne uno alternativo. De Rossi e Gattuso insieme, con Pirlo che parte addirittura alle loro spalle è la fotografia esatta del nostro momento. Di quello che assomiglia a un nuovo isolamento, un profondo disagio che dovremo risolvere con un’idea diversa.