Filippo Ceccarelli, la Repubblica 10/9/2007, 10 settembre 2007
«Grande Beppe» gli scrivono, o «mitico Beppe». Ma anche: «Ciao mio Profeta», con la maiuscola
«Grande Beppe» gli scrivono, o «mitico Beppe». Ma anche: «Ciao mio Profeta», con la maiuscola. «Sei uno dei miei maestri», «sei come il miglior padre che chiunque vorrebbe». I modelli di autorità si dispiegano on line con la potenza di una rivelazione antica, sia pure contaminata dalle suggestioni delle canzonette e dal linguaggio sintetico di questi tempi. I «Grazie di esistere» non si contano; i «Beppe, 6 forte» abbondano nel cyberspazio. L´arena si affolla di umori, gadget, video, giochini interattivi, crociate iper-semplificate, c´è pure l´inno, «Un Grillo per la testa». Beppe Grillo: l´invocatio nominis risuona nei post del cliccatissimo sito nelle sue più varie e declinate espressioni. Focosi alcuni: «Caro Beppe, sono molto inkazzato». Altri, più timidamente, chiedono: «Posso darti del tu? Grazie». Con ingenua e tenera fede altri ancora si aspettano una telefonata personale: «Ho bisogno di contattare Beppe. Urgentissimo». Segue il numero del telefonino, 333.118. Sono messaggi in bottiglia che la tecnologia permette a chiunque di leggere: «Ti scrivo perché vorrei che tu dessi una bella tirata di orecchie alle aziende del legno che si riforniscono con legname illegale». Oppure: «Che ne dici di fiondarti a Sicignano degli Alburni?» Ci vorrebbe qualche mese per studiare, smontare e decodificare, eventualmente, la massa incandescente di post-it caricati sul blog dell´ultimo inatteso protagonista della vita pubblica del 2007. Ci si trovano lodi, sfoghi, articoli, barzellette, quiz, deliri, ma anche episodi di vita reale, vissuta, sofferta: quella che distingue e solleva un Palazzo sempre più separato dalle quotidiane mortificazioni della gente. E perfino proposte di buonsenso. Un tempo il potere, per sua naturale irrequietudine (e cautela), affidava alle prefetture il compito di monitorare la rabbia sommersa della popolazione. Oggi basta farsi un giro sul sito di Grillo per capire come le sofisticate e costose strategie d´immagine servono a poco ai potenti che le finanziano, forse a nulla. La via crucis dei pendolari, le cartelle pazze, le bollette ribalde, gli scavalcamenti nei concorsi pubblici, le code sull´autostrada, l´inceneritore che non funziona, il depuratore che puzza, le storture e le torture della burocrazia, i topi negli ospedali, «Ferrara ai primi posti per il cancro allo stomaco», gli inganni della Telecom, le lacrime della Madonnina di Pantano, l´olio di colza, la fuga dei cervelli, i problemi del Tocai friulano, i soldati italiani in Afganistan, i truffatori e gli ipnotizzatori degli anziani. Il male, insomma, qui e ora. Tutto vero, purtroppo, ma anche tutto troppo facile. Testimonianze accorate, campagne personalizzate (contro Fazio, Geronzi, Tronchetti Provera, Mastella), documentazione sui "nuovi schiavi" del precariato e responsabilità difficilmente accertabili: «Mi pioveva dal tetto», «Anch´io purtroppo sono dovuto emigrare», «C´era uno chef che sputava nei piatti», «Quando ha visto i soldi della pensione, mia madre (81 anni) si è messa a piangere». Dagli albanesi stupratori all´orario di distribuzione dei dvd in un teatro di Reggio Emilia; dai fotogrammi satanisti nei cartoni animati ai farmaci che fanno male; dalle targhe alterne all´amianto, fino allo stipendio di Bonolis. E allora? Allora niente, o allora tutto: comunque scrivono a BeppeGrillo.it. Non a caso si chiama «Il muro del pianto» la sezione del sito che per centinaia di videate, dal 2005 a oggi, ospita il quaderno di doglianze della post-politica, o dell´anti-politica, in ogni caso doglianze trascurate dalla politica. Rimarchevole repertorio di ansie collettive, questo muro elettronico, qui e là rischiarato da qualche possibile soluzione, magari in forma di consiglio per gli acquisti: l´energia eolica, i colpevoli fuori dal Parlamento, l´automobile ad aria compressa, lo spazzolino da denti con il ricambio, la lavatrice «che consuma come una lampadina». E tuttavia, passate un paio d´ore nel magma ribollente del malumore italiano, di tutti i messaggi, di tutte le idee, di tutti gli insulti anche molto grevi alla Casta, di tutte le ovvie e pur toccanti lamentazioni, ne resta impressa una, femminile, incastonata fra una selva di puntini sospensivi: «Ho paura, Beppe». Fa riflettere che proprio un comico, un uomo di spettacolo che i telespettatori più attempati ricordano duettare con la Carrà nelle trasmissioni di Rai1 il sabato sera, venga oggi identificato come colui che solo può sciogliere le paure, proteggere i cittadini, anzi di più: vendicarli. Come Robin Hood, Masaniello, Cola di Rienzo, Zorro o il Gabibbo. Non solo, ma dietro la grafica semplice e accattivante del sito, dal turpiloquio agli spazi immateriali della rivolta, secondo i ritmi della trasmissione in tempo reale si azzerano le residue ed esauste culture politiche. Non c´è più destra, né sinistra, comunismo o fascismo, ricchi o poveri. Il conflitto s´è fatto arido, primario, indiziale: «noi» e «loro», come allo stadio, il bene contro il male. Grillo lo sa e, da attore qual è, ci dà dentro. Compare nei filmati, vestito per lo più di nero, mentre si agita, urla, si strugge, gesticola, fa le facce, in uno spot prende addirittura per il bavero un giovane spettatore: «Bisogna fare qualcosa! Qual-co-sa! Qual-co - saaaaa!». Il pubblico ride, e in verità anche lo spettatore strattonato. Primo piano, in crescendo: «Non c´è l´aviaria, c´è la "Grillaria", questa grande democrazia che parte dal basso e contagia tutti». E per un attimo, dietro alle fattezze dello showman, pare di cogliere l´ombra di un fra Girolamo Savonarola redivivo e digitale figura scomoda e controversa. Si direbbe quasi che politica, anti-politica e tecno-politica abbiano graziosamente riportato in auge la figura del predicatore. Nell´Italia del XV secolo ce n´erano parecchi, con ottima audience e intrattenimento garantito dai falò delle vanità. Dopo qualche secolo, al Muro del pianto, si accosta anche un prete (di nome Lucio): «Sono un parroco - scrive a Beppe Grillo - e sai che mi piacerebbe farti predicare una domenica nella mia parrocchia?». Omelia e rabbia, vai a sapere se è la scelta giusta.