Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  settembre 10 Lunedì calendario

IN FONDO IL COMMENTO DI UN LETTORE

«Si potrebbe chiudere la porta? I maschi sono così rumorosi...». Alla Carman Trails, una scuola elementare- pilota del Missouri, l’anno scolastico è già cominciato e i maestri dicono che è il più tranquillo a memoria di docente: le ragazzine, nella loro classe, studiano con più profitto, i toni sono pacati. Nostalgie per i compagni dell’altro sesso per ora non ce ne sono. Qualche metro più in là, i maschi sono molto più chiassosi e l’insegnante si adatta al loro stile. Più adrenalina, ma anche meno distrazioni, senza esibizionismi e competizione con le alunne.
Applicando la discussa direttiva emessa nove mesi fa dal ministero dell’Istruzione di Washington, questo istituto, come almeno altre 300 scuole pubbliche americane, sta iniziando a sperimentare le classi single sex: aule separate per maschi e femmine. Basata su ricerche secondo le quali maschi e femmine hanno modi diversi di apprendere e anche una diversa velocità di assorbimento delle nozioni, l’esperimento (su base facoltativa) è uno dei tentativi dell’Amministrazione Bush di rivitalizzare un’istruzione pubblica dai risultati assai insoddisfacenti.
Le nuove classi single sex sono state bollate fin dall’inizio dalle associazioni per la difesa dei diritti civili e per la tutela del ruolo della donna come un colpo di coda dei conservatori: ritorno al passato con la cancellazione di fatto della legge che dal 1972 vieta ogni forma di segregazione nelle scuole pubbliche: per razza, condizione sociale, religione, ma anche per sesso.
Mese dopo mese il confronto si è in parte de-ideologizzato: l’ampliamento dell’offerta delle classi single sex nella scuola pubblica è, ormai, anche nel programma elettorale di Hillary Clinton, candidata liberal alla Casa Bianca. La quale, del resto, si è formata a Wellesley, uno dei migliori college d’America: femminile, privato e costosissimo.
D’altronde non da oggi alcuni dei più prestigiosi atenei privati istruiscono separatamente maschi e femmine: i figli della borghesia progressista li frequentano senza alcuna remora.
Secondo i «profeti» della separazione come Leonard Sax, psicologo del Maryland e fondatore dell’Associazione per la
Single Sex Public Education, le differenze che spingono, pur nell’equivalenza dei programmi, a istruire maschi e femmine in classi diverse, sono innumerevoli: dall’udito che nei maschi sarebbe molto meno acuto, a una diversa percezione dei colori, alla temperatura (i ragazzi preferiscono stanze più fredde). Sax cita addirittura uno studio canadese secondo il quale la precoce capacità di apprendere delle femmine sarebbe dimostrata anche dal fatto che il loro volume cerebrale raggiunge l’apice a 10 anni e mezzo, assai prima dei maschi (14 e mezzo). Molti considerano questi test irrilevanti: le differenze, se ci sono, sono minime e comunque inferiori a quelle derivanti da fattori sociali come il reddito familiare o la provenienza etnica. Alcuni, però, approvano ugualmente un esperimento che considerano giustificato, più che dalle differenze biologiche, dai diversi modi di socializzare: confrontarsi con studenti dell’altro sesso in classe può costituire un elemento di distrazione e favorire forme di «bullismo».
Buona parte dell’opinione pubblica vede però questa separazione come una forzatura efficientista e rimane del parere che le classi miste preparano meglio i giovani alla vita. Senza contare che qualche scuola sta già sfruttando la direttiva ministeriale per riportare indietro le lancette: ragazzi spinti verso la loro «tendenza naturale» ai comportamenti competitivi, «eroici», mentre nelle femmine si cerca di sviluppare soprattutto il «buon carattere». Più il ritorno a vecchi stereotipi che il riconoscimento della precoce capacità di apprendere delle donne.

CORRIERE DELLA SERA, 10/9/2007
Scuola: i vantaggi delle classi «single sex»
A proposito delle classi single sex in America ( Corriere
del 24 agosto) in Italia si crede ancora che le classi miste favoriscano l’integrazione dei due sessi e consentano una migliore maturazione delle personalità individuali. La realtà dei fatti dice invece tutto il contrario. Livelli sempre più bassi di alfabetizzazione, rendimento basso, povertà di pensiero e di linguaggio, carenza di riflessività, comportamenti violenti tra i sessi caratterizzano i ragazzi della scuola secondaria. La scuola media offre istruzione, non produce più né educazione né cultura. All’Università gli studenti fanno fatica a utilizzare un patrimonio culturale come strumento per leggere la realtà contestuale e per comunicare. Al di fuori di una sperimentazione iniziata negli anni Cinquanta, non ci sono studi scientifici che documentino la superiorità del sistema a classi miste sulle scuole «single sex». La superiorità intellettiva delle ragazze sui coetanei maschi nell’ epoca dello sviluppo e ancor prima è evidente. Tutti gli insegnanti e i genitori lo sanno. Nelle ragazze capacità di concentrazione, profitto, ma soprattutto maturità affettiva, sono superiori di almeno tre anni a quelli dei coetanei maschi. Insomma: tra coetanei di sesso diverso l’approccio alla realtà e i bisogni psicologici sono differenti. Ne consegue la necessità di una diversificazione nei metodi di insegnamento, nei programmi dedicati alle varie materie e nella formazione alla disciplina. La separazione dei sessi in classi distinte avrebbe un’indicazione tassativa durante gli anni dello sviluppo (10-16) e relativa in altre età scolari. Nell’attuale situazione a classi miste il maschio stenta a integrare la propria sessualità nella coerente identità virile e spesso prova sentimenti di inferiorità nei riguardi delle donne: le ragazze sono le prime della classe, i docenti sono per lo più di sesso femminile, a casa dirige la madre. Al ragazzo non restano altre scelte emancipative che: rifugiarsi in attività extrascolastiche in cui affermarsi; sviluppare un sistema rinunciatario della personalità con comportamenti a-socia-li, risarcirsi mediante condotte violente quali il bullismo ed il machismo; operare un’opzione di tipo omosessuale per potersi identificare in una figura maschile valida. Per un’ecologia della mente che rispetti la ricchezza delle naturali diversità e per una bonifica culturale del sistema scolastico sembra importante che anche in Italia, senza i giudizi stereotipi di reazionari si ritorni all’antico, prendendo in considerazione la possibilità di istituire classi differenziate.
Franco Poterzio
Dipartimento di Scienze cliniche «Luigi Sacco» Università di Milano