Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Un delitto molto semplice, sul quale non c’è da aggiungere nulla rispetto a quella che s’è capito dopo le prime testimonianze: una signora di 68 anni, Caterina Bertino, che, stando in piedi, tiene in braccio la nipotina Alessia di nove mesi, appena rientrata da una passeggiata con la badante filippina. Alle sue spalle giocano tre cani, il rottweiler Diablo, suo fratello Argo e una lupa molto tranquilla. una bella giornata di sole, siamo nel giardino di una villetta di Rivara, nel Canavese, a una trentina di chilometri da Torino. La signora Caterina coccola la nipotina. Sono le 9 e un quarto del mattino e, senza che sia accaduto nulla di particolare, uno dei due rottweiler – Diablo – salta addosso alla nonna, le strazia un braccio di morsi e, subito dopo, essendo caduta a terra la piccola Alessia, le salta addosso e la sbrana. Gli altri due cani si lanciano su Diablo, arriva un vicino di casa e prende la bambina, arriverà subito l’elicottero che la porterà all’ospedale di Cuorgnè, ma le ferite sono troppo gravi. Alle 11,44 Alessia cessa di vivere. I genitori disperati – Elena Adriana Bettas, 31 anni, titolare di un’agenzia di assicurazioni nel centro di Rivara e Genesio Caponet Chiadò, 32 anni, operaio – spiegano che il cane Diablo sta con loro da quando è nato, che ha nove anni, che non ha mai manifestato la minima aggressività.
• Lei ha pronunciato la parola delitto.
Sì, è la parola giusta, perché i rottweiler, e le razze canine pericolose in genere, sono armi, che bisogna conoscere e bisogna saper maneggiare. La vicinanza con i bambini è specialmente pericolosa per quest il piccolo non è addestrato a riconoscere i segni dell’ira montante, gli atteggiamenti minacciosi che precedono l’attacco. Può persino, senza volerlo, fomentarli ulteriormente. Neanche la maggior parte dei padroni è addestrata. Gli esperti dicono che non si tratta tanto di addestrare i cani, quanto di addestrare i padroni. Naturalmente non prendo neanche in considerazione i casi di padroni che vogliono il cane assassino, che lo riempiono di carognate – come dice Giorgio Celli – per farlo diventare un killer.
• Come può venire in mente a qualcuno di fare una cosa simile?
Viene in mente a parecchi, purtroppo, che magari pigliano il rottweiler o l’american bulldog o il dogo argentino o il pittbull o il fila brazileiro o il perro da canapo o qualcun’altra delle razze che la legge considera pericolose (sono 17) proprio perché godono a spaventare o minacciare il prossimo. Nei casi normali – come quello di questi poveri genitori del Canavese – il rottweiler è connesso con la frequenza delle rapine in villa, a sua volta connessa con l’amore italiano per i contanti. Abbiamo una media di assalti a case isolate più alta di quella americana. I rapinatori hanno ottime speranze di trovare in qualche cassetto almeno 500 euro (è la media statistica di questi colpi). Sarebbe meglio rinunciare al rottweiler e abituarsi alla carta di credito.
• Non sarà che il rottweiler è stato selezionato anche in un modo colpevole, che l’ha trasformato in assassino?
La selezione può costruire macchine da guerra, anche se gli scienziati ci ammoniscono a non considerare pericolose le razze, ma i singoli individui, e ci spiegano anche che la ferocia improvvisa può essere provocata da situazioni particolari, per esempio nel caso del Canavese il fatto che i cani fossero tre potrebbe essere stato un moltiplicatore di aggressività, perché tre cani fanno in pratica un branco con le sue gerarchie molto strutturate che magari la nonna o la bambina hanno involontariamente violato. Ma per quanto riguarda la selezione, no, nel caso del rottweiler non c’entra: è una razza antichissima, la adoperavano – per far la guardia e guidare le pecore – già gli antichi romani.
• E gli animalisti?
Gli animalisti in che senso? No, in questo caso gli animalisti non si sono sentiti, perché i tre cani non erano stati minimamente maltrattati. Ma quando venne varata la legge che imponeva di portare a spasso questi cani con museruola e guinzaglio, le deputate Donatella Poretti e Grazia Francescato organizzarono una protesta sostenendo che si trattava di misure razziste perché i cani sono tutti uguali e solo l’uomo li fa diventare pericolosi. Gli animalisti sono spesso sorprendenti.
• E capita che uno che ha preso un cane così poi se ne penta e lo abbandoni?
Capita sì e nelle città girano libere parecchie belve feroci. A Milano vagano indisturbati almeno otto esemplari di leonberger, 80 centimetri per 90 chili, una gran criniera. Gli esperti giurano che adorano i bambini. Ma forse sarà meglio non fare la prova. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 19/4/2007]
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