Sergio Romano, Corriere della Sera 20/4/2007 - Lettere, 20 aprile 2007
Caro Romano, per 50 centesimi ho acquistato su una bancarella un consunto libercolo storico dal quale traggo il seguente instruttivo intervento parlamentare di Cavour sull’argomento
Caro Romano, per 50 centesimi ho acquistato su una bancarella un consunto libercolo storico dal quale traggo il seguente instruttivo intervento parlamentare di Cavour sull’argomento. «Il 30 dicembre 1857 la Camera piemontese discusse una mozione di Terenzio Mamiani sull’ingerenza del clero nelle elezioni. Cavour, dopo aver aver biasimato il consiglio e l’incitamento dei Vescovi per il trionfo di una parte politica, così continuò: Vedemmo che un’infinità di presbiteri si sono trasformati in congreghe elettorali; vedemmo un andirivieni di una grande quantità di sacerdoti lasciare da banda per qualche tempo gli uffici del loro divin ministero per trasformarsi in zelantissimi agenti elettorali(...) Quando il clero vuol combattere per riconquistare gli antichi privilegi, per far tornare indietro la società, per impedire il regolare e normale sviluppo della civiltà medesima, io allora, signori, deploro il suo intervento nelle lotte politiche e credo mio dovere contrastarlo con tutte le mie forze (...) Io ho troppa fede nel principio del progresso e della libertà e non temo quindi le lotte quando siano combattute con armi legali, ma non posso dire altrettanto ove il clero potesse impunemente valersi delle armi spirituali di cui è investito per altri uffici per far trionfare questo o quel candidato. Oh! allora certamente la lotta non sarebbe più uguale e ove si lasciasse questo terreno pigliar piede e consolidarsi l’uso di queste armi spirituali, la società correrebbe i più gravi pericoli». Sono trascorsi 150 anni e siamo ancora qua. Cesare Cerri cesare.cerri@fastwebnet.it • Le parole di Cavour meritano di essere lette. Non mi sembrano adattarsi tuttavia a una situazione in cui la Chiesa difende i suoi principi con interventi spesso discutibili, ma alquanto diversi da quelli a cui faceva riferimento il Primo ministro del Regno di Sardegna. Sarebbe stato giusto ricordare queste parole invece durante la campagna elettorale del 1948 quando la Chiesa scese in campo con vere e proprie ingerenze. Ma allora i suoi interventi contro la prospettiva di una vittoria del Fronte social-comunista facevano comodo a molti italiani.