Massimo Gaggi, Corriere della Sera 20/4/2007, 20 aprile 2007
Due giorni fa ho scritto sul Corriere che le interferenze politiche che hanno spinto l’At&t a ritirare la sua offerta fanno perdere credibilità all’Italia
Due giorni fa ho scritto sul Corriere che le interferenze politiche che hanno spinto l’At&t a ritirare la sua offerta fanno perdere credibilità all’Italia. Alcuni lettori mi hanno obiettato che anche l’America ha alzato barricate davanti a cinesi e arabi che volevano comprare rispettivamente Unocal (petrolio) e sei scali marittimi Usa. Attenti a non fare confusione: in quei due casi il governo (cioè Bush) non si è opposto né ha cercato di cambiare le regole. C’è stata una reazione dell’opinione pubblica (e di una parte del Congresso) dettata, nel caso dei porti, all’incubo-terrorismo nel quale l’America è ormai sprofondata dal 2001. Quanto a Unocal, ha pesato la natura tuttora comunista della Cina e la mancanza di reciprocità. Nonostante ciò l’Ibm ha venduto il suo settore computer ai cinesi di Lenovo. E, ancora, Lucent e Laboratori Bell, un tempo cuore tecnologico di At&t, sono passati ai francesi di Alcatel, mentre T-mobile, grande operatore Usa di telefonia cellulare, è tedesca. Di nuovo: è lecito chiedersi se At&t sia il partner giusto per Telecom (non sono così certo che sia l’impresa straordinaria descritta ieri sul Corriere dall’ambasciatore Ronald Spogli, visti i dubbi sulla lungimiranza delle sue strategie avanzati da diversi analisti Usa); ma non si possono invocare interventi contro l’«invasore».