Francesco Grignetti, La Stampa 20/4/2007, 20 aprile 2007
La Cupola moggiana era esattamente come abbiamo imparato a conoscerla grazie ai magistrati napoletani Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci
La Cupola moggiana era esattamente come abbiamo imparato a conoscerla grazie ai magistrati napoletani Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci. Anche l’ultima puntata di Calciopoli racconta la pletora di gente che andava a omaggiare Lucianone. Ci sono i potenti dello sport. Ma anche quelli della politica. I prefetti e i generali. I procuratori e i calciatori. I giornalisti. C’è Carraro che a settembre 2004 è depresso. Ed ecco che Moggi corre a Roma: «Ci facciamo una chiacchierata, dai! Ti metto un po’ in allegria». E quello: «No, io guarda... Ormai di parlare di calcio non me ne frega niente». All’estremo opposto, c’è l’ultras romanista che si raccomanda al «nemico» pur di togliersi di dosso la diffida della polizia e tornare allo stadio. Da un colloquio intercettato con Fabrizio Carroccia: «Ti voglio dire una cosa... Io ieri sono dovuto andare a firmare. A quarant’anni... Cioé, mi sento come un ragazzino che fa quelle cose della curva. Tu mi conosci bene... Perché mi conosci da quando sono ragazzetto... Sono un ragazzo che sa stare in mezzo alle persone...». C’è il Moggi classico: parla con Lippi e l’oggetto dei loro sfottò è il presidente dell’Inter. Lippi: «Quando vedevo la partita, ieri, dicevo... fatemi vedere Moratti... Fatemi vedere la faccia di Moratti...». Moggi: «E’ la faccia di un c..., Marcello!». Lippi dice qualcosa di incomprensibile. E Moggi: «E quest’altro è un figlio di m... Ma prenderà una lezione che se la merita, guarda.». Lippi: «Mancini ha bisogno di una bella lezione!». Moggi: «Non aver paura». Se ci si attendono intercettazioni sconvolgenti sugli arbitri, allora è tempo perso. A carico delle giacchette nere indagate c’è il traffico telefonico in prossimità delle partite, i tabulati, l’esistenza stessa dei cellulari svizzeri (comprati e ricaricati da Moggi), ma non una sola parola compromettente. E infatti già si dice che in sede di giustizia sportiva sarà una bella battaglia provare l’accusa di frode sportiva. Dal mare delle intercettazioni viene fuori però di nuovo la palude moggiana. I carabinieri evidenziano il caso di un consulente legale della Federazione Gioco Calcio, Mario Gallavotti, noto professionista romano. Continua a seguire «le vertenze arbitrali connesse con le recenti vicende che hanno interessato il mondo del calcio per effetto del presente procedimento penale». Ed ecco un’intercettazione tra Moggi e Gallavotti del 7 settembre 2004. Moggi: «Ah, senti un po’, ti volevo chiedere una cosa. Tu hai fatto quella commissione che giudica i procuratori, no?». «Sì». Moggi: «Boh, sensibilizzali un po’ perché il 20 hanno chiamato Alessandro per una cosa di 2 anni fa... Ma digli che non rompessero i coglioni... Insomma, dai». Gallavotti: «Ci parlo, ci parlo». La questione di Alessandro Moggi è legata a una bega tra procuratori. Finirà con una multa. Ma a un certo punto sembra che proprio Gallavotti, e il suo socio nello studio Claudio Onorati, siano quelli che picchiano di più. Il padre richiama Gallavotti per protestare. E Gallavotti: «No, Luciano, non è così. Ti dico, l’ho guardata io personalmente, mi sono fatta un’idea mia... Stai tranquillo, stai tranquillo! La sanzione pecuniaria è l’unico modo per farlo». Moggi: «Quella va bene». Gallavotti: «Sì, lo so, è stata un’idea mia. Perché siccome gli hanno fatto fare delle dichiarazioni... Io l’ho detto pure a Chiara (Geronzi?, ndr) che ho visto ieri... Aveva reso una cosa indifendibile». E poi c’è il solito Moggi che mette zizzania negli spogliatoi altrui. Raiola: «Allora, stai a sentire, Mancini è stato due giorni con Emerson a Torino, il 31 luglio, mi sembra... Gli abbiamo fatto vedere Torino, gli abbiamo detto, gli abbiamo parlato... Anche Emerson ci ha parlato... Ma lui non se la sentiva di venire a Torino, ha paura, non si sente pronto e tutte queste cose qui... Quindi non è roba nostra. Non è uomo!». Moggi: «Glielo ha detto a Emerson?». Raiola: «Luciano, senti, ma meglio così. Ce ne abbiamo uno meglio su quella fascia lì, non ti preoccupare. Mo’ adesso comincio a far fare un casino a Mido, non ti preoccupare, te la distruggo io la Roma». Moggi: «Va bono».