Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Ieri, ancora una volta, le Borse dell’Estremo Oriente sono crollate, trascinando al ribasso i listini di tutto il mondo. Epicentro del terremoto, stavolta, Tokyo, che ha perso il 3,34 per cento: gli operatori pensano che le grandi aziende esportatrici del paese – cioè la Sony, la Toyota, la Mitsubishi, la Sanyo – avranno difficoltà a piazzare all’estero le loro merci, dato che lo yen è troppo forte e il prezzo dei prodotti, al cambio, risulta quindi troppo alto. Le Borse di tutto il mondo vanno giù da una settimana, da quando cioè Shangai è scesa in una sola seduta del 9 per cento (martedì 27 febbraio). La perdita in valore dei titoli azionari, dopo sette giorni di vendite ininterrotte, sfiora a questo punto gli ottocento miliardi di euro. Milano, giù come tutti, ha segnato ieri un -1,73%.
• Le posso confessare una cosa di cui mi vergogno un po’? Non ho capito niente. Che diavolo è la Borsa?
Mettiamo che esista un’azienda posseduta da mille persone. Cioè, ognuna di queste persone è padrona di un pezzetto dell’azienda, nel nostro caso ogni padrone ha un millesimo. Mettiamo che i mille padroni siano d’accordo tra di loro che ognuno può vendere il suo pezzetto a qualunque prezzo, quando vuole e a chi vuole. Bene, questa è la Borsa: il posto dove tutti quelli che possiedono un pezzetto di società possono andare a vendersela. O, se vogliono, a comprarsela.
• Pure io? Potrei comprarmi un pezzetto – che ne so – della Fiat?
Certo. I pezzetti di società si chiamano azioni. Vada in banca stamattina e si tolga lo sfizio. Dica all’impiegato allo sportell vorrei comprarmi mille Fiat (non si può comprare un’azione sola, bisogna prendere un pacchetto). Quello le domanderà: a quanto? Lei, che si sarà preparato, avrà visto che la Fiat sta adesso intorno ai 17 euro virgola 3 per azione. Potrebbe dire all’impiegat me la compri a 17 euro!
• Perché qualcuno dovrebbe vendermi le Fiat a 17 euro se valgono 17,3?
Ma il prezzo cambia continuamente. E cambia secondo questa regola molto semplice: se tutti vogliono comprare una certa azione, quella sale di prezzo. Se tutti la vogliono vendere, quella scende.
• Quindi, se adesso tutte le Borse vanno giù...?
E’ perché tutti quanti si sono messi a vendere le loro azioni. Come mai si son messi a vendere? E perché proprio adesso? Questo è il problema. E la prima risposta giusta sarebbe questa: il valore delle azioni cresce senza sosta da sei anni e quindi a un certo punto questo rialzo doveva fermarsi. Prendiamo per esempio Shangai: è aumentata del 130 per cento in 20 mesi. Fatto che tutti giudicano pazzesco, soprattutto se si tiene conto che il 70 per cento delle aziende trattate in quella Borsa sono sull’orlo del fallimento.
• E allora perché le comprano?
Negli ultimi anni molti cinesi si sono trovati, grazie allo sviluppo di quel paese, con soldi da investire. E sono andati a metterli in Borsa, un posto dove si può anche guadagnare bene. Siccome volevano le azioni, e le chiedevano senza saper bene che cosa compravano, il valore delle azioni saliva. Siccome saliva, i cinesi erano contenti e compravano ancora. Questo è uno dei pericoli classici della Borsa: si compra perché si crede o si spera che domani la cosa che compro costerà di più e che dunque potrò rivendere con guadagno. Poi domani non rivendo e invece compro di nuovo perché penso che il prezzo salirà ancora. E così via, in una spirale che non a caso si chiama febbre e che non ha niente a che vedere col valore reale delle cose che compro. Gli olandesi nel Seicento furono presi a un certo punto da una febbre come questa per i tulipani e arrivarono a dare a una singola pianta lo stesso valore di un palazzo! Quando accade questo, il crollo arriva poi rapido e violent la settimana scorsa il governo di Pechino ha deciso di tassare i guadagni che si fanno in Borsa e a questo punto, spaventati, tutti si son messi vendere. Crollata Shangai, le altre Borse appresso. Ieri, le cattive notizie da Tokyo e le nuove voci di crisi americana hanno fatto il resto. Ma sui mercati è proprio il tempo che è cattivo. Gli esperti prevedono che pioverà a lungo. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 6/3/2007]
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