Alessandra Farkas, Corriere della Sera 6/3/2007, 6 marzo 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK – L’incredulità al limite del cinismo di tanti media americani è esplosa sulla copertina dell’ultimo numero del New York Magazine.
«Lui?», si chiede a caratteri cubitali la rivista dei ricchi newyorchesi, interrogandosi sulle chance, definite scarsissime, che ha Rudy Giuliani di diventare il prossimo presidente degli Stati Uniti.
Spentasi l’euforia di ogni inizio corsa, quando il corridore più veloce in partenza è indicato, spesso erroneamente, come il vincitore al traguardo, la candidatura dell’ex sindaco di New York si è già incagliata contro alcune, forse insormontabili, difficoltà.
«Il vero problema di Rudy Giuliani è Rudy Giuliani», teorizza la scrittrice e femminista Erica Jong, che si ripromette di votare «chiunque, tranne lui». «Perché – spiega – Giuliani è un politico che si comporta anche a casa sua come i fascisti. Nessuna donna con un po’ di cervello lo può votare».
L’istintiva e ormai leggendaria propensione di Giuliani per ciò che i media hanno ribattezzato «la teatralità della vita» (« un personaggio alla Puccini», ha scritto il New York Times) ha finito per castigarlo.
Persino i suoi due figli, Andrew, 21 anni e Caroline, 17, gli hanno voltato le spalle. «Non parteciperemo alla sua campagna elettorale», informano in coro i due, che in passato svolsero ruoli di grande visibilità nella carriera politica del padre. Partecipando ai suoi spot elettorali praticamente da quando erano in fasce. Il motivo della ruggine, accumulatasi ormai da tempo, è la presenza al fianco di Giuliani della terza moglie, l’infermiera Judith Nathan, invisa a entrambi.
Al padre i figli non hanno mai perdonato la relazione adultera con la sua assistente Christine Lategano. Né il modo, a dir poco volgare, scelto per dare il benservito alla loro madre, Donna Hanover: una conferenza stampa in cui annunciò al mondo, prima ancora che a lei, di volerla lasciare per un’altra.
Il rancore tra di loro è tale che nel 2005 Giuliani snobbò la cerimonia di maturità del figlio (un «must» in America) e da quasi due anni non mette piede a scuola della figlia. Questa incapacità di presentarsi agli elettori con una «famiglia modello» intorno a sé è l’handicap che spiega, forse, la sua scivolata nell’ultimo sondaggio condotto dalla
Conservative Political Action Conference.
All’annuale tre giorni degli attivisti del partito repubblicano Giuliani è arrivato secondo, con il 17% dei consensi, dietro l’ex governatore del Massachusetts Mitt Romney. Proprio la moglie di Romney, un mormone che punta molto sui valori familiari per conquistare la Casa Bianca, era stata la prima ad approfittare del suo «Tallone d’Achille» affermando giorni fa: «Almeno mio marito ha avuto una moglie sola».
E se nei siti web ufficiali i vari candidati ostentano le foto di gruppo con famiglia, Giuliani è l’unico a non menzionare i suoi due figli, dovendosi accontentare di una foto di Judith. A colmare la lacuna ci pensa Youtube, dove i video di Giuliani nei suoi vari travestimenti femminili (un’altra delle sue strambe manie, invise ai conservatori) vanno a ruba.
Etra i tanti ostacoli l’ex sindaco ha anche il muro dei media newyorchesi. «Lo detestano – scrive Howard Kurtz sul Washington Post – perché ricordano il Rudy arrogante, intollerante e razzista prima che l’11 settembre lo trasformasse in eroe».