Guido Santevecchi, Corriere della Sera 6/3/2007, 6 marzo 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA – Sono salpati ieri da Tenerife nelle Canarie; direzione un’area dell’Oceano Atlantico tra le isole di Capo Verde e i Caraibi. Scopo della missione individuare e studiare il punto negli abissi cinquemila metri sotto la superficie del mare dove per un mistero finora irrisolto c’è un vuoto nella crosta terrestre. «Una finestra sul cuore della terra» come dicono gli scienziati.
Protagonista dell’avventura la nave britannica «RRS James Cook» e il suo equipaggio di 32 ricercatori. Che cercheranno di scoprire perché in quella zona sulla dorsale atlantica mancano centinaia di chilometri quadrati di crosta terrestre e c’è solo il cosiddetto mantello. Un fenomeno che contraddice la teoria delle placche tettoniche: di solito lo spazio lasciato libero dalle placche confinanti, che si allontanano di circa due centimetri l’anno, dovrebbe essere colmato da materiale magmatico. Invece, sulla dorsale che sarà esplorata dalla «James Cook» questo non è successo e il mantello è rimasto a contatto con l’acqua marina. « semplicemente una ferita aperta», dice il capomissione dottor MacLeod dell’Università di Cardiff.
Quella che manca è una porzione di crosta terrestre che normalmente dovrebbe essere spessa tra i sei e i sette chilometri. «Una finestra attraverso la quale vogliamo osservare i processi e i movimenti della massa interna della Terra».
La «RRS James Cook» (RRS sta per Royal Research Ship) è al viaggio inaugurale. stata battezzata a febbraio dalla principessa Anna in memoria del capitano Cook, esploratore, navigatore e cartografo che con la sua mappa delle coste di Terranova permise alla flotta inglese di attaccare a sorpresa i francesi e sconfiggerli in Canada durante la guerra dei Sette anni. La nave oceanografica britannica, costata 60 milioni di euro, lunga 89 metri e larga quasi dieci, è la più avanzata al mondo. A bordo ci sono laboratori chimici e biologici. Un altro membro del team, il professor Alan Thorpe, spiega che «con gli oceani che coprono circa i tre quarti della Terra, una nave come questa è essenziale, perché può raggiungere aree diversamente inesplorabili e ci permetterà di scoprire microorganismi che potrebbero, per esempio, essere usati per sviluppare nuovi antibiotici». Ma a quelle profondità si verificano fenomeni che incidono anche sul clima.
Arrivati nella zona dei rilevamenti, gli scienziati useranno «Tobi», un robot sottomarino dotato di telecamera e sistema sonar, per costruire un quadro preciso della superficie del fondale oceanico, della conformazione della dorsale, della distribuzione delle faglie e dei punti dai quali il magma erutta.
Individuati i punti più adatti all’esplorazione, entrerà in azione «Bridge», un altro robot capace di trivellazioni che riporterà in superficie campioni di materia rocciosa. La caratteristica di questo strumento è che marchierà le «carote» staccate dal fondale segnando le loro coordinate (nord, sud, est, ovest) e permettendo agli scienziati di ricostruire la mappa sottomarina.
La spedizione, come osserva il Times, ripercorre i sogni visionari di Jules Verne che nel 1864 scrisse
Viaggio al centro della terra: i suoi esploratori guidati dal professor Otto Lidenbrock si immersero nel cratere di un vulcano, incontrarono un gigante e si trovarono nel mezzo di una battaglia tra dinosauri. E poi nel 1870 spedì il capitano Nemo con il suo Nautilus «ventimila leghe sotto i mari» dove si imbattè in creature mostruose.
Gli scienziati della «Cook» non sperano di vivere avventure da romanzo, ma promettono di metterci al corrente in diretta sulle loro scoperte.
Così sul sito www.noc.soton.ac.uk/gg/ classroom@sea/ JC007/ about.html si potrà leggere ogni giorno a partire da oggi il diario di bordo, corredato delle foto spedite da Tobi. La missione alla scoperta della «finestra sul cuore della terra» durerà sei settimane.
Guido Santevecchi