Flavio Haver, Corriere della Sera 6/3/2007 Mario Gerevini, Corriere della Sera 6/3/2007, 6 marzo 2007
ROMA – Quattrocento agenzie fuorilegge, 280 mila transazioni irregolari. Ottantotto milioni di euro inviati illegittimamente all’estero, con il sospetto che in alcuni casi questo mare di denaro sia servito per finanziare il terrorismo internazionale o per ripulire i proventi di attività mafiose
ROMA – Quattrocento agenzie fuorilegge, 280 mila transazioni irregolari. Ottantotto milioni di euro inviati illegittimamente all’estero, con il sospetto che in alcuni casi questo mare di denaro sia servito per finanziare il terrorismo internazionale o per ripulire i proventi di attività mafiose. Soldi transitati per i money transfer italiani: nel solo 2005, 1,4 miliardi di euro a fronte dei 750 milioni del circuito bancario ufficiale. Sul sistema utilizzato dalla maggior parte degli immigrati per inviare nei Paesi d’origine i soldi guadagnati nel nostro Paese gli investigatori avevano acceso i riflettori da alcuni anni. E nei giorni scorsi hanno tirato le conclusioni con una serie di perquisizioni in tutta Italia: 431 gli indagati per esercizio abusivo dell’attività finanziaria e 61 per omessa istituzione dell’archivio informatico. Coinvolte rivendite di tabacchi, ricevitorie del lotto, phone center e internet point. Tra i manager sotto inchiesta, i responsabili di società mandatarie di Milano, Verona e Roma che fanno riferimento a due delle tre grandi società mondiali (la Western Union e la MoneyGram) dominatrici del mercato. Dei 25 mila punti di raccolta di denaro in Italia, magistrati e investigatori stimano che siano ottomila quelli illegali, il trenta per cento. Le indagini, iniziate dalle Fiamme Gialle di Ancona, hanno messo in evidenza numerosi movimenti sospetti, sui quali sono in corso accertamenti. Preoccupa particolarmente il filone terroristico: nelle Marche sono state individuate rimesse di soldi da parte di tre algerini inseriti dagli Stati Uniti nella black-list perché sospettati di essere vicini alla galassia del fondamentalismo di Al Qaeda. Si tratta di piccole cifre, inviate all’estero tra il 2003 e il 2005, ma che potrebbero essere solo una piccola parte di quelle utilizzate per alimentare i canali dell’integralismo islamico. Emblematico il caso di un’agenzia di Ancona: in quattro mesi ha inviato a Bogotà un milione e mezzo di euro. «Una cifra spropositata – hanno osservato gli investigatori – vista l’esigua presenza di immigrati colombiani in Italia e che, molto probabilmente, proviene dal traffico di sostanze stupefacenti». stato pure accertato che, in molti casi, sono stati ingaggiati dei prestanome italiani: uno stratagemma utilizzato soprattutto dai cinesi. La Guardia di Finanza e l’Ufficio italiani cambi hanno ricostruito anche il flusso di soldi inviato dal nostro Paese all’estero nell’ultimo biennio sfruttando il canale di money trasfer: in Romania sono stati spediti 60 milioni di euro, in Marocco 50, nella Repubblica Dominicana 41, in Cina 39, Senegal 33, Colombia 25, Ecuador 24, Albania 21 e Ucraina 19. Moltissime le operazioni sulle quali si sta cercando di fare chiarezza: sono numerosi i romeni, i marocchini, i cinesi, gli albanesi arrivati in Italia. Ma non risulta che ci siano, per esempio, tanti immigrati provenienti dalla Repubblica Dominicana e dall’Ecuador: è aperta la caccia ai rivoli del riciclaggio di «denaro sporco». *** MILANO – Magari l’insegna è «Alimentari» o «Macelleria» o «Internet Point» o «Call Center», ma poi sono delle piccole simil-banche. Di «piccole» simil-banche è piena l’Italia e gli immigrati sono i loro grandi clienti. Ce ne sono 25 mila con la scritta «Money Transfer» sulla vetrina. Vuol dire che lì si può spedire denaro in tutto il mondo, o riceverlo, utilizzando le grandi reti internazionali come Western Union o MoneyGram. Basta presentare un documento di riconoscimento (che potrebbe anche essere falso: tanto chi lo controlla? il macellaio «etnico»?), compilare un modulo che indica importo, dati anagrafici e Paese del destinatario e poi si lasciano giù i soldi. La commissione che si paga è tanto più alta quanto più basso è l’importo e può arrivare tranquillamente al 10%. Il denaro è immediatamente disponibile in qualunque parte del mondo dove c’è un corrispondente. Per esempio, utilizzando la piattaforma Western Union si entra in un network di 300 mila agenti in quasi 200 Paesi, MoneyGram invece ha 100 mila agenti in 170 Paesi. Orari? Non ci sono orari, c’è sempre un Call Center o un Internet Point aperto, anche nei week end. Insomma, rispetto ai canali tradizionali come banche (bonifici) o poste (vaglia) questo si caratterizza da tempi brevissimi di invio-ricezione, non richiede la titolarità di un conto corrente o l’acquisto di una carta prepagata e può arrivare in tutto il mondo anche in piccoli centri abitati, dove spesso manca uno sportello bancario o postale. Ma tra i 25 mila «sportelli» di money transfer ce ne sono moltissimi fuorilegge. Cioè non iscritti all’Ufficio Italiano Cambi (Uic) e quindi fuori da ogni controllo. il cono d’ombra che convoglia il denaro sporco. Ed è lì che la magistratura sta scavando e facendo luce. Non è semplice perché il mondo delle 25 mila agenzie è una specie di giungla. Ma chiariamo una cosa importante per capire com’è la struttura del sistema. Si parla di agenzie perché esiste un contratto di mandato. In Italia sono 27 le finanziarie, regolarmente iscritte all’albo degli intermediari Uic, che «dispensano» mandati, cioè che figliano agenzie di money transfer. In cima alla piramide, tuttavia, ci sono i grandi gruppi mondiali come Western Union o MoneyGram (entrambi americani e quotati in Borsa) che per lo più utilizzano reti di franchising. Detto questo, torniamo nella «giungla» delle agenzie sub-mandatarie che sono, in un certo senso, gli sportelli del sistema. Le cifre presentate dal colonnello Bruno Buratti, capo del Nucleo valutario della Gdf, sono impressionanti: su 351 ispezioni antiriciclaggio in altrettante agenzie, sono state rilevate 312 posizioni irregolari. Quanto al mercato nel suo complesso, la metà del totale delle agenzie di money transfer è attiva tra Roma e Milano: il 92% dei soldi movimentati va verso l’estero, l’8% verso l’Italia. E l’Italia, dopo gli Usa, è il Paese in cui si fa più uso di questo sistema per far viaggiare il denaro contante. Un business enorme se si pensa che nel 2005 gli stranieri hanno inviato dall’Italia nei Paesi d’origine circa 1,4 miliardi di euro. Dal sistema bancario ufficiale sono transitati solo 750 milioni di rimesse. Su scala globale il business del money transfer vale circa 250 miliardi di dollari e in base ai dati della Banca Mondiale sono l’India e la Cina, con circa 22 miliardi di dollari ciascuna, i principali destinatari di rimesse dall’estero. Seguono Messico (18,9 miliardi), Filippine (13,4) e Marocco (4,7 miliardi). Il bello è che la quantità di denaro in transito per questo canale così come per il canale bancario, è solo un rivoletto rispetto al fiume di soldi che passa i confini per raggiungere i Paesi di origine degli immigrati. Per stare in Italia, il Sole 24 Ore ha recentemente calcolato che le rimesse degli immigrati all’estero hanno superato i 10 miliardi di euro di cui solo 2,68 miliardi trasferiti via banche, poste o società di money transfer. E il resto? Esportazione diretta di valuta: per esempio chi torna in patria porta con sé i soldi di parenti e amici. Oppure si utilizzano circuiti pseudofinanziari informali come l’Hhawala (islamico), lo Hundi (pakistano), il Phoe kuan (thailandese) o il cinese Hui kuan.