Corriere della Sera 6/3/2007 (Lettere), 6 marzo 2007
Il rifiuto degli Usa di sottoporre i cittadini statunitensi accusati di reati commessi fuori dalla loro patria, alla giurisdizione di altri Paesi e anche alla giurisdizione internazionale, ha un illustre precedente storico
Il rifiuto degli Usa di sottoporre i cittadini statunitensi accusati di reati commessi fuori dalla loro patria, alla giurisdizione di altri Paesi e anche alla giurisdizione internazionale, ha un illustre precedente storico. Nell’Impero romano i cittadini romani non potevano essere giudicati da altri giudici che non fossero i giudici romani. Fra l’altro fu così che l’imputato Paolo di Tarso (San Paolo), potè opporre il «civis romanus sum» ai giudici giudei e potè così evangelizzare buona parte del mondo occidentale. Se siamo cristiani lo dobbiamo a lui, in quanto aveva il salvacondotto della cittadinanza romana. Com’è noto, dopo la sua itinerante predicazione, giunse a Roma e fu giudicato dal giudice romano. Quindi la coscienza imperiale di Roma, allora si manifestava con il «civis romanus sum», così come oggi la coscienza imperiale degli Usa si afferma con il «civis americanus sum». Ugo de Leone