Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il consiglio dei ministri, convocato per le sette di sera, iniziato effettivamente alle 19.40 e concluso poco dopo le nove, dovrebbe aver approvato un decreto legge, un disegno di legge e una legge delega. Diciamo “dovrebbe” perché tutto quello che sappiamo a quest’ora tarda è quanto Tremonti e Berlusconi hanno riferito alla stampa a ridosso dell’ora di chiusura dei giornali e quello che è uscito fuori dalle anticipazioni più varie, indiscrezioni con commento concesse ora da questo ora da quello. Il consiglio dei ministri si proponeva, col pacchetto di leggi, di mettere insieme 45 miliardi entro il 2013, agendo specialmente sul fronte dei tagli e più moderatamente sul fronte dei prelievi, «altrimenti» ha detto Tremonti «i termini della manovra non sarebbero stati accettati dalla Bce». L’obiettivo si dichiara raggiunto, anche se la Cgil annuncia l’intenzione di uno sciopero generale e Berlusconi ha detto che con i tagli alla politica «forse abbiamo esagerato».
In che consisterebbero i tagli alla
politica?
Sarebbero abolite 38 province, cioè tutte quelle che hanno
meno di 300 mila abitanti. Se si guarda l’elenco ci sono nomi importanti. Per
esempio Aosta, Asti, Benevento, Gorizia, Grosseto, La Spezia, Massa Carrara,
Matera (in Basilicata la provincia di Potenza e la Regione a questo punto
coincidono…), Nuoro, Piacenza, Rieti, Siena, Trieste, Vercelli. I comuni con
meno di mille abitanti saranno fusi. Il numero dei componenti dei consigli
regionali sarà ridotto. L’insieme di queste misure taglierà 54 mila poltrone,
con un risparmio, a spanne, di tre-quattro miliardi. Altri 6 miliardi saranno
tagliati ai ministeri e ancora sei miliardi verranno tolti agli enti locali nel
2012. Nel 2013 il taglio nei trasferimenti sarà di tre miliardi e mezzo.
Tremonti ha spiegato per l’ennesima volta che il rapporto deficit/pil deve
scendere dal 3,9 del 2011 all’1,6 del 2012 e allo 0 del 2013.
Maastricht non
permetteva un rapporto deficit/pil del 3%?
Noi dobbiamo restituire il debito, che ieri ha
raggiunto il nuovo record di 1901,9 miliardi. Il deficit va abolito, cioè non
possiamo più spendere una somma maggiore di quella che incassiamo. Fermo
restando che le spese per interessi non devono aumentare. Ieri la borsa è andata
bene (+4% a Milano) e il differenziale tra Btp e Bund è sceso soto i 270 punti,
grazie agli acquisti della Bce. Ma questo è tutto un altro capitolo.
Stava parlando
della manovra.
Le festività saranno “accorpate alla domenica” cioè
si festeggeranno sempre il lunedì successivo. Parlo delle festività civili,
cioè 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno. Su quelle religiose, resta in vigore il
Concordato. I lavoratori dipendenti che guadagnano più di 90 mila euro l’anno
dovranno versare un contributo del 5%, quelli che stanno sopra ai 150 mila del
10%. A parte questa misura, non c’è nessuna patrimoniale né sui valori mobili
né su quegli immobili. Ma la tassazione sulle rendite finanziarie – esclusi i
titoli di stato – è portata dal 12,5 al 20%. Niente aumento dell’Iva, come
avrebbe voluto Berlusconi (anche due punti). Tremonti si è opposto con tutte le
sue forze, spiegando che questa misura avrebbe provocato gravi effetti
depressivi, cioè un’ulteriore caduta della domanda. I commercianti erano
contrarissimi, e saranno soddisfatti. Si sentono già rumori di guerra invece
sul fronte lavoro.
Perché?
In modi che capiremo meglio leggendo i testi, si darà la
libertà di stipulare contratti aziendali in deroga ai contratti nazionali e
anche allo Statuto dei lavoratori. Sembrerebbe il sistema Marchionne elevato a
legge. Maggiore facilità di licenziare anche gli assunti a tempo indeterminato.
Sono state poi annunciate liberalizzazioni e privatizzazioni. Sulle
liberalizzazioni il governo può cadere, dato che gli avvocati hanno già fatto
sapere che il loro Ordine fa parte dei valori non negoziabili. E gli avvocati
in Parlamento sono tanti.
L’evasione fiscale?
Non si potranno eseguire in contanti operazioni superiori ai
2.500 euro. Mah: io avrei eliminato il contante e introdotto la carta di
credito anche per il cappuccino delle dieci. L’evasione fiscale sarebbe a quel
punto sgominata. Tremonti ha annunciato interventi anche sui giochi. Sanzioni
molto dure per chi non emette fattura ed ennesima rimodulazione degli studi di
settore. Le reazioni sono in parte quelle che ci si poteva aspettare fin
dall’inizio. Bersani ha detto che la manovra è «inadeguata e iniqua», l’Udc la
trova «piena di tasse», Di Pietro – sorprendentemente - ammette che, accanto
alle ombre, ci sono le luci
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 13 agosto 2013]
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