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 2011  agosto 13 Sabato calendario

Anno VIII – Trecentottantaseiesima settimana Dall’8 al 13 agosto 2011Alla fine di una settimana in cui le Borse prima sono andate giù e poi su, il governo ha varato la manovra da 45,5 miliardi che dovebbe produrre il pareggio di bilancio nel 2013, persuadere l’Europa a continuare nel sostegno ai nostri Btp e, in definitiva, tirarci fuori dai guai

Anno VIII – Trecentottantaseiesima settimana
Dall’8 al 13 agosto 2011

Alla fine di una settimana in cui le Borse prima sono andate giù e poi su, il governo ha varato la manovra da 45,5 miliardi che dovebbe produrre il pareggio di bilancio nel 2013, persuadere l’Europa a continuare nel sostegno ai nostri Btp e, in definitiva, tirarci fuori dai guai. Prima del consiglio dei ministri decisivo, quello della sera di venerdì 12 agosto, Tremonti ha parlato alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, riunite insieme, Berlusconi ha ricevuto Draghi (suo nuovo alleato contro il ministro dell’Economia) e Napolitano ha proceduto a una serie di consultazioni con le forze politiche – governo, opposizioni, presidenti delle Camere – simile a quelle messe in atto durante le crisi di governo.
Il punto chiave della settimana è però quello della manovra varata la sera di venerdì 12 agosto dal consiglio dei ministri e che ci accingiamo a illustrare. Salvo avvertire che l’asse Bossi-sindacati-Sacconi ha impedito finora un intervento ficcante sulle pensioni, Berlusconi ha detto no a qualunque patrimoniale e Tremonti ha messo il veto sull’aumento dell’Iva (uno o due punti), che sarebbe piaciuto al premier ma è stato avversato anche dai commercianti.

Contributo di solidarietà Colpirà i dipendenti pubblici e privati che guadagnano più di 90 mila euro l’anno lordi. La fascia tra 90 mila e 150 mila euro dovrà versare allo Stato il 5% della quota eccedente i 90 mila euro. La fascia che sta sopra i 150 mila euro dovrà versare il 10 per cento della quota eccedente i 150 mila euro. In pratica chi guadagna centomila euro l’anno pagherà 500 euro, chi ne guadagna trecentomila 18.000. Questa tassa (è in definitiva una piccola patrimoniale) resterà in vigore due anni e sarà però deducibile dall’Irpef. I lavoratori autonomi – in base alla bozza entrata in consiglio dei ministri e quindi ampiamente modificabile – dovrebbero subire un aumento dell’aliquota Irpef a partire dall’attuale 41 per cento.

Carte di credito Le transazioni superiori a 2.500 euro dovranno eseguirsi con carta di credito (si allude a questo con la parola “tracciabilità”), quelle sottoposte a Iva saranno comunicate per via telematica all’Agenzia delle Entrate. È interessante notare che una norma simile – ma a livello di cinquemila euro – era stata introdotta da Visco, ministro di Prodi, e subito cancellata da Tremonti all’indomani del suo insediamento. Altri provvedimenti contro l’evasione fiscale: saranno rimodulati per l’ennesima volta gli studi di settore, saranno sanzionati con più forza gli autonomi e i commercianti che non emettono fattura o non rilasciano scontrini (si parla qui di colpire fino al punto di sospendere l’attività del soggetto).

Lavoro Tremonti ha rivelato che la Bce, nella sua lettera firmata Draghi-Trichet (vedi il numero scorso), aveva chiesto di rendere il nostro mercato del lavoro flessibile, arrivando fino al punto di facilitare i licenziamenti. Altro suggerimento: tagliare gli stipendi degli statali (gli statali tra il 2001 e il 2009 hanno spuntato aumenti di stipendio del 30%, contro una diminuzione, per esempio, degli stipendi tedeschi del 6%). Il governo invece ha lasciato stare gli stipendi, ma ha previsto una sanzione per i dirigenti pubblici che non realizzeranno i risparmi previsti: potrebbero non incassare la tredicesima. Altro provvedimento: le tre feste civili nazionali – 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno – saranno celebrate nella domenica successiva, in modo da aumentare la produttività e far risparmiare i soldi dei festivi agli imprenditori. Il terzo provvedimento mette al riparo la Fiat dai ricorsi in tribunale della Fiom. E il quarto dà ragione a Marchionne sul piano politico: il governo incentiverà i contratti aziendali e la legge consentirà che essi siano stipulati – essendo le parti d’accordo – in deroga ai contratti nazionali e allo Statuto dei lavoratori. È attraverso questa norma che viene in parte accolto il suggerimento della Bce di render più facili i licenziamenti. Qualche commentatore ha giudicato questo punto della manovra la pietra tombale sul celebre articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Rendite I redditi da capitale saranno tassati al 20% con l’eccezione dei titoli di Stato, che continueranno a pagare il 12,5. Purché non siano venduti prima della scadenza però, nel qual caso pagheranno anche loro il 20. Scende dal 27 al 20 l’aliquota sui depositi bancari e postali. Restano due misteri: come saranno tassati i pronti contro termine, che hanno al sottostante titoli pubblici? Le nuove regole si applicano ai nuovi acquisti o valgono già per le situazioni in essere? Per saperlo bisognerà aspettare il decreto.

Liberalizzazioni Non saranno messe sul mercato, né in tutto né in parte, Eni, Enel, Ferrovie dello Stato, Poste. Verranno invece privatizzati, con gare, i servizi locali con valore economico superiore ai 900 mila euro (a parte l’acqua, bloccata dal referendum). Tempo massimo per le liberalizzazioni: il 31 marzo 2012. Non si potranno avere nello stesso momento cariche politiche e incarichi di amministratore nelle predette società. Niente liberalizzazioni delle professioni, almeno per quelle in cui è previsto l’esame di stato. Quindi gli ordini di medici, avvocati, notai, architetti, ingegneri, giornalisti sono salvi.

Poltrone La manovra chiede agli Enti locali (Regioni, Province, Comuni) sei miliardi di tagli nel 2012 e 3,5 nel 2013. Colpite soprattutto le Regioni a statuto speciale, che dovranno rinunciare a due miliardi. Le altre Regioni si sacrificheranno per un miliardo e sei, i Comuni per un miliardo e sette, le Province per 700 milioni. Ma le Province saranno ridotte di un terzo: è prevista infatti la soppressione di tutte quelle con meno di 300 mila abitanti, e tra queste ci sono nomi illustri: Aosta (abolire la Regione?), Asti, Benevento, Gorizia, Grosseto, La Spezia, Massa Carrara, Matera (in Basilicata la provincia di Potenza e la Regione a questo punto coincidono…), Nuoro, Piacenza, Rieti, Siena, Trieste, Vercelli. Soppressi anche i comuni con meno di mille abitanti (sono 1.500). Secondo i primi calcoli il taglio riguarderebbe 54 mila poltrone. Per il personale si applicherebbe il blocco del turn-over. Per dare respiro agli Enti locali si anticiperà l’Imu, l’Imposta Unica Comunale che accorpa l’Ici, l’addizionale Irpef e l’imposta sui rifiuti.

Pensioni Benché questo sia il settore dal quale possono venire i risparmi più sicuri, l’asse sindacati-Bossi-Sacconi ha impedito interventi troppo ficcanti. Ci si limita ad anticipare al 2015 l’inizio della progressione che manderà in pensione a 65 anni anche le dipendenti del settore privato, e ad aprire la cosiddetta “finestra mobile” anche ai lavoratori della scuola, iniziativa che li manderà in pensione circa un anno dopo.

Costi standard Il federalismo fiscale li prevede per gli Enti locali. Saranno applicati dal 2012 anche ai ministeri, con un beneficio per i conti pubblici di sei miliardi. “Costo standard” in due parole significa che la Ragioneria dello Stato fisserà i tetti di spesa e ai ministeri sarà impedito di superarli. Nessuna misura è stata presa sulla Sanità (ci sono già i ticket da 10 e 25 euro decisi a luglio), ma sono stati tagliati i fondi per le aree sottosviluppate, per la banda larga e quelli destinati a prevenire i rischi del dissesto idrogeologico. Nessun taglio all’edilizia scolastica e carceraria.

Reazioni Gli Enti locali sono naturalmente in rivolta: il governo ha promesso di tenere un tavolo aperto durante la conversione in legge del decreto. La Camusso (segretario della Cgil) ha preannunciato uno sciopero generale. Bersani ha giudicato la manovra «iniqua e a carico dei ceti popolari e medi», Casini – a bassa voce, ma in modo da farsi sentire – ha dato dello “scemo” a Tremonti, Di Pietro, continuando a bombardare dal suo blog, ha però lasciato dire al suo partito che nella manovra ci sono “luci e ombre”. Alla fine l’opposizione non farà ostruzionismo, e pur votando contro lascerà che la manovra arrivi in porto.