Maurizio Ferraris, la Repubblica 13/8/2011, 13 agosto 2011
SEI DI FACEBOOK O DI TWITTER?
Da una parte c´è l´esibizione di sé, la ricerca di legami e amicizie, il desiderio di chiacchiera. Dall´altra la brevità, la voglia di informare e essere informati in tempo reale. La scelta di usare un social network non è dettata dalla moda o dal caso ma rivela una filosofia di vita: uno è l´emozione e l´altro la ragione. Ma oggi accanto ai due colossi che si dividono la rete se ne affaccia un terzo, Google+, che promette di far vivere insieme i due mondi. La tecnologia non è aberrazione, ma rivelazione: mostra all´umanità come è fatta. Aristotele ha detto che l´uomo è un animale politico, e le tecnologie degli ultimi trent´anni hanno realizzato un gigantesco sviluppo delle relazioni umane nei social network. Insegnandoci che attraverso lo scambio di scritture e di registrazioni, di brevi commenti o anche solo di immagini, si possono creare quelle che propongo di chiamare "comunità documentali", che condividono siti e non luoghi.
Ma le rivelazioni non finiscono qui. Da Hobbes a Schmitt l´essenza del politico è stata vista nel conflitto, e le relazioni tra i social network (oltre che, spesso, al loro interno) sono eminentemente conflittuali. In questa chiave è paradigmatica la lotta che da anni oppone Twitter e Facebook, non semplice questione estetica o economica, ma vero e proprio confronto da due filosofie, o ancora meglio mitologie, diverse. E proprio come negli dei della mitologia, si manifestano le potenze essenziali dell´essere umano.
La prima potenza, rappresentata in modo esemplare da Facebook, è l´empatia, il trasmettere stati d´animo, come Vasco Rossi che pochi giorni ha scelto Facebook per rivelare ai fan la propria depressione. Su questa socialità si scatena spesso una retorica moralistica. Per esempio, l´esperto di media Nicholas Carr (e poi più estesamente la psicoanalista e sociologa dell´Mit Sherry Turkle) ha scritto che il paradosso di queste comunità "puramente simboliche" (come se ce ne fossero di non simboliche) consiste nell´usare il narcisismo come collante per una comunità. a piuttosto che condannare un narcisismo che non è certo un monopolio dei social network secondo me è importante considerare che c´è una autentica ironia nel fatto che Facebook, pur offrendo, almeno nominalmente, una fratellanza universale, un continuo scambio di amicizie, l´ossessione (questa, sì, passabilmente insincera) della "condivisione" manifesti al contrario proprio l´essenza conflittuale del politico. A cominciare dall´alternativa amico/nemico che è, tipicamente, l´opzione fondamentale di Facebook e delle sue "offerte di amicizia". In questo quadro intimamente politico, Facebook, come il blog di cui è la versione tecnicamente semplificata, può essere adoperato sia come puro flusso di coscienza (o di incoscienza), ed è l´uso prevalente, sia come un deposito a cui affidare una immagine molto meditata e mediata di sé. È una vetrina in cui ogni dire è fare, nel senso che quello che viene postato resta lì, e può pesare come un macigno, condizionando per esempio l´avvenire lavorativo degli incauti postatori (visto che le aziende ovviamente vanno a guardare i profili). Se spesso gli utenti tendono a dimenticare questa circostanza è proprio per la estrema semplicità di funzionamento di Facebook. Anche questa non è una novità. Da sempre la tecnica ha cercato la propria perfezione nel divenire qualcosa di così semplice e diafano da risultare impercettibile, come una seconda natura. Solo che trattandosi di tecnologie che danno informazioni su di noi gli esiti possono essere disastrosi, come sanno bene coloro che hanno rivelato verità compromettenti al telefonino, un medium che (diversamente dai vecchi imponenti telefoni con il filo, la spina, la massa pesante di plastica scura) tende a sparire. E come potrà accadere a chi dimenticasse di avere inserito Foursquare, l´application che rende pubblica la localizzazione di dove si trova in ogni momento della sua vita.
La seconda potenza, rappresentata da Twitter, è il riferimento al mondo esterno e alla ragione. Twitter infatti dà il suo meglio nel ridistribuire e filtrare l´informazione, perché diversamente che nei prolississimi blog i testi pubblicati su Twitter non possono essere più lunghi di 140 caratteri. Inoltre, rispetto a Facebook, punta di più su quello che vogliamo sapere del mondo piuttosto che su quello che vogliamo far sapere al mondo: il suo sottotitolo è "Segui i tuoi interessi", siano essi una mostra di architettura, un esperto di gastronomia o (succede anche questo) Stacy Kleiber che ci dice come va con George Clooney.
Perciò da qualche anno la prima comunicazione passa attraverso Twitter, che precede non solo le agenzie di stampa, ma gli organismi statali, le grandi macchine del potere (di qui, appunto, la sua potenzialità politica antagonistica, come si è visto in Nord Africa la primavera scorsa). Ma c´è un altro grande vantaggio di Twitter rispetto a Facebook. Twitter permette relazioni asimmetriche. Con Facebook, lo abbiamo visto, hai solo due possibilità: amico o non amico. Con Twitter invece le possibilità diventano quattro: essere seguito senza seguire, seguire senza essere seguito, seguirsi a vicenda (amici), non seguirsi. Perché la reciprocità è un peso spesso insostenibile, ne sa qualcosa il musicista John Mayer, che ha perso la fidanzata Jennifer Aniston esasperata dal fatto che seguisse su Twitter 20 persone, ma che può consolarsi pensando di non dover praticare reciprocità di sorta con le 422.877 persone che lo seguono. Senza trascurare poi il fatto che spesso i social network sortiscono risultati diametralmente opposti a quelli che hanno avuto su Mayer: l´antropologa inglese Stefana Broadbent ha sostenuto che più che allargare la cerchia delle nostre conoscenze i social network possono rafforzare le nostre relazioni intime, come banalmente si capisce osservando un tassista che non parla più con noi, ma a casa. D´altra parte, secondo un´indagine Nielsen, l´uso dei social network è ora l´attività più popolare che si fa online (sì, più di mandare email, fare ricerche o giocare ai videogame). Un´ascesa rapidissima: nel 2010 ci si è collegati ai social network il 66% di volte in più rispetto al 2009. In più ora servizi come Knout o PeerIndex assegnano punteggi agli utenti per valutare la quantità delle loro relazioni e la loro influenza sulla Rete. Mentre siti come Ping.fm, Only Wire e Hellotxt aiutano gli internauti a gestire più social network insieme, postando contemporaneamente gli stessi contenuti su più piattaforme. In questo modo, per esempio, chi usa Twitter, si troverà in automatico i link ai nuovi tweet sui propri profili Facebook o LinkedIn.
E questo ci permette di introdurre un terzo passaggio. Perché Facebook è l´emozione e Twitter la ragione, un po´ come Brahma è la creazione e Visnu la distruzione. Non resta che Shiva, la conservazione, ed è proprio quello che si fa avanti come la potenza superiore, Sua Maestà l´Archivio. Google+, il nuovo social network lanciato il 28 giugno scorso, nel giro di un mese ha raggiunto, con una progressione impressionante, i 20 milioni di utenti. Ufficialmente, si presenta come il progetto di «condividere sul Web come nella vita reale». A parte l´immancabile retorica della condivisione e l´assunto problematico per cui quello che avviene sul web non è vita reale (che lo sia, e realissima, lo sa meglio di chiunque altro il deputato Anthony Weiner, che si è dimesso dopo le sue esibizioni in mutande), Google+ trae la propria potenza dall´avere alle spalle il più grande motore di ricerca del mondo, che – leggiamo nella presentazione – «cerca i video e gli articoli che pensa possano piacerti, così durante il tempo libero avrai sempre qualcosa da guardare, da leggere o da condividere». Durante il tempo libero? Come ogni gigante, l´archivio minimizza il proprio potere. Perché in effetti con le funzioni offerte da Google+ c´è quanto basta per scatenare una guerra mondiale.