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 2011  agosto 13 Sabato calendario

«SONO SEMPRE STATA UN MASCHIACCIO»

Dal Gattopardo al «Pardo d’oro alla Carriera »: il sorriso luminoso di Claudia Cardinale ha sconfitto il passare del tempo. Oltre 90 film in 55 anni davanti alla cinepresa per Claudia Cardinale, 73 anni, definita dal direttore artistico del Festival del Film di Locarno, Olivier Père, «Il volto femminile più bello mai apparso sul grande schermo », ieri sera, sul palco all’aperto di Piazza Grande, applaudita dagli ottomila di Piazza Grande. Claudia, davvero, si sente la più bella del reame? «I complimenti fanno sempre piacere, anche quando sono esagerati. Personalmente, mi sono sempre sentita un maschiaccio. Da ragazzina, facevo a botte con i maschi per dimostrare che le donne sono più forti.Mio padre era ingegnere tecnico, lavorava per le ferroviemail suo principale problema ero io perché salivo sempre sui treni in corsa: ero una pazza, volevo dimostrare che se si vuole si può fare qualunque cosa ». Per festeggiarla, in Piazza Grande, hanno proiettato la copia restaurata di «8 e mezzo», il suo unico film con Federico Fellini. «Fellini mi aveva voluto per fare dispetto a Luchino Visconti con cui ho girato 4 film. Quei due si odiavano. Girai 8 e mezzo quasi contemporaneamente al Gattopardo e ricordo che ero costretta a tingermi continuamente i capelli, perché uno mi voleva bionda e l’altro bruna. Fellini fu il primo a farmi recitare con la mia voce: fino ad allora ero stata doppiata». Come si comportavano sul set Visconti e Fellini? «In maniera completamente opposta l’uno all’altro. Tanto era preciso e intransigente Visconti, quanto confusionario e imprevedibile Fellini: erano due estremi. Visconti sul set pretendeva silenzio assoluto, gli attori dovevano aspettare il loro turno, seduti e disciplinati, nessuno poteva parlare, i produttori non erano ammessi e persino il minimo gesto di un dito era meticolosamente studiato e ristudiato: Visconti era uno straordinario direttore d’orchestra. Sul set di Fellini, invece, era tutto improvvisato, il copione non esisteva e ognuno aspettava il suo turno al telefono, chiacchierando con gli altri o facendo quello che gli pareva. Da quella ingovernabile confusione, poi, nasceva il film: Fellini era magico». È vero che Visconti le parlava solamente in francese? «Sì. Io ero di famiglia siciliana, ma ero cresciuta in Tunisia e quasi non parlavo l’italiano. Il mio primo film in Italia, I soliti ignoti, lo girai col grande Mario Monicelli, e non capivo una parola di quello che mi dicevano. Perciò Visconti si rivolgeva a me in francese. E fu un’abitudine che gli rimase anche dopo che avevo imparato a parlare italiano». E di Sergio Leone che ricordo ha? «Leone era stupendo. In C’era una vola il West ero l’unica donna, circondata da tipaccicomeHenry Fonda, Charles Bronson, Jason Robards. Per me fu una sfida, volevo provare che potevo essere più forte degli uomini. Sergio Leone prima di girare il film aveva già scelto la musica di Ennio Morricone. Era l’unico regista che faceva precedere le riprese dalla musica del film. Sul set prima partiva quel crescendo meraviglioso e, poi, lui dava il ciak: ascoltare quella musica ci dava una carica in più». Spesso, ha fatto coppia con Mastroianni: è stato un buon partner? «Conlui oltre ai Soliti Ignoti,ho girato Il bell’Antonio, di Bolognini, un film che raccontava di un siciliano impotente e che fece assai scandalo. Poi, abbiamo girato La Pelle, della Cavani. Che dire: Marcello era il latin-lovere…nonvoglio aggiungere altro». Aparte Alain Delon, suo mitico fidanzatonel «Gattopardo»,conqualiattori stranieri si è trovata meglio? «Forse con Burt Lancaster con il quale ho girato 3 film, tra Italia e Stati Uniti. In particolare, adoravo Jason Robards. All’inizio, era lui il miopartner in Fitzcarraldo, di Werner Herzog. Girammo il film n e l l a f o r e s t a dell’Amazzonia, in condizioni incredibili, per cui tra realtà e finzione non c’erano più margini: eravamoin balia della natura violenta. Per me, fu la più bella avventura della mia vita. Ma per Jason fu insopportabile. Un giorno lo trovammo in cima a un albero che gridava: “Voglio una New York steak (la famosa bistecca della città della Mela)”. Lo fecero scendere e lo sostituirono con un tipo ancora più pazzo, Klaus Kinski: era unnarcisista, sul set voleva sempre guardarsi allo specchio. Non lo sopportavo e me ne scappai, lontano, in un castello. Quando ritornai sul set, gli specchi non comparvero più». Oltre al «Gattopardo» ha girato ancheunfilm del ciclo«LaPanteraRosa »...edè stata la figlia di JohnWayne in «Circus World». «Blake Edwards, il regista de La Pantera Rosa, era pazzo scatenato: girava le scene a testa in giù e con i piedi in aria. In quel film ero una principessa indiana e, prima di girare, venivo torturata al trucco dove mi tiravano gli occhi. Sul set conobbi David Niven che mi disse: “Assieme agli spaghetti, sei la più bella invenzione degli italiani”. Wayne, invece, rimase colpito dal mio coraggio, perché giravo senza controfigure le scene più pericolose: “Tu sei un uomo”, mi ripeteva ». L’esperienza più toccante? «L’addio di Valerio Zurlini. Fu lui a darmi il mio primo ruolo importante ne La Ragazza con la Valigia. Mi invitò a pranzo a casa sua, che era completamente svuotata: mangiammo su una scatola di cartone. “Ti voglio bene”, mi disse. Due giorni dopo si suicidò». Come giudica il cinema italiano di oggi? «Vivo a Parigi e lì arrivano solo Nanni Moretti e i film americani. Il Cinema italiano non si vede. Con Pasquale Squitieri ho girato Father, il mio ultimo film. Il prossimo lo girerò con Trueba, accanto a Jean Rochefort, a settembre, in Costa Azzurra». Come si oppone al tempo che passa? «Non si può fermare il tempo. Per quantomi riguarda, niente lifting: lo detesto. L’importante è restare attiva, andare avanti, non fermarsi mai».